Skiantos, doppio ritorno

Skiantos, doppio ritorno
"La Stampa" presenta il ritorno degli antesignani del cosiddetto "rock demenziale". «Per la rassegna estiva "Made in Bo", tornano stasera a colpire dopo un lungo silenzio gli ultimi alternativi veri, Skiantos, poi copiatissimi e surclassati ma nuovamente pronti a dar battaglia con un doppio disco d’inediti, "Doppia dose", che uscirà verso ottobre con due supposte in copertina. L’occasione di Bologna è speciale, perché sul palco - con special guest Shel Shapiro - si alterneranno e confonderanno la vecchia e la nuova formazione, entrambe coinvolte nel progetto discografico. Il sommo leader Roberto Antoni detto Freak, autore e scrittore, è intanto impegnato in "Gratis", squinternato programma di Raitre. Il gruppo che nei Settanta ha segnato un’epoca e creato un filone tiene in serbo molte cartucce: clamorose saranno le ospitate del primo disco: Shel Shapiro, Luca Carboni, Enzo Jacchetti, Nicola Arigliano, la Banda Osiris, Johnson Righeira, Patrizio Roversi e Siusy Bladi, i Gang, Michele Serra in una rielaborazione delle sue poesie comiche, Samuele Bersani; Branduardi registrerà un violino, c’è uno scat di Dalla e ha detto sì anche Vasco Rossi. (...) "Abbiamo ricominciato con il produttore Oderso Rubini, che stava dietro tutta la Bologna alternativa dei nostri primi tempi: l’ho riscoperto bravo. Il secondo disco è gestito dagli Skiantos storici, dal ’75 all’80. Con loro s’è scatenata una creatività dilagante, ci siamo divertiti come ai vecchi tempi. (...) Negli ’80 si era allargata la tematica del Professionismo, e chi ha deciso di continuare, ha dovuto farci i conti. Quando siamo nati per coincidenza involontaria con il punk, ci chiamavano punk ma noi abbiamo sempre smentito: quello era nihilismo, noi usavamo l’ironia. Eravamo figli del movimento studentesco, non sapevamo suonare ma pensavamo che chiunque volesse potesse farlo. Così ci han detto che eravamo provocatori puri, che eravamo divertenti ma poco credibili; poi nei ’90 è venuto fuori che eravamo preparati ma non più divertenti. Morale: ho scoperto sulla nostra pelle che il pubblico va mandato a stendere, e devi fare il tuo viaggio. Chi vuole ti segue, chi non vuole sentirà Elio e le Storie Tese, dicendo che sono professionalmente ineccepibili. Il pubblico medio rimane sempre affascinato dalla perizia tecnica"».
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