Compay Segundo a Milano: 92 anni tra sigari, rhum e applausi

Non c'è niente da fare: le conferenze stampa di Compay Segundo iniziano sempre con le migliori intenzioni e finiscono per trasformarsi in uno show dell'arzillo enertainer cubano. Nato a Siboney, nella parte orientale dell'isola, classe 1907, Compay - vero nome Francisco Repilado - ha fatto la storia della musica cubana militando nel quarteto Matamoros e ancor di più nel duo Los Compadres, prima di intraprendere una propria carriera come solista. Oggi, a 92 anni, pubblica un album intitolato "Calle salud", dal nome della via situata nel quartiere di Centro Habana in cui vive: «credo che adesso saranno costretti a restaurarla, e ad abbellirla con piante e fiori, visto che parecchia gente andrà a visitarla», dice Compay, consapevole che il clamoroso successo ottenuto all'estero sia con il progetto Buena Vista Social Club (film + compact) che in proprio (sono già tre gli album suoi usciti in questi ultimi anni, "Yo vengo aquì", "Lo mejor de la vida" e ora "Calle salud") si sia soltanto minimamente riflesso in patria. «E' merito vostro se ora sono un po' più famoso», dice ai giornalisti, «se ho ricevuto diverse onorificenze, perché voi e io abbiamo una cosa in comune: comunichiamo con la gente». Sigaro Montecristo in una mano, rhum supponiamo cubano (dal profumo e dal colore si sarebbe detto proprio di sì) versato in un bicchiere da brandy, Compay - che si esibirà martedì 29 giugno al Festival di Villa Arconati - ha intrattenuto la platea giocando d'anticipo, cioè senza aspettare domande, e ha rinverdito i tempi degli anni '20, '30 e '50, periodi di grande fascino per la storia della musica cubana. Meno ferrato su domande a sfondo politico («Cosa ricordi degli anni '50 in cui l'Avana era in mano ai gangster americani?», «Cosa ricordi della rivoluzione?»), Compay ha ricordato a tutti di essere soltanto un musicista e di non avere niente da dire dal punto di vista politico, fatto salvo di essere informato dalla lettura dei giornali (che a Cuba equivale alla possibilità di leggere il "Grama", giornale di partito e di governo, unico quotidiano diffuso sull'isola e peraltro ultimamente di difficile circolazione per la scarsità di carta da stampa). Difende la linea governativa relativa ai privilegi concessi agli stranieri («Se la nostra grande ricchezza è il turismo, dobbiamo trattare bene i turisti, altrimenti loro se ne andranno e nessuno verrà più a Cuba. E invece ho letto sul giornale di gente che va a mettere bombe negli alberghi», dice, citando l'attentato che un paio di anni fa costò la vita proprio a un cittadino italiano), ma preferisce parlare di musica, della sua musica che con orgoglio considera «un insieme di musica classica e di strada, perché io ho imparato a suonare all'angolo dei marciapiedi, ma poi ho studiato anche gli spartiti classici e so leggere la musica. Così chi ascolterà il mio ultimo album potrà trovarci dentro il son, il cha cha cha o il bolero, ma anche tanti riferimenti alla musica classica». Tra le tardive domande dei presenti, conquistati e resi silenziosi dal fascino del personaggio, c'è chi chiede qual'è la canzone cubana più bella: «Non posso rispondere», dice Compay, «perché ce ne sono tantissime, molte sono famose e molte altre invece, altrettanto belle, sono già state dimenticate. Credo che "Chan chan"» - il brano da lui composto nel 1987 e divenuto la sua bandiera, tanto da aprire e chiudere il film di Wim Wenders "Buena Vista Social Club" e da essere adesso ripubblicato anche su "Calle salud" - «sia ormai un brano internazionale, conosciuto anche in giappone: quando all'Avana passo davanti a una scuola c'è sempre qualche bambino che appena mi riconosce dice "Ehi, Compay..." e inizia a cantarla. Questo mi dà un'idea della sua popolarità, e del fatto che probabilmente durerà nel tempo». A proposito di "Chan chan", Compay si sofferma a raccontare il testo: «Di solito non mi piace spiegare le canzoni, perché voglio che la gente ci arrivi da sola fornendogli soltanto qualche indicazione, ma per "Chan chan" vi dirò di cosa parla: si tratta di una coppia, Juanica e Chan Chan, che lavora setacciando sabbia. Lui la tira su con la pala e la depone sul setaccio, lei la controlla e nel muovere il setaccio lascia ondeggiare tutte le sue forme, provocando in Chan Chan un rimestìo quasi doloroso dei sensi. E' per quello che dico che mentre lei muove il setaccio "a Chan Chan le daba pena"». Per il racconto di Compay parte l'ennesimo, caloroso applauso della conferenza: rhum, tabacco, musica e "mujeres", donne: cosa si potrebbe desiderare di più? E sì che Mr. Repilado ci aveva avvisato già all'inizio della conferenza stampa con la sua prima battuta: «Conosco l'Italia, ma non so niente delle italiane... » e giù a ridere!

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.