Jeff Tweedy: 'Il disco più semplice dei Wilco'

Jeff Tweedy: 'Il disco più semplice dei Wilco'
Jeff Tweedy sta bene. E’ a casa, a Chicago, per una breve pausa prima della ripresa del tour infinito dei Wilco, e la sua band sta per pubblicare un disco che è un mezzo capolavoro, come d’altra parte tutte le cose che ha prodotto negli ultimi anni. Rockol lo raggiunge al telefono, per parlare di “Sky blue sky”, primo album di studio in tre anni, da “A ghost is born” (2004) e a due dal live “Kicking television”.

Si dice che il leader della band sia una persona tormentata e un po’ scostante, e la sua storia recente (il ricovero del 2004 per disintossicarsi dagli antidolorifici assunti per il costante mal di testa) sembra sostenere questa ipotesi.

La sua voce arriva netta, e il tono è disteso, cordiale, anche se di certo Jeff non è un chiacchierone, e se ne scusa. La serenità è evidente nelle sue parole, e in parte nella musica di “Sky blue sky”: “E' stato il nostro disco più facile”, spiega. “Per la prima volta i Wilco fanno due dischi con la stessa formazione. E' una cosa nuova e io personalmente mi sento più a mio agio con questi musicisti di quanto mi sia mai sentito con altri, ed andiamo pure d’amore e d’accordo con la nostra etichetta: non si fanno mai vedere né sentire, ed è la cosa migliore”. La mente corre all’altrettanto tormentata storia della band, soprattutto a quella arcinota del capolavoro (intero, quello) “Yankee hotel foxtrot”: rifiutato dalla Warner perché troppo sperimentale, messo in Rete dalla band; poi un nuovo contratto e il successo (di nicchia, ma sempre successo). In mezzo litigi con vecchi compagni come Jay Bennett, e cambi di line-up. Quella che poteva essere la fine dei Wilco è stata una nuova partenza, e da lì la band non si è più fermata.


Nell’immaginario rock i dischi tormentati, prodotti con sofferenza, sono quelli più belli. Ma “Sky blue sky” è l’eccezione che conferma la regola. Canzoni forse più pulite e dirette che in passato, ma con il marchio di fabbrica della band, inaspettate deviazioni sonore, frutto di improvvisazioni sul palco e in studio, come la bellissima coda chitarristica di “Impossibile Germany”: “Per questo disco abbiamo scelto di lavorare molto tutti insieme, in studio. Io scrivevo di fronte alla band, loro aggiungevano arrangiamenti, io mi portavo a casa il materiale, completando i testi”, racconta Tweedy. “I Wilco sono una band collaborativa, lo sempre stati, ma questa volta ha funzionato davvero. Non avevo nessuna idea in particolare sulle canzoni, abbiamo semplicemente suonato molto assieme, scambiandoci idee”.
Dal punto di vista dei testi, ci sono canzoni molto intimiste, quasi disperate, come “Hate it here”, che parla di un uomo abbandonato a se stesso dopo la fine di una relazione. “Faccio fatica a trovare un filo conduttore tra le canzoni”, spiega Tweedy “Mi sembra un disco più coerente, che parla soprattutto del cercare di essere accettati dagli altri. Certo, non mi aiuterebbe molto pensare a come la gente legge le mie canzoni, come se fossero racconti personali. Non cambierebbe molto neanche se cantassi in terza persona al posto che in prima, perché c'è sempre la mia voce...”.

Come da tradizione per i Wilco, il disco è trapelato in Rete con un paio di mesi sull’uscita commerciale. La band sembra quasi incitare questi fenomeni, convinta che Internet non debba fare paura alla musica (“noi vogliamo che più gente possibile ascolti la nostra musica, quindi ci fa piacere che il disco sia fuori anche prima.”, dice Tweedy). E già da tempo sui siti dei fan si leggono le prime reazioni, in parte contrastanti. Qualcuno parla di “Sky blue sky” come del “disco soul dei Wilco”: “Faccio fatica a leggerlo in questo modo, però certamente ci abbiamo messo molta anima”, commenta ridendo Tweedy, che poi aggiunge. “Non riesco neanche a rispondere alle opinioni dei fan. Credo che i Wilco abbiano un seguito con molte idee su come un nostro disco dovrebbe suonare, e questo è buffo, perché noi non ce l'avevamo in questo caso....”.
E’ tempo di salutarsi. Tweedy si scusa: “Faccio fatica a parlare della mia musica, e lo faccio ancora di più in questo periodo”, dice. Tra poco la band partirà per il tour europeo, anche se in Italia arriverà solo a Luglio (il 17, all’interno dello Spaziale Festival). “Spero che di non essere sempre in tour il prossimo anno”, conclude Tweedy. “Certo avremo molto da fare, ma ci siamo già messi da parte del tempo il prossimo inverno per andare in studio e lavorare al prossimo disco. Ci abbiamo messo tre anni a fare un nuovo album, un po' troppo, non credete?”
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