La musica di Angelini e D’Erasmo è un antidoto alla solitudine
“Il dominio della luce”, l’inedito progetto musicale e letterario di Roberto Angelini e Rodrigo D’Erasmo, al lavoro su “un primo album” insieme dopo anni di intensa collaborazione e di profondo operato sulla musica di Nick Drake, è un oggetto misterioso e multiforme. Come tutto quello che ha a che fare con il fuoco e con la luce, attorno a cui si radunavano le prime donne e i primi uomini della Terra, è un antidoto alla solitudine. È un album di musica strumentale, una sorta di colonna sonora di un film immaginario, immaginato. Ma anche un libro a cui hanno contribuito “tantissimi autori e autrici che amiamo e con cui desideravamo collaborare e confrontarci”, spiegano i due musicisti. Agli scritti si aggiungono le opere visive di Gianluigi Toccafondo. “Il dominio della luce” è un’opera tout court (qui il tour di presentazione), che osa, che si spinge oltre. Si fa ascoltare, si fa leggere, si fa guardare e, dopo aver riscaldato, lascia al fruitore l’ultima parola. Stimola a dare la propria interpretazione, per questo è magica come una scintilla di luce nell’oscurità, è una benda sulla ferita del nostro sentirci soli, pur essendo iper-connessi.
“La fiamma iniziale è stata l’amore di entrambi per diverse anime artistiche. Siamo degli esploratori, dei curiosi di altre discipline. Questo è un disco di debutto. Abbiamo capito di aver trovato un nostro suono. E poi questo è un ottimo periodo per la musica strumentale, anche a livello internazionale – racconta D’Erasmo - per me, nello specifico, la scintilla è stata René Magritte, l’impatto che ha avuto nell’arte e nella letteratura. C’è un quadro, ‘Dominion of light’, che si può vedere a Venezia, che mi ha folgorato. Racconta l’oggi, quell’ossimoro tra luci e tenebre che, però, convivono come ci ricorda anche la cronaca. Tutti gli artisti coinvolti si sono presi la responsabilità di affrontare questo tema”. È tutto nato in modo molto naturale. “C’è chi, prima di scrivere, ha ascoltato le canzoni, e chi ha ascoltato qualche cosina e basta. Sandro Bonvissuto, per esempio, si è convinto che uno dei brani fosse la precisa colonna sonora per quello che lui aveva scritto, l’ho trovato molto affascinante – ammette Angelini - io credo che si possa ascoltare il disco, leggendo gli scritti, senza perdere l’attenzione. È un connubio particolare. E poi lascia all’ascoltatore un ‘dopo’. Nel senso che questo progetto non si chiude”. È come se lasciasse una pagina bianca? “Sì, esatto, sarebbe bellissimo se chi ascolta e legge, dopo desse la sua interpretazione di questo binomio luci-ombre attraverso un pensiero, una canzone, quello che vuole. Questo lavoro vuole stimolare, vuole far reagire chi lo abbraccia, vuole aprire un varco…”, prosegue Angelini, facendo intendere che questa potrebbe essere solo la “prima stagione” di qualche cosa di ancora più ampio.
Interviene D’Erasmo: “Su questi cerchi che si aprono, posso anticipare che Filippo Timi, ascoltando il disco, ci ha detto: voglio che questa musica sia la colonna sonora del mio prossimo film perché mi ha permesso di capire come chiudere la sceneggiatura”. Quello che colpisce de “Il dominio della luce” è il grado di emotività che sprigiona. “Due anni fa ci siamo detti: facciamo qualche cosa di nostro, non più al servizio di qualcuno – prosegue Angelini – la nostra anima alla fine è pop, non stiamo facendo un’esposizione tecnica, questo non è un disco jazz, è un disco con canzoni senza parole. I suoni dei nostri strumenti sono i nostri modi di cantare, l’emotività per me risiede lì. Le emozioni passano da lì”. La musica, come è giusto che sia, può vestire l’ambiente. “Abbiamo fatto dei test sulla gente prima di pubblicare il disco – sorride D’Erasmo – in una casa in Puglia, abbiamo messo delle casse e lo abbiamo fatto partire in momenti diversissimi, da quelli di relax alle feste. E ci siamo resi conto di come le canzoni potessero accompagnare questi momenti diversissimi tra loro”. Angelini conclude con un’ultima frase significativa: “Questo album lo puoi ascoltare anche distratto…Una delle nostre fonti di ispirazione sono stati gli Hermanos Gutiérrez, che abbiamo sentito tantissimo, per giorni consecutivi. Ci siamo detti: ‘questi hanno fatto un disco strumentale bellissimo. Perché non farlo anche noi, con le nostre identità sonore?’ Io le parole le ho finite, succede a volte. Da qui il fuoco, la voglia di realizzare qualcosa di musicale…e poi di alzare la fiamma, coinvolgendo altri artisti. È un’opera collettiva”.