Marracash e Gué live all’Ippodromo: la forza dell’amicizia
Nella mitologia del rap, il racconto dei traditori, dei serpenti e dei nemici, reali o immaginari che siano, ha sempre raccolto molto spazio. Anche gli amici, in realtà, sono stati fotografati in diverse canzoni rap, ma spesso con coordinate meno efficaci, più idealizzate e romantiche. E questo perché l’amicizia, quella vera, è un sentimento complesso da spiegare. Davanti a 34.500 persone, Marracash e Gué, nella prima delle due date all'Ippodromo Snai di San Siro, a Milano, pensate per celebrare i dieci anni di "Santeria", si mostrano come una rappresentazione plastica e luminosa della forza di quel sentimento, che in un universo iper-competitivo e spietato come quello dell’industria musicale è spesso, invece, una maschera pirandelliana per ottenere feat o favori, non la realtà.
Ed è questo uno dei motivi per cui "Santeria", a distanza di un decennio, ci parla ancora: perché è un album sincero, realizzato da due ragazzi, due uomini, cresciuti negli stessi luoghi e con gli stessi sogni, prima ancora di diventare nel tempo due rapper affermati. E quel legame ancestrale, nel disco come sul palco, fuoriesce ancora. A fine show, in un momento di rara purezza, Marra si apre, prima di introdurre “Nulla accade”: “Per me l’amicizia è importante: sono trent’anni che ci conosciamo e ne abbiamo alle spalle venti di carriera. Averti conosciuto mi ha cambiato la vita. Nulla accade per caso…”. Parole che arrivano al cuore di Cosimo che ricambia con un abbraccio, proprio qualche istante dopo essersi quasi commosso nel realizzare quello che stava accadendo. “Santeria” è un album che sembra ancora oggi uscito da un rituale avvenuto tra Milano, Tenerife e il Brasile, i luoghi dove venne concepito, uno spirito con cui Marra e Gué hanno tentato di esorcizzare la maledizione del successo, del caro prezzo che si deve pagare per ottenerlo.
Pezzi come “Salvador Dalì”, con cui inaugurano la serata, con alle spalle un mega ledwall con ai lati altri due schermi, "Senza Dio", "Film senza volume", “Cosa mia”, “Maledetto me”, “Insta Lova”, rappresentano alcuni degli episodi più riusciti del progetto. Il live è 100% hip hop: non c'è la band, i due rappano senza sosta sulle produzioni. Con “Santeria” Marra e Gué hanno rimosso gli spilloni dalle rispettive bambole voodoo e hanno tentato di affrontare i crateri della vita, non senza una grande dose di ironia e divertimento. "Santeria" ci parla ancora dopo dieci anni perché è stato ed è un joint album di successo, prima che i joint album diventassero materia di mercato, prima che alcuni rapper italiani, e non solo, si rifugiassero dentro dischi condivisi per improbabili rilanci di carriera o per fare marketing. È un disco con una sua integrità. Ma non c’è solo questo in scaletta. Il campionario di Marracash e Guè, ovviamente, è ricchissimo di canzoni fatte insieme, o anche da soli.
Si sa: l’amicizia, lungo il percorso, può anche avere dei cortocircuiti. Da questa consapevolezza, nasce una trovata tanto divertente quanto brillante: i due mettono in scena, dopo "Quasi amici", pezzo di storytelling contenuto in "Santeria" che racconta un beef tra due balordi, una sorta di scontro in modalità "Street Fighter", con tanto di round e di barre della vita proiettate sugli schermi, come in un videogioco. Si rispondono colpo su colpo, o meglio, canzone su canzone: banger contro banger, pezzo deep contro pezzo deep, hit contro hit, attingendo dai rispettivi repertori, con un sempre ottimo Ty1 a fare da dj, tra scratch e doppie con la voce. E così, per esempio, “Badabum cha cha” di Marra si scontra con “Mollami” di Gué, “Bastavano le briciole” con “Eravamo re”, e così via.
Ma non c’è un vincitore: i repertori, pur nelle differenze di percorso, hanno tanti punti in comune. È il momento più magico di tutto il live: i due sorridono, scherzano, si battibeccano, fanno battute, rappano guardandosi negli occhi. Sono due amici che stanno letteralmente giocando nel grande parco giochi del rap, di cui sono due giganti, e sembra quasi che non si accorgano di avere oltre 30mila persone davanti. Quello è un tempo loro e per loro. È un frangente che tantissimi fan si porteranno dentro il cuore, un set verace, totalmente senza filtri, con al centro la bellezza della musica e dei rapporti umani. Altre canzoni rappresentative della sinergia tra i due arrivano nella parte finale, dove viene collocata anche “Casini”, appena uscita. Tra quelle simbolo c’è, ovviamente, "Brivido", tratta da “Bravo ragazzo” di Gué, album uscito nel 2013: un pezzo bellissimo non sulla paura di sentire e provare tutto, ma sulla paura di non sentire più nulla, quindi sull'apatia, che è uno dei grandi temi esplorati da entrambi.
Non può mancare “∞ Love”, contenuta invece in “Noi, loro, gli altri” di Marra del 2021: un inno all’amicizia, quello che nel libro “Qualcosa in cui credere”, il rapper della Barona descrive come “l’amore più puro, perché privo di tentativi di cambiare l’altro”. Con questi ultimi colpi, chiudono lo show. Dall’Ippodromo si alza un grande coro collettivo che sembra far tremare il cielo: “MarraGué, MarraGuè, MarraGué”, come se fossero una persona sola. Usciti dalla location, dopo la serata vissuta, con ancora quelle canzoni e quelle immagini addosso, viene voglia di scrivere un messaggio a un amico che non ha potuto esserci, o che magari non si sente da un po’, ma con cui si è condiviso tanto. O si rivolge un pensiero a quegli amici che non ci sono più e ai quali avremmo tantissimo da raccontare.
Scaletta:
Salvador Dalì
Money
Senza Dio
Ca$hmere
Relax
Ninja
Cosa mia
Scooteroni
Daytona
Insta Lova
Senicar
Erba & WiFi
Maledetto me
Tony
Yalla
Spendin'
Quasi amici
Sport vs Lamborghini
Body Parts vs Ti levo le collane
Badabum cha cha vs Mollami
Cookies 'N' Cream" vs King del Rap
Bastavano le Briciole vs Eravamo re
A volte esagero vs Giù il soffitto
Ragazzo d'oro vs 64 Bars
Smith & Wesson
Purdi
Film senza volume
Qualcosa in cui credere
Brivido
Love
Casini
Nulla accade