Aurora, dai Bring Me The Horizon alla nuova band con Tom Rowlands
Ci sono incontri che sembrano scritti in un altrove dove la musica non è solo suono ma impulso. E così arriva l’unione tra Aurora e Tom Rowlands dei Chemical Brothers, che oggi si manifesta nella nuova band TOMORA e nel singolo "Ring the alarm", una scarica digitale che si apre come un allarme cosmico e si espande in una corsa, dove la voce eterea della cantautrice norvegese emerge come un richiamo primordiale immerso nel fucsia acceso del videoclip diretto da Adam Smith. È un sodalizio che sente l’urgenza di farsi corpo unico: “Volevamo essere una band, non due individui. È il nostro sentimento musicale che prende vita", hanno sottolineato i due artisti presentando il loro progetto, condensando l’idea che la musica possa essere materia viva, un territorio dove alienità e istinto danzano a braccia aperte.
Aurora Aksnes, per il pubblico semplicemente Aurora, arriva a questo nuovo capitolo dopo aver costruito una propria carriera luminosa e laterale, figlia di una sensibilità che evita la sovraesposizione e preferisce le zone oblique dove l’immaginazione ribolle. Dal debutto di "All my Demons greeting me as a friend" (2016), all’esplorazione luminosa e rituale di "A different kind of human" (2019), fino al successo internazionale di "The gods we can touch" (2022), il percorso della musicista è stato un crescendo di visioni sonore. Mischiando art-pop, folk nordico e pulsazioni synth che si intrecciano come radici nell’acqua, lei stessa racconta che la musica è sempre stata una voce interiore difficile da ignorare, un “rumore nella mente” che l’accompagna ovunque, e che si alimenta di influenze vastissime, da Björk a Leonard Cohen, dai Gojira ai Beatles, senza mai diventare imitazione.
Il suo universo artistico si è sempre nutrito dell’incontro con altri mondi grazie alle tante collaborazioni con Jacob Collier, Wu Qing-feng, Sondre Lerche, Askjell, Tom Odell, Hans Zimmer. Uno dei momenti più incisivi arriva nel 2024, quando presta la sua voce e la sua scrittura ai Bring Me The Horizon in "Limousine", uno dei brani più emotivi del loro album "Post human: Nex Gen" del 2024 (leggi qui la nostra recensione). Il duetto con la band britannica guidata da Oliver Sykes, sospeso tra delicatezza e dolore, non solo ha catapultato Aurora a un pubblico internazionale più vasto, ma testimonia quanto il suo timbro sappia insinuarsi anche negli universi più rudi senza perdere la sua purezza.
Tra le collaborazioni più significative, però, quella con i Chemical Brothers occupa un posto speciale. Il duo elettronico ha lavorato per la prima volta con Aurora quando lei ha prestato la voce come ospite nel loro album del 2019 "No Geography". Come raccontato dalla stessa artista, tutto era nato da un'email di Rowlands in cui le confessava: "Ciao, sono Tom e mi piace la tua musica, le tue parole e mi piacerebbe che scrivessi qualcosa con noi per il nostro prossimo album". Lei non ha mai nascosto di reputare i Chemical Brothers tra i suoi artisti preferiti: "Ho sempre amato i Chemical Brothers, fin da quando ero uno spermatozoo…Adoro ballare i loro brani. Hanno un certo coraggio", ha narrato Aurora all'NME, che sull'email ricevuta da Tom ha aggiunto: "Ero davvero emozionata e ho dovuto aspettare circa una settimana perché dovevo scegliere le parole giuste per la mia risposta per spiegare quanto fossi felice in modo che sapessero quanto volevo far parte della loro musica".
Celebre poi l’aneddoto in cui la musicista norvegese ha raccontato di aver chiesto a Rowlands di “vomitare rigurgito” su una sua canzone, e di come lui abbia accettato con entusiasmo, lavorando per ore. Tomora, in questo senso, è la conseguenza naturale di un’intesa che da tempo chiedeva uno spazio tutto suo per espandersi.
Il risultato viene presentato ora dal primo singolo "Ring the alarm", un brano che sembra nascere da una collisione tra lo spirito percussivo dei Chemical Brothers e l’incanto vocale di Aurora, una sirena digitale che chiama a raccolta e inaugura un progetto nuovo, misterioso, affamato. Un inizio che conferma ciò che Aurora rappresenta oggi, tra le figure più visionarie e imprevedibili del pop contemporaneo, capace di far convivere folklore scandinavo, elettronica acida, poesia introspettiva e collaborazioni trasversali, sempre seguendo una bussola personale che punta verso un’unica direzione, quella dell’autenticità.