Blastema, imminente il prossimo album
“Il tempo che verrà” dei Blastema esce a metà marzo, a 10 anni di distanza da “Tutto finirà bene”, il loro ultimo album in studio del 2015.
Quello che più affascina, ascoltandolo, è il loro canone eversivo, la loro ars, lirica e sonora. Una tensione emotiva costante, una tribalità intimista e minacciosa capace di scavarti dentro, di farti piangere, di farti stare male, o di spararti addosso botte di adrenalina quando meno te le aspetti.
Già in “Pensieri illuminati”, il loro disco d’esordio, si intuiva tutta quella che sarebbe stata la traiettoria a seguire. Prima di Sanremo, prima di “Lo stato in cui sono stato”, il loro maggiore successo, prima del ritorno allo stadio primordiale, all’arte dei compromessi zero, con il già citato ultimo dittico che diventa summa (momentanea) del Blastemapensiero, ma anche prodromo di ulteriori intuizioni future.
Se c’è una lezione da apprendere, in tutto questo, è che la musica ha bisogno di tempo per essere fatta come si deve. Di dedizione. Ha bisogno di progetti condivisi e di fuoco che ti brucia dentro. Di alchimie liriche da intervallare a suoni prodigiosi. Ed è quello che succede in questo disco, partitura in quattro atti che procede a blocchi di tre canzoni alla volta e che già al primo ascolto ti ammalia e ti seduce. C’è continuità, riconoscibilità, coerenza con il passato ma, nello stesso tempo, anche una visione nitida del tempo che verrà evocato nel titolo, delle possibili evoluzioni di un cammino artistico ancora in divenire.
Hanno rallentato i suoni. Hanno rinunciato al rock convenzionale. Hanno optato per un progetto con una cronologia ben precisa, come nei grandi concept degli anni Settanta, una successione blindata dove ogni nota deve stare nel punto esatto in cui viene collocata, lo stesso ordine di ascolto che verrà riproposto dal vivo.
Tra le 12 tracce “Gatsby” fa venire la pelle d’oca, “Renato”, intensa e bellissima, commuove. Ma è tutto l’album a regalare emozioni non scontate, con un concept grafico pazzesco, copie numerate, limitate, rigorosamente in vinile, unico supporto fisico previsto.
Tutte diverse, costruite a mano e autografate.
E per la prima performance live c’è già una data evento.
15 marzo, al Vidia di Cesena.
Onestamente non vedo l’ora di riascoltarli.
(la foto dell'articolo è di Eloise Nania)