Serena Brancale: "Se mi criticano vuol dire che va tutto bene"

Sanremo, le critiche, Alessandra Amoroso, Quincy Jones. La cantautrice pugliese si racconta.
Serena Brancale: "Se mi criticano vuol dire che va tutto bene"
Credits: Michele Ritò

Nel 2015 partecipava per la prima volta al Festival di Sanremo, fermandosi alla seconda serata tra le "Nuove Proposte". Dieci anni dopo ci è tornata con “Anema e core”, un brano che dimostra che la sua Puglia, dal dialetto fino alle tradizioni musicali, “è un po’ la sua forza”, ma anche che social e conservatorio possono coesistere. Fresca di date internazionali e impegnata con un intenso tour estivo (andrà avanti fino a settembre inoltrato, girando l'Italia da nord a sud - sabato sarà ad Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, il 13 luglio si esibirà a Mola di Bari, il 14 luglio a L'Aquila, il 18 luglio a Capri, il 25 luglio a Lecce, il 31 luglio ad Ancona, il 3 agosto a Palermo e via dicendo). Serena Brancale è “piena di impegni stupendi che ho sognato per una vita di avere”. Intanto impazza in radio con il singolo "Serenata", in duetto con Alessandra Amoroso.

Il 9 maggio suonavi al Blue Note di Shanghai, il 10 e l’11 a Pechino, il 12 a Seoul.
"Sono state tappe importantissime, ma anche molto stancanti: appena arrivati in Cina abbiamo suonato la sera, arrivati in Corea abbiamo suonato la sera… È stato un dare per ricevere poco, perché non ci siamo goduti questi posti stupendi. Il 7 luglio sarò a New York, ma quello che mi emoziona tantissimo è cantare in Italia. A Roma è stato bellissimo, a Bari sarà altrettanto bello con tutta la mia famiglia… Mi aspettano date anche in posti piccoli, che sembrano semplici, ma sono proprio quelli più semplici a mettermi più emozione".

Meglio esibirsi in Italia?
"Una volta parlai con Fabrizio Bosso, jazzista fantastico, e mi ricordo che lui mi disse che in Giappone o in Cina avrei trovato persone di un’educazione disarmante. È stato veramente così: sono persone che si informano prima sul conto dell’artista che vanno a sentire al Blue Note. Sapevano le mie canzoni! Parliamo di cinesi e di coreani che non avevano radici italiane ma che erano soltanto persone che andavano a vedere un concerto per sentir cantare Serena Brancale. Non erano entusiasti solo per Anema e core, ma anche per tutti gli altri brani. Questa è una cosa bella che in Italia non abbiamo, non siamo così educati all’ascolto come sono stati loro nei miei riguardi. Sia in Cina sia in Corea mi sono fatta dire una frase nella loro lingua e, giocando con la loop station, l’ho registrata e inserita nel brano. Lo vidi fare da Stefano Bollani al Teatro Petruzzelli a Bari e ho pensato di replicarlo. Sono impazziti!".

Le tue capacità strumentali vanno in controtendenza rispetto a un panorama sempre più povero di musicisti “vecchia scuola”.
"Ho rivalutato un sacco, da musicista e da persona che si è sempre caricata gli strumenti sulle spalle, dalla batteria alla loop fino alla tastiera, i cantanti che diventano famosi anche con un solo brano. Vuol dire che hanno dato il 100% in quel pezzo, mentre un musicista che ne fa 15 non ha lo stesso focus di concentrazione. Dipende sempre dal background che hai. Non è sbagliato avere successo con gli streaming di Spotify. Bisogna sempre avere il giusto equilibrio ed essere competenti in tutti i momenti lavorativi. Quando hai competenza musicale, è vero che puoi fare tutto, ma è anche un fatto di cultura. Io sono sempre più per fare musica e avere successo, non fare successo e poi, se ho tempo, fare musica".

La maggioranza però non la vede così.
"Ho imparato a vedere le cose dal mio punto di vista rispettando gli altri. Non sono mai stata una che punta il dito contro una cantante famosa perché lo è su Spotify ma dal vivo non rende. Anche perché a lungo andare quella cosa viene fuori. Ognuno costruisce la sua immagine sulla base della bellezza, di una pubblicità o di una canzone; io spero di continuare a costruirla sulla base della musica".

