Marracash e il guanto di sfida lanciato alla scena: la playlist
“È finita la pace” per Marracash, che con il suo nuovo album, intitolato proprio così e pubblicato a sorpresa venerdì a mezzanotte, rompe il silenzio discografico nel quale si era rintanato dopo “Noi. Loro. Gli altri”. Ma è finita la pace anche per i protagonisti della scena rap italiana: “È un guanto di sfida, quello che lancio: il disco è una bolla, 50 minuti diversi dalla musica che si ascolta oggi. Il mercato oggi non fa che reiterare certi meccanismi: Sanremo, le hit estive, i duetti. Io non ho voluto ospiti in questo disco. La musica è piatta, uniformata. Con i miei produttori Zef e Marz volevamo proporre suoni diversi, meno modaioli”, ha detto il rapper milanese presentando l’album, che conquista la playlist “Rap Italiano Game Over”, dedicata al meglio della scena rap (potete ascoltarla proprio qui sotto).
La dichiarazione di intenti di "Power slap"
Mai titolo fu più azzeccato, verrebbe da dire a proposito di quello della playlist. Marra ne ha per tutti e lo si capisce sin dal primo brano del disco, “Power slap”: è un simbolico ceffone ai rapper che girano con i bodyguard, che producono bibite e che vanno a Sanremo (a qualcuno avranno fischiato le orecchie). È un pezzo duro, una dichiarazione di intenti, il cui intro riprende volutamente il finale di “Cliffhanger”, contenuto nell’album precedente “Noi. Loro. Gli Altri”, il cui titolo non era quindi casuale, ma scelto per dare continuità e per poter poi riprendere il discorso da dove si era interrotto. In un’epoca in cui la musica sembra essere tutta uguