Quando i Pantera azzannavano il mondo, 30 anni fa

Oggi compie gli anni "The Great Southern Trendkill", un disco invecchiato bene
Quando i Pantera azzannavano il mondo, 30 anni fa
Credits: Michele Aldeghi / Concessione in uso a Rockol

Maggio 1996. Mentre il mondo del mainstream metal veniva sedotto dalle melodie post grunge e dai primi vagiti del nu metal, i Pantera decidono di dare fuoco al manuale del successo commerciale. Il risultato è The Great Southern Trendkill, un album che oggi, a trent’anni dalla sua uscita, rimane il capitolo più oscuro, tecnico e intransigente della band texana.

La genesi della frattura

Uno degli aspetti più noti e tecnicamente rilevanti della produzione di Trendkill è la separazione fisica della band. Vinnie Paul, Dimebag Darrell e Rex Brown registrarono le basi strumentali ai Chasin’ Jason Studios in Texas; Philip Anselmo incise le tracce vocali ai Nothing Studios di New Orleans (di proprietà di Trent Reznor).

Questa distanza nacque da ragioni logistiche (Anselmo aveva altri impegni), ma anche estetiche. Mentre la sezione ritmica spingeva verso una precisione chirurgica e quasi industriale, Anselmo esplorava i confini del dolore fisico attraverso la voce, influenzato dalla scena sludge/hardcore della Louisiana. Il produttore Terry Date compì un miracolo di ingegneria, riuscendo a incollare questi due mondi apparentemente incompatibili in un muro di suono coeso e brutale.

Se Far Beyond Driven aveva portato i Pantera al numero uno in classifica, Trendkill li spinse verso territori più estremi. Dal punto di vista tecnico, l'album è un saggio di estremismo sonoro.

Oltre il limite

È un disco in cui il suono va oltre il limite. L'uso della saturazione è ai massimi storici e si sperimentano accordature ancora più basse, per dare ancora più pesantezza ai riff. Brani come Suicide Note Pt. 2 mostrano un uso molto spinto del pedale Digitech Whammy, utilizzato per creare glissati dissonanti che sfidano la tonalità del brano.

Alla batteria, Vinnie Paul perfezionò qui il suo suono "clicky" (un suono molto specifico, secco e definito della cassa, che ricorda il rumore di un "clic" o di una penna a scatto, piuttosto che un boom sordo e risonante). L'uso di trigger sui kick, combinato con una dinamica d'esecuzione devastante, permetteva ai sedicesimi di doppia cassa di emergere con una chiarezza assoluta anche sopra le distorsioni più sature. La sua capacità di passare da tempi thrash furibondi a groove bluesy rallentati è il collante che impedisce all'album di collassare nel rumore.

L'assolo di Floods

Non si può parlare dei 30 anni di questo disco senza citare l'assolo di Floods. Eletto più volte tra i migliori di sempre, rappresenta la sintesi perfetta tra tecnica e feeling. Lo precede una melodia malinconica basata su arpeggi, che sfocia poi in una sezione ritmica pesante, dark. Il riff finale di chitarra pulita, registrato anni prima della composizione del brano, chiude il disco con una sensazione di rassegnazione cosmica, quasi un presagio della fine della band stessa.

The Great Southern Trendkill è invecchiato meglio di molti suoi contemporanei. È un disco che ha rifiutato le mode (il "Trendkill" del titolo) per diventare esso stesso uno standard. Mentre i lavori precedenti erano inni alla forza e all'orgoglio, questo album è una riflessione cruda sull'abuso di sostanze, sull'odio verso i media e sull'isolamento sociale. Non solo il testamento creativo di una band al culmine (e al contempo al collasso) delle proprie forze, ma anche il ruggito di un animale ferito che, prima di soccombere, decide di mostrare i denti e di azzannare.

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