A proposito di immagine, le artiste sono doppiamente bersaglio di giudizi rispetto ai colleghi. Come la vivi?
"Bene. Purché se ne parli, no? Non puoi piacere sempre a tutti e te ne accorgi sempre di più, perché arrivano tante critiche. Da un lato mi possono fare male, ma dall’altro mi faccio una risata e mi dico: ok, se mi criticano vuol dire che va tutto bene. Il problema sarà quando non mi criticherà più nessuno. L’importante è che sono a mio agio a cantare sul palco".

Ennio Morricone era emarginato dall’élite della musica colta per la sua attività “profana” nel cinema. Ti pesano le critiche dei puristi?
"No, perché quando voglio metto le mani al pianoforte e canto. Quando voglio uso la loop e posso parlare di musica con qualsiasi persona. Questo non significa che io la conosca al 100%, la musica è sempre in continuo sviluppo, non ho lauree in tutti gli strumenti, però non mi sento per niente emarginata, anzi. Le persone intelligenti apprezzano il lavoro che c’è dietro tutto quello che sto facendo, da “Baccalà” in poi. Mi apprezzano e basta, sono contenti per me".

“Baccalà” ti ha resa virale. “Anema e core” e il Festival di Sanremo invece che impatto hanno avuto sulla tua carriera?
"Un impatto magico, che non avevo mai provato. Anche perché la costruzione del brano prevedeva altri musicisti dietro di me, è la squadra che ha vinto, non solo io. Un brano costruito a tavolino perché venissero fuori vari aspetti, dall’omaggio al dialetto mio barese nello special fino agli strumenti all’inizio, con le percussioni di ispirazione africana… Magico perché sono stata contenta di sentirmi capita. Mi sono divertita ma è uscita fuori anche la Serena che fa musica, è stato un compromesso sano per tornare a Sanremo dopo dieci anni e farmi conoscere per quello che mi piace fare".

La benedizione di Quincy Jones dev’essere stato uno dei momenti più felici nel percorso fatto finora.
"Devo ringraziare il musicista che mi ha permesso di conoscerlo e che è stato capace anche di aprirmi la testa e di ricordarmi che la musica non è solo un genere, è tutto, per cui non si deve aver paura di giocare con gli stili. Oltre a Quincy Jones quindi ci tengo a ricordare anche Richard Bona, un bassista di caratura mondiale che ha suonato tra gli altri con Ray Charles e Stevie Wonder. I musicisti grandi non si fanno problemi sui generi: puoi fare tutto quello che vuoi se hai competenza nel tuo mestiere".

Da dove nasce “Serenata”, il nuovo singolo con Alessandra Amoroso?
"Nasce dall’idea di voler mettere in evidenza la nostra curiosità, la nostra femminilità… Secondo me è il brano estivo più femminile che c’è al momento, perché siamo in tre a cantare su quel palco. Mi ritrovo a condividere un momento speciale della vita di Alessandra (la sua gravidanza, ndr) e sono onorata di questo".

Com’è il vostro rapporto?
"Siamo due amiche che si sentono regolarmente, giocano e cazzeggiano tantissimo come se fossimo prima di tutto amiche di scuola. Quando cantiamo sul palco “Serenata”, ridiamo perché ci divertiamo a ballare, ci guardiamo negli occhi e ci chiediamo “che cosa starà pensando lei?”. C’è un clima di festa, non serioso da lancio del singolo. Ci divertiamo veramente".

Sarai impegnata tutta l’estate. Che cosa ti aspetti da questo tour?
"Che il mio gruppo possa gioire con me di quello che sto vivendo, che possa condividere questo momento bello con tutte le persone che vengono ai concerti e che queste, a loro volta, mi possano apprezzare nelle mie mille sfumature. Che mi possa divertire e finalmente cantare col cuore tutte le canzoni che fanno parte di un percorso speciale che da dieci anni porto avanti, che non è solo “Anema e core”. Quindi mi aspetto di divertirmi e che la gente magari capisca di più che mi piace fare musica a 360 gradi".

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