Dal sogno del rap alle distopie rock: intervista a Geremy Jasper

Il regista di "Patti Cake$" torna con una rock opera tra disastro climatico e amore psichedelico.
Dal sogno del rap alle distopie rock: intervista a Geremy Jasper
Credits: O’Dessa

Dalla scena rap del New Jersey al mondo post-apocalittico di “O’Dessa” il salto è enorme. Tanto che si fatica a credere che “Patti Cake$” e “O’Dessa” siano scritti e diretti dal medesimo regista, passato dal racconto dolce amaro di una giovane rapper bianca che fronteggia una vita precaria a quello di una predestinata del rock che con la chitarra intagliata da suo padre in un albero magico proverà a porre fine a una dittatura settaria e mediatica. Il cinema di Geremy Jasper sembra avere quest’unico filo conduttore: quello di un’eroina inconsueta e fuori dagli schemi, che canta e suona generi musicali che sembrerebbero al di fuori dalla sfera dei suoi interessi, dalla sua portata e ambizione artistica. C'è di più: il regista compone in prima persona le colonne sonore dei suoi film con il collaboratore e amico Jason Binnick. “O’Dessa” sarà disponibile in esclusiva su Disney+ dal 20 marzo 2025.

Grazie alla presenza di una star molto popolare come Sadie Sink nei panni della protagonista, “O’Dessa” ha attirato l’attenzione del pubblico generalista su un film folle e psichedelico, che fonde i miti del’antica Grecia agli Hunger Games, disegnando un’eroina che per look e stile musicale potrebbe essere la figlia segreta di Elvis e Bob Dylan. Una giovane rambler, una cantante vagabonda, che finisce per innamorarsi di un ballerino spogliarellista in cui albergano gli spiriti di Prince e Iggy Pop. Alla base di “O’Dessa” c’è un vero caleidoscopio di riferimenti musicali vecchia scuola per un pubblico anche - ma non solo - di giovanissimi. O magari “un gran casino”, come lo definisce affettuosamente Geremy Jasper quando racconta questo suo progetto visionario diventato realtà dopo una decina di anni di tentativi falliti.

Per prima cosa vorrei che ci guidassi un po’ nel dietro le quinte del processo creativo da cui è nato "O'Dessa", una pellicola che hai scritto, musicato e diretto in prima persona. Cosa è nato prima: la musica o la sceneggiatura? O sono cresciute insieme?
Il processo di scrittura e composizione dietro “O’dessa” ha avuto l’andamento di un pendolo. Dopo aver buttato giù l’idea iniziale, sono andato avanti a fasi alterne. Mi veniva l'idea di una scena e mi mettevo a scrivere pagine e pagine, cercando di dare una forma alla storia in quel passaggio. Talvolta questo passaggio richiedeva mesi. Puntualmente mi bloccavo, perché scrivere sceneggiature è un'esperienza molto solitaria, quasi una crisi esistenziale. Non è un processo facile per me e non è nemmeno divertente dal punto di vista emotivo e umano. Allora, dopo un po', mi prendevo una pausa e andavo in studio con il mio amico Jason e tiravamo fuori una canzone per la scena su cui mi ero bloccato. Quello era il momento divertente, una specie di liberazione creativa. La scrittura per me è sempre una necessità, uno sforzo per arrivare a parlare di o a fare musica. Musicare le scene che stavo scrivendo mi ricaricava le batterie e riempiva la storia di colore, dandomi l'ispirazione per risolvere i problemi che prima mi sembravano insormontabili sul lato della stesura della sceneggiatura.

Poi?
Una volta tirato fuori un pezzo, tornavo alla sceneggiatura e scrivevo ancora un po', finché non mi bloccavo di nuovo. A quel punto, tornavo di nuovo in studio. Insomma, ogni fase del processo ha influenzato l'altra, e questo è andato avanti fino a poco prima di iniziare a girare. Dietro “O’Dessa” ci sono tanti anni di tentativi, di canzoni che non funzionavano, un continuo buttare via tutto e ricominciare da capo. Un casino, insomma. (ride).

Parliamo di musica, dato che è la parte divertente del processo creativo per te. Anche se nella sinossi "O'Dessa" viene definita un'opera rock, in realtà ci sono un sacco di generi diversi nella sua colonna sonora. Che artisti ti hanno ispirato di più? Quali musicisti e quali suoni ti hanno fatto venire voglia di creare la colonna sonora del film?
La lista, te lo anticipo, è lunghissima. Diciamo che gli artisti che ricorrono più spesso e la cui influenza è più evidente sono il primo Bob Dylan, Woody Guthrie, Tom Waits, David Bowie. Bowie in particolare è stato un'influenza enorme, anche per l’atmosfera che si respira in questo mondo distopico. La lista è ancora lunga: PJ Harvey, The Carter Family, Iggy Pop, Prince e tanti altri. Ci sono anche parecchie ispirazioni meno immediate: ogni tanto ho preso spunto persino dalla banda dell'Esercito della salvezza e, lo ammetto, da un sacco di roba dubstep strana e terribile. (ride) Ah! Devo citare assolutamente anche due compositori statunitensi: Harry Partch, con quei suoi suoni industriali metallici, e Wendy Carlos. Insomma, un sacco di cose diverse messe tutte insieme.

