“Rimmel” ha 50 anni. La storia di “Piano bar”
Un'altra leggenda più balzana che metropolitana identifica il pianista di "Piano bar" con Antonello Venditti. La dedica in effetti c'è, quando l'ex di “Theorius Campus” boccia brutalmente l'anteprima di “Rimmel” salvando solo la canzone “Piano bar”, ma anche questa versione sembra una burla messa in giro dallo stesso De Gregori che a Paolo Giaccio, in “Francesco De Gregori, un mito” (1980), rivela testualmente: «Mi ricordo che stavo all'Hilton perché un pazzo mi aveva dato appuntamento per parlarmi alle cinque del pomeriggio, e in questa enorme hall vuota c'era uno che suonava delle musichette terribili sul pianoforte: lui cantava e suonava malissimo e non gliene fregava niente a nessuno: allora pensai di fare questa canzone sul piano bar, poi forse scherzando avrò detto che sembrava Venditti». Nasce così il “pianista di piano bar e suonerà finché lo vuoi sentire non ti disturberà... nella punta delle dita poco jazz, poche ombre nella vita”. Questa ultima breve traccia, meno di tre minuti, completa «il disco perfetto» dove ancora non si capisce se è il sound ad appoggiarsi al testo o viceversa, ma funziona a meraviglia. «Amo tutte le canzoni di questo disco, dalla prima all'ultima. Le avrei amate anche se non avessi venduto così tanto. Molta gente dice che questo album è brutto solo perché è stato in classifica».
Il testo qui pubblicato è tratto, per gentile concessione dell’autore Federico Pistone e dell’editore, da “Tutto De Gregori – Il racconto di 230 canzoni” (Arcana, 300 pagine, euro 18,50). (C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.
