Credits: Gianni Sibilla
La risistemazione della sala stampa dell’Ariston, tradizionale carcere dei giornalisti accreditati al Festival, ha dato esiti confortanti. Una disposizione dei tavoli sufficientemente razionale, sedie abbastanza confortevoli e - soprattutto, e finalmente - un megaschermo di buona qualità, che ci permetterà, da questa sera, di assistere al Festival televisivo in condizioni di buona visibilità.
Certo, in cambio bisogna dare qualcosa: bisogna firmare la liberatoria per la televisione, perché il Dopofestival di Piero Chiambretti utilizzerà la sala stampa come set. In sostanza, per accedere a lavorare in sala stampa è obbligatorio rinunciare al proprio diritto di non comparire in televisione, se non lo si desidera.
Ma siccome qui dentro ci stanno i giornalisti, e siccome i giornalisti sono enormemente ansiosi di apparire sempre e comunque, non risulta al momento che nessuno abbia protestato. Uno degli autori del Dopofestival ci ha spiegato che Chiambretti è amabilmente intenzionato a prendere per il culo i giornalisti, usandoli come comparse, caratteristi, buffi della Commedia dell’Arte. Una galleria di mostri, dunque: ed è certo che il casting di Chiambretti non sarà difficoltoso.
Mentre scrivo è in corso la conferenza stampa dell’Organizzazione, che come al solito è un magnifico esempio di quanto ho appena scritto: giornalisti che vogliono essere protagonisti, che affettano grande familiarità con “Pippo”, che inseguono con pervicacia il ruolo di seriosi provocatori; che cercano di tenere la parola il più a lungo possibile, fisiologicamente e costituzionalmente incapaci di porre domande in maniera sintetica, sempre proclivi a far precedere ogni interrogativo (quando ne hanno uno da porre: il che sempre non è) da una prefazione, da una prolusione, da un cappello...
Insomma, è cambiata (un po’, e in meglio) la cornice; il quadro è sempre lo stesso.
Anche il teatrino dei personaggi seduti dietro al tavolo e muniti di microfono non offre novità: politici imbarazzati, esperti di demoscopia che allineano cifre, funzionari televisivi già nervosi in attesa del primo responso dell’audience.
Due le sicurezze: Tonino Manzi, cerimoniere garbato e al contempo di mano ferma, e Pippo Baudo. Che - lo dico qui ma l’ho scritto più di una volta anche in passato - è il più bravo di tutti. E’ una presenza autorevole, credibile, informata dei fatti; a volte assume un’espressione di paziente rassegnazione, mitigata dal sorriso di chi ne ha già viste tante.
E adesso, avanti. Passerà anche questo, di Festival...
(fz)
Certo, in cambio bisogna dare qualcosa: bisogna firmare la liberatoria per la televisione, perché il Dopofestival di Piero Chiambretti utilizzerà la sala stampa come set. In sostanza, per accedere a lavorare in sala stampa è obbligatorio rinunciare al proprio diritto di non comparire in televisione, se non lo si desidera.
Ma siccome qui dentro ci stanno i giornalisti, e siccome i giornalisti sono enormemente ansiosi di apparire sempre e comunque, non risulta al momento che nessuno abbia protestato. Uno degli autori del Dopofestival ci ha spiegato che Chiambretti è amabilmente intenzionato a prendere per il culo i giornalisti, usandoli come comparse, caratteristi, buffi della Commedia dell’Arte. Una galleria di mostri, dunque: ed è certo che il casting di Chiambretti non sarà difficoltoso.
Mentre scrivo è in corso la conferenza stampa dell’Organizzazione, che come al solito è un magnifico esempio di quanto ho appena scritto: giornalisti che vogliono essere protagonisti, che affettano grande familiarità con “Pippo”, che inseguono con pervicacia il ruolo di seriosi provocatori; che cercano di tenere la parola il più a lungo possibile, fisiologicamente e costituzionalmente incapaci di porre domande in maniera sintetica, sempre proclivi a far precedere ogni interrogativo (quando ne hanno uno da porre: il che sempre non è) da una prefazione, da una prolusione, da un cappello...
Insomma, è cambiata (un po’, e in meglio) la cornice; il quadro è sempre lo stesso.
Anche il teatrino dei personaggi seduti dietro al tavolo e muniti di microfono non offre novità: politici imbarazzati, esperti di demoscopia che allineano cifre, funzionari televisivi già nervosi in attesa del primo responso dell’audience.
Due le sicurezze: Tonino Manzi, cerimoniere garbato e al contempo di mano ferma, e Pippo Baudo. Che - lo dico qui ma l’ho scritto più di una volta anche in passato - è il più bravo di tutti. E’ una presenza autorevole, credibile, informata dei fatti; a volte assume un’espressione di paziente rassegnazione, mitigata dal sorriso di chi ne ha già viste tante.
E adesso, avanti. Passerà anche questo, di Festival...
(fz)
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