Il prog "made in Australia" dei Karnivool

Come sono cambiati i giganti di Perth con "In Verses", dopo 13 anni di silenzio
Il prog "made in Australia" dei Karnivool

Dopo 13 anni (!) di silenzio discografico — un’attesa che ha messo a dura prova la pazienza zen dei "Vool-igans" più devoti — i Karnivool sono tornati. "In Verses" è una tesi sul progressive metal contemporaneo e sulla capacità della band di evolversi senza perdere la propria densa identità sonora.

Il sodalizio con Forrester Savell

L'album segna il ritorno del sodalizio con Forrester Savell, l'architetto sonoro dietro "Sound Awake". Tecnicamente, "In Verses" si posiziona tra la pulizia cristallina del passato e la sperimentazione fangosa di "Asymmetry". Nel Mixaggio, la separazione delle frequenze è millimetrica. Nonostante la complessità degli arrangiamenti, il basso di Jon Stockman mantiene una mordente definito che non affoga mai nelle chitarre.

L'album rifiuta la loudness war. C'è un ampio respiro dinamico, fondamentale per valorizzare i crescendo atmosferici che caratterizzano tracce come "Ghost". Ma il cuore pulsante dei Karnivool rimane la sezione ritmica, capace di trasformare poliritmie complesse in groove quasi ipnotici. Merito della batteria di Steve Judd e del basso di Stockman.

In brani come "Aozora" (termine giapponese per "cielo blu"), Judd utilizza ghost notes e accenti sui piatti che sfidano la linearità dei quattro quarti, creando un tappeto frenetico ma stranamente arioso. Il tono di Stockman rimane uno dei più imitati nel genere. Nel disco, Stockman sperimenta con distorsioni più granulari, agendo spesso come una "terza chitarra" melodica piuttosto che come semplice supporto tonale.

Punti di riferimento

La voce di Ian Kenny è invecchiata come un buon vino. In "In Verses", Kenny abbandona quasi totalmente l'aggressività degli esordi per concentrarsi su una vocalità eterea. I testi esplorano temi di catarsi, riscoperta dell'identità e la complessa fragilità dell'essere umani nel 2026.

Ed è anche da qui, dall'attenzione al lato umano della musica e ai dettagli, che nasce la loro credibilità. L’attesa per questo ultimo lavoro è stata una delle più lunghe nel genere. In questi 13 anni, i Karnivool sono diventati un mito "di culto", soprattutto nella loro terra madre. Mentre Kenny scalava le classifiche pop rock australiane con i Birds of Tokyo, il resto della band (guidata dalla mente di Drew Goddard) ha continuato a raffinare, scartare e ricostruire.

La vera sorpresa del loro ritorno è la capacità di trattenersi. La tecnica è ancora mostruosa, ma è al totale servizio dell'atmosfera. Kenny ha riportato nei Karnivool la sensibilità melodica affinata negli anni pop, creando un contrasto ancora più netto con le trame intricate di Goddard e Stockman. Se "Sound Awake" era l'esplosione e "Asymmetry" il caos, "In Verses" rappresenta la giusta sintesi.

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