Il lato pop della classica: New Trolls “Una notte sul MonteCalvo”

Una scheda tratta dal libro di Davide Pezzi "Rock me Amadeus"
Il lato pop della classica: New Trolls “Una notte sul MonteCalvo”

1974       New Trolls - Una notte sul Monte Calvo

Gruppo storico della musica italiana, i genovesi New Trolls hanno avuto però nella loro vita un percorso un po’ travagliato. Nati nel 1966 come Trolls, dopo alcuni 45 giri nel 1967 assumono il nome di New Trolls in seguito a un rivoluzionamento della formazione: accanto al fondatore, il chitarrista Vittorio De Scalzi, entrano a far parte del gruppo Nico Di Palo (chitarra e voce), Mauro Chiarugi (tastiere), Giorgio D’Adamo (basso) e Gianni Belleno (batteria). Dopo diverse esibizioni nei locali del capoluogo ligure e alcuni altri singoli tra beat e psichedelia, nel 1968 pubblicano il primo album, Senza orario senza bandiera, scaturito dalla collaborazione tra Fabrizio De André e il poeta genovese Riccardo Mannerini.

Nel 1970 esce l’album New Trolls, in realtà una raccolta di singoli tra cui i successi Davanti agli occhi miei e Una miniera, ma l’anno decisivo per la band è il 1971, quando realizzano insieme al musicista Luis Bacalov l’album Concerto grosso per i New Trolls, svolta progressive per i New Trolls in cui, col supporto di un’orchestra, uniscono la musica classica col rock, con richiami a vari gruppi inglesi come King Crimson e Jethro Tull. Il disco ha un enorme successo e vende oltre 800.000 copie, inserendo il gruppo di diritto tra le band progressive italiane.

Dopo altri due album, Searching for a Land e UT, però, nel 1973 già il meccanismo si inceppa e i vari componenti del gruppo si dedicano ad altri progetti: Nico Di Palo, Frank Laugelli, Maurizio Salvi e Gianni Belleno formano gli Ibis, con cui pubblicano tre dischi, mentre Vittorio De Scalzi e Giorgio D’Adamo danno vita ai New Trolls Atomic System (inizialmente N.T. Atomic System) – con Tullio De Piscopo alla batteria – che incidono due album. È da segnalare anche il gruppo “fantasma” Tritons, formato da Belleno con Di Palo, Laugelli e Salvi, che nel 1973 arriva in classifica con una di (I Can't Get No) Satisfaction dei Rolling Stones.

Questo proliferare di sigle nasce da dispute legali sorte dopo lo scioglimento del gruppo, su chi degli ex-membri avesse il diritto di usare ancora il nome “New Trolls”, tanto che – dopo essersi rimessi insieme nel 1976 orientandosi via via verso un pop-rock ormai lontano dal progressive – anche dopo il definitivo scioglimento del 1997 sorgeranno varie formazioni: Il Mito New Trolls, La Leggenda New Trolls, UT Tempore - L'anima prog dei New Trolls (sic!), Of New Trolls…

Nel 1974 il gruppo capitanato da Vittorio De Scalzi, gli N.T. Atomic System, pubblicano un singolo sotto l’antica denominazione New Trolls, contenente sul lato A una rilettura della prima parte del poema sinfonico di Musorgskij "Una notte sul Monte Calvo". Si tratta probabilmente di uno dei migliori adattamenti rock della celeberrima composizione, e forse anche di una tra le migliori rielaborazioni moderne in assoluto di un brano classico. L’atmosfera del brano originale viene mantenuta e perfettamente sottolineata dalla sezione ritmica – del resto De Piscopo non è certo uno qualunque - e la parte centrale con gli assoli di piano elettrico e chitarra per una volta è perfettamente integrata nel brano, così come il flauto di Giorgio Baiocco, musicista ospite. Peccato che, visto il brillante risultato, il gruppo non si sia più cimentato con altri rifacimenti di pezzi classici. Le battute iniziali dal 1976 al 1994 sono state la sigla del Giornale Radio 3 di RadioRai.

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Questa scheda è tratta dal  libro  “Rock Me Amadeus. Il lato pop della classica, il cuore classico del rock. Quando il Classico incontra il Pop, il Rock e la Disco” di Davide Pezzi (Youcanprint, 252 pagine, euro 19,50, acquistabile qui) per gentile concessione dell’autore.

 

Cosa succede quando Mozart, Bach o Beethoven scendono dal podio della grande musica e si ritrovano tra chitarre elettriche, sintetizzatori e luci da discoteca? “Rock Me Amadeus” esplora l’affascinante (e a volte sorprendente) universo delle riletture pop, rock e disco di celebri brani classici.

Il libro offre un viaggio che è allo stesso tempo storico e curioso, attraversando decenni di esperimenti, contaminazioni e rivisitazioni. Non mancano pagine dedicate alle versioni meno riuscite — testimonianze di un’epoca e di un gusto — che aiutano a comprendere ancora meglio la forza inesauribile della musica classica come fonte di ispirazione.

Con uno stile accessibile e documentato, l’autore guida il lettore tra aneddoti, dischi, musicisti e arrangiamenti, mostrando come il dialogo tra mondi musicali apparentemente lontani possa generare nuove forme di creatività, tra genio e (talvolta) ingenua goffaggine.

 

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