Nick Cave: “Volevo essere come Freddie Mercury”
Cosa c'entrano Nick Cave e Freddie Mercury? Apparentemente poco e nulla, a parte il fatto di essere due grandi frontman, due animali da palcosecenico - ma con mondi e approcci molto diversi. Eppure Cave, in una nuova risposta pubblicata sui suoi Red Hand Files, ha raccontato che Mercury è stato il suo modello ideale di performer, confessando che da adolescente il suo desiderio più grande era salire sul palco con la stessa sicurezza del frontman dei Queen.
Cave ricorda di aver visto i Queen dal vivo alla Festival Hall di Melbourne a metà degli anni Settanta:
“Freddie irradiava una sicurezza totale e incrollabile: un pavone che si pavoneggiava sul palco, un frontman che sembrava nato per stare in scena Da adolescente, guardandolo, provavo quel desiderio che avrei sempre sentito ogni volta che vedevo un grande intrattenitore; più di ogni altra cosa, volevo essere come Freddie: un performer”.
Il musicista australiano spiega però di condividere con Mercury anche un altro aspetto meno visibile: la difficoltà di guardarsi esibire. “Cerco di evitare di guardare filmati di me stesso sul palco e non l’ho mai fatto volontariamente”, scrive. “Spesso penso che dovrei, per senso del dovere professionale, ma semplicemente non riesco a farlo”.
Secondo Cave, il problema nasce dalla distanza tra l’immagine che un artista ha di sé e la realtà.
“Quando sono sul palco immagino di essere Elvis Presley, o Michael Jackson, o Beyoncé, o persino Freddie Mercury, ma in realtà non lo sono”. E aggiunge: “Nelle rare occasioni in cui mi sono visto esibire dal vivo, l’illusione si è infranta rapidamente e brutalmente Non assomiglio minimamente a nessuna di queste figure quasi divine. Qualunque cosa vedano gli altri quando mi guardano, io non la vedo. Sono, nel bene e nel male, semplicemente me stesso: la stessa figura fin troppo umana che ogni mattina mi guarda dallo specchio”.
Cave conclude però con una riflessione più serena sul rapporto con la propria immagine. Con il passare degli anni, spiega, quel disagio si è attenuato: “È stato sostituito, a quanto pare, da una crescente compassione e accettazione di me stesso”.