Sanremo: primi segnali di vita dalla sala stampa

Sanremo: primi segnali di vita dalla sala stampa
La risistemazione della sala stampa dell’Ariston, tradizionale carcere dei giornalisti accreditati al Festival, ha dato esiti confortanti. Una disposizione dei tavoli sufficientemente razionale, sedie abbastanza confortevoli e - soprattutto, e finalmente - un megaschermo di buona qualità, che ci permetterà, da questa sera, di assistere al Festival televisivo in condizioni di buona visibilità.
Certo, in cambio bisogna dare qualcosa: bisogna firmare la liberatoria per la televisione, perché il Dopofestival di Piero Chiambretti utilizzerà la sala stampa come set. In sostanza, per accedere a lavorare in sala stampa è obbligatorio rinunciare al proprio diritto di non comparire in televisione, se non lo si desidera.
Ma siccome qui dentro ci stanno i giornalisti, e siccome i giornalisti sono enormemente ansiosi di apparire sempre e comunque, non risulta al momento che nessuno abbia protestato. Uno degli autori del Dopofestival ci ha spiegato che Chiambretti è amabilmente intenzionato a prendere per il culo i giornalisti, usandoli come comparse, caratteristi, buffi della Commedia dell’Arte. Una galleria di mostri, dunque: ed è certo che il casting di Chiambretti non sarà difficoltoso.
Mentre scrivo è in corso la conferenza stampa dell’Organizzazione, che come al solito è un magnifico esempio di quanto ho appena scritto: giornalisti che vogliono essere protagonisti, che affettano grande familiarità con “Pippo”, che inseguono con pervicacia il ruolo di seriosi provocatori; che cercano di tenere la parola il più a lungo possibile, fisiologicamente e costituzionalmente incapaci di porre domande in maniera sintetica, sempre proclivi a far precedere ogni interrogativo (quando ne hanno uno da porre: il che sempre non è) da una prefazione, da una prolusione, da un cappello...
Insomma, è cambiata (un po’, e in meglio) la cornice; il quadro è sempre lo stesso.
Anche il teatrino dei personaggi seduti dietro al tavolo e muniti di microfono non offre novità: politici imbarazzati, esperti di demoscopia che allineano cifre, funzionari televisivi già nervosi in attesa del primo responso dell’audience.
Due le sicurezze: Tonino Manzi, cerimoniere garbato e al contempo di mano ferma, e Pippo Baudo. Che - lo dico qui ma l’ho scritto più di una volta anche in passato - è il più bravo di tutti. E’ una presenza autorevole, credibile, informata dei fatti; a volte assume un’espressione di paziente rassegnazione, mitigata dal sorriso di chi ne ha già viste tante.
E adesso, avanti. Passerà anche questo, di Festival...
(fz)
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