E’ successo nel 2006: 4 ottobre

E’ successo nel 2006: 4 ottobre
Gianmaria Testa, 'Da questa parte del mare': 'Quando gli immigrati eravamo noi' (4 ottobre 2006)

La sua storia, forse l'avrete sentita tempo fa, è di quelle perfette per i media: Gianmaria Testa, capostazione in quel di Cuneo, incide il primo disco a 36 anni, si fa conoscere in Francia prima che in Italia, e dopo qualche anno finisce per fare il tutto esaurito all'Olympia di Parigi. Infatti finì in prima pagina sui quotidiani, e protagonista di una puntata de “Il fatto” di Enzo Biagi. Era il 1997, e Gianmaria, per l'Italia, è rimasto una bella storia da raccontare o un cantante da ascoltare, ma per pochi.
Da allora la sua vita non è cambiata di molto: si è trasferito a vivere nelle Langhe, è ancora capostazione a Cuneo, ma è in aspettativa, sia per lavorare alla musica, sia perchè è diventato papà da poco. Ha pubblicato diversi dischi, e quello più venduto in Italia è anche il più difficile: “Valzer di un giorno”, album di canzoni chitarra e voce e poesie, distribuito in edicola. Il 13 ottobre Gianmaria pubblica “Da questa parte del mare”, con il supporto della RadioFandango di Stefano Senardi (costola discografica della casa di produzione cinematografica di Domenico Procacci).
“Da questa parte del mare” è un disco tanto bello quanto complesso, per come viaggia tra la canzone popolare, il jazz, il cantautorato. E' quello che, in altri tempi, si definirebbe “concept album”, perchè racconta l'immigrazione, ma vista dal punto di vista occidentale.
“Lo spunto è di oltre 15 anni fa”, racconta Gianmaria a Rockol: "ero in vacanza in Gargano e ho visto lo sbarco di due clandestini, di cui uno solo si è salvato. Ho ruminato per anni questo episodio, e ho scritto delle canzoni, cercando di stare lontano dalla demagogia. Non pretendo di parlare per loro, ma per noi occidentali, che anni fa abbiamo fatto gli immigrati e venivamo accolti allo stesso modo”.
“Da questa parte del mare” è un disco che racconta queste odissee con un linguaggio occidentale, perchè come spiega Testa “ho principalmente due fonti: la canzone popolare e la musica americana”. E, infatti, questo disco raccoglie ospiti importanti: la direzione artistica è di Greg Cohen, storico collaboratore di Tom Waits e, in italia, di Francesco DeGregori, che ha chiamato a raccolta personaggi importanti come Bill Frisell, che si aggiungono ai connazionali come Paolo Fresu o a compagni musicisti consolidati come il chitarrista Claudio Dadone.
Riguardo alla presenza di Frisell, è stata “telematica”. “Greg Cohen mi ha proposto di coinvolgere una serie di muscisti con cui lui lavora spesso, e tra questi c'erano Marc Ribot e Bill Frisell", racconta Testa. "Gli ho chiesto di provare con quest'ultimo, perché è della mia generazione, e credo mi assomigli di più. Gli è piaciuto il mio materiale, e ha inciso le sue parti in uno studio di Seattle, mentre noi eravamo a Bologna, e le ricevevamo via internet in MP3 praticamente in diretta. Ci siamo incontrati solo dopo”.
Tra i punti di riferimento, musicale o nell'attenzione alle minoranze silenziose dei testi, Testa cita DeAndré, a cui rende omaggio in canzoni come la giocosa “Al mercato di Porta pPlazzo”, filastrocca che racconta di un parto per strada nel mercato torinese diventato quasi una kasbah. Ora lo attende un lungo periodo di impegni: concerti, all'estero, Francia e Germania, ma anche in Italia, tra il 25 ottobre e il 22 dicembre. Che sia la volta buona che in Italia anche il grande pubblico si accorga di lui?
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