Ho letto che hai dato delle indicazioni precise sui riferimenti musicali anche al reparto costumi e trucco. Ti sei ispirato a dei musicisti specifici per creare il look dei personaggi?
Avevamo in mente degli archetipi ben precisi, che ci hanno aiutato a definire i personaggi e a personalizzarli. Grace Jones, ad esempio, è stata una grande fonte d'ispirazione per il personaggio di Neon Dion, interpretato da Regina Hall. La sua intensità, il suo sguardo severo, la sua silhouette imponente... la rendono un'immagine di donna forte e potente. Per il protagonista maschile Euri invece ci siamo ispirati a Iggy Pop, soprattutto al suo periodo berlinese con David Bowie. Un altro riferimento importante è stato Prince, con la sua sensualità androgina, i suoi veli e i suoi gioielli eccentrici. Credo che per Euri abbiamo preso qualcosa anche da Jimi Hendrix. Invece per Odessa abbiamo pensato a Bob Dylan, al primo Charlie Chaplin e a Giulietta Masina nei film di Fellini. Insomma, un mix di personaggi diversi, legati al cammino, all’essere on the road. Il padre di Odessa è palesemente ispirato a Johnny Cash, un'altra grande icona americana. Forse è da questa parentela che derivano nella stessa Odessa elementi di David Bowie, Elvis, Woody Guthrie e PJ Harvey. La mia protagonista è vero e proprio collage.

Tutti ricordiamo per "Patti Cake$", il film che ti ha messo sotto i riflettori nel 2017: era incentrato sulle difficoltà di una ragazza bianca e sovrappeso che sogna di diventare una rapper in New Jersey, lontano dalle solite capitali statunitensi del genere. Era un film molto realistico, soprattutto nel descrivere la scena rap locale. Come mai questo cambio di direzione così radicale in “O’dessa”? Cosa ti ha spinto a creare un mondo immaginario, distopico nei toni e psichedelico nei colori?
Ho sempre avuto una voglia matta di creare un mondo tutto mio. Volevo costruirlo da zero, ma da sceneggiatore e regista non ne ho mai avuto la possibilità, né a livello economico, né a livello pratico. Questo desiderio risale a prima del mio primo film, che come ricordavi era ambientato nel mondo reale. Credo che dietro “O’dessa” ci sia un desiderio piuttosto prevedibile del nostro tempo: volevo fuggire dalla nostra realtà, rifugiarmi in un posto diverso e viverci per un po'. A livello creativo, è stata un'esperienza incredibilmente stimolante, quasi un'ossessione. Ho passato anni a visualizzare questo mondo, a costruirlo un pezzo alla volta, a immaginare perché esistesse e come funzionasse. Era come se tutto il lavoro che ho fatto negli ultimi venticinque anni mi avesse portato a creare la realtà in cui poi avrei immerso la mia protagonista.

Un mondo fantastico, ma con elementi che riconosciamo anche nella nostra realtà. Mi ha colpito molto la tua versione distorta dei talent show musicali, uno show potenzialmente mortale intitolato “The one”. È un commentario del talent, riflettendo le pressioni che gli artisti e i musicisti subiscono oggi per raggiungere il successo?
In realtà, ho iniziato a lavorare a "O'Dessa" prima che i talent show musicali diventassero così popolari. L'idea di base per quel passaggio del film è nata più di un decennio fa, insieme a tante altre cose finite nella pellicola.Hai ragione nel dire che oggi sembra che l'unico modo per avere successo come musicista sia partecipare a questi programmi televisivi, che sono diventati un po' distopici e aziendali di loro. Ti trasformano in un prodotto. Mi piaceva l'idea di vedere la mia protagonista Odessa, che non ha niente a che fare con quel mondo, costretta a esibirsi su un palco del genere perché alla ricerca di qualcosa di diverso. La sua performance assume un significato differente, perché non è alla ricerca della fama o dell'approvazione del pubblico, ma ha solo bisogno di esprimere qualcosa che ha dentro.

A proposito, come hai trovato l'attrice giusta? Quando hai capito che era Sadie Sink la persona perfetta per il ruolo?
Ho cercato per anni. Trovavo delle candidate interessanti, ma poi quando le testavo a fondo c’era sempre qualcosa che non andava bene. Si è rivelato difficilissimo trovare un'attrice del calibro dell’eroina che avevo costruito, una giovane che fosse in grado di portare avanti il film, di cantare, d’interpretare una storia d'amore e allo stesso tempo di affrontare scene d’azione. Doveva essere un camaleonte, capace di adattarsi a ogni situazione. Stavo quasi per arrendermi, pensando che il film non si sarebbe mai fatto, perché dipendeva tutto dall’interprete che non riuscivo a trovare. Un giorno Sadie ha scoperto non so dove la mia sceneggiatura, ha sentito una delle canzoni che era allegata al copione. Senza dirmi niente, si è ripresa mentre suonava la chitarra e cantava il pezzo. Ho ricevuto questa email con il suo video amatoriale, ed è stata un'epifania. Finalmente ho visto il film, ho visto la mia Odessa. Era lei, lì, in quel momento così semplice. Ho capito subito che era lei la persona giusta.

Tags:
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.