«Sappiamo che in Italia non siamo popolari quanto nel Regno Unito. Quindi siamo stati molto felici di vedere un pubblico così ricettivo, qui a Imola», dice Richard Jones, bassista degli Stereophonics. «In effetti dal vivo sappiamo di poter dimostrare che non siamo una band da un-singolo-e-sparisci. Puntiamo molto sugli album, come facevano le buone rock band di una volta. Ora comunque tenteremo la scalata più difficile: quella degli Stati Uniti, che negli ultimi anni sono completamente chiusi alla musica europea». Ma per farcela laggiù ci vogliono le ballate... «Oh, no», risponde con una smorfia il bassista. «Voglio dire, se ci viene da scrivere un pezzo lento ok, però non vogliamo diventare come quei gruppi che lo fanno praticamente per contratto».
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