Si! Boom! Voilà!: un disco rock può ancora essere politico
Sì, in Italia un disco rock può ancora essere politico. Non militante o ideologico, in quel caso puzzerebbe di naftalina, ma politico nel senso di essere capace di fare lo zoom sulle storture dell’oggi in modo intelligente. Aggredire la dittatura dei numeri, raccontare le crisi personali e la solitudine, le gogne mediatiche, i manganelli che spezzano le schiene mentre “i giornalisti enfatizzano i dischi”: il primo album del supergruppo Si! Boom! Voilà! centra il bersaglio con un bazooka e lo fa, come suggerisce una delle immagini del loro racconto visivo, con un ghigno sdentato. All’estero quest’attitudine drammaticamente ironica, urgente e disturbante non è mai andata via - ce lo ricordano band di successo come gli Idles, una delle reference dei Si! Boom! Voilà! - in Italia, invece, questo esercizio critico è da tempo sempre più sfumato, anche nel rock, ma fortunatamente c’è chi, come un satellite impazzito, vuole ancora inviare messaggi differenti, non anestetizzati.
I Si! Boom! Voilà! sono N.A.I.P., ovvero Michelangelo Mercuri, che qualcuno ricorderà come concorrente di X Factor nel 2020, Giulio Ragno Favero, chitarrista e produttore del Teatro degli Orrori, Davide Lasala, chitarrista, produttore e fondatore dell’Edac Studio, Roberta Sammarelli, ex bassista dei Verdena, e Julie Ant, cioè Giulia Formica, batterista in diverse realtà tra cui i Baustelle. Cinque ottimi artisti e musicisti (qui il loro primo tour insieme) che, per trovare un equilibrio, creano un disequilibrio: le undici canzoni del disco sono imbevute di un noise punk e rock istintivo alla Shellac e alla Hüsker Dü, ci sono influenze fanciullesche e aggressive alla Moldy Peaches, i pezzi spesso, nell’arco di qualche minuto, cambiano sound come la pelle dei rettili e sono ricchi di immagini e linguaggi dissacranti e feroci. Un mondo a metà tra John Lydon in versione PIL e Lucio Dalla, quest’ultimo citato in modo indiretto in “Voilà!”, dove la mano liberatoria e masturbatoria di “Disperato erotico stomp” ha come sfondo il ritorno di figure tetre e nefaste. Si sente tantissimo la mano di Favero: in più momenti il suono e il recitato-cantato di N.A.I.P. richiamano in modo evidente il Teatro degli Orrori.
L’ingresso è un biglietto da visita: “Vivere così così (non si può più)” sembra una presa in giro, invece è uno schiaffo. “Santi numeri” è la faccia hardcore del progetto, un esorcismo oscuro e religioso del potere delle cifre, anche nella musica: “Stanno arrivando, li senti anche tu, sono tantissimi, un esercito di sold out!”. “Pinocchio” è un frammento imbizzarrito e contiene uno dei passaggi che spiega il mood del disco: “Solo ridendo mi sto elevando al di là della bestia”, frase tratta da una poesia di Paul Klee. “Lavori in corso” è più sospesa, più riflessiva, uno spiraglio: rompe il muro del suono e fa filtrare un po’ di luce sui sentimenti. “Gogna ragazzo Gogna” è uno spasso: giocando su “Sogna ragazzo sogna” di Roberto Vecchioni, illumina le zone d’ombra di una fama che si può accendere e spegnere come un interruttore. Poi “Un pezzo degli Swans” sfrutta in modo sagace il rock insistente della formazione di New York, altro punto di riferimento, per martellare su alcuni concetti. “Saldi di fine tutto” parla del vendersi per il successo, del vendere tutto, anche Dio, e con la finale “Da zero”, in cui canta Roberta, una ninna ammaccata con una coda strumentale, si chiude il sipario. E, come in un gioco di prestigio, si compie un viaggio tra illusioni e disillusioni, sulle montagne russe di un rock che parla allo stomaco e al cervello. Insomma, una magia per questi tempi vacui: Si! Boom! Voilà!.