Musica e stadi italiani: parla il manager degli U2

Dalle pagine milanesi del "Corriere della Sera", un articolo che ha il suo interesse anche per il resto della penisola. Mario Luzzatto Fegiz scrive di «Una situazione che di fatto rischia di tagliar fuori Milano e l'Italia dai grandi eventi. John Giddins titolare della "Solo agency" di Londra che rappresenta fra gli altri Celine Dion, David Bowie, gli U2, Phil Collins e i Rolling Stones annuncia: "Dopo la decisione di non concedere lo stadio di San Siro abbiamo deciso di cancellare l'Italia dal calendario di Celine Dion. E rinunceremo a suonare a Milano ogni volta che qualche promoter ci nominerà lo stadio di San Siro. Ci hanno fatto aspettare dei mesi prima di dire no. E' stato un comportamento indecente. Negli altri Paesi io non ho questi problemi". Negli altri stadi d'Europa come proteggono l'erba degli stadi? "Molto semplice, la coprono. Allo stadio di Wembley è una prassi abituale, costa circa 50 mila steriline (150 milioni di lire) compresi i rappezzi dove poggiano il palco e le transenne. Le persone che sono preposte a questi problemi in Italia sono degli incapaci. Trovo assolutamente pazzesco che le autorità di una città come Milano neghino ai cittadini l'opportunità di vedere i maggiori spettacoli del mondo".

"Il signor Giddins - replica Adriano Galliani, vicepresidente del Milan - dimentica che Wembley viene utilizzato solo dalla nazionale di calcio inglese non più di tre volte all'anno. In Gran Bretagna ogni club ha il suo stadio. San Siro ha due società che lo usano e fra campionato, coppe e partite varie viene utilizzato almeno 60 volte all'anno. Per far radicare l'erba, piantata in profondità con un complesso procedimento abbiamo sospeso anche le partite amichevoli. (...) Se ci imporranno di concedere l'uso del prato vorrà dire che Milan e Inter costruiranno un altro stadio". (...)
Intanto il senatore verde Fiorello Cortiana ha annunciato che in futuro il credito agli impianti sportivi (costruzione o ristrutturazione) sarà erogato solo in presenza del criterio della polifunzionalità. In parole povere niente soldi agli stadi o ai palasport che non sono in grado di ospitare musica».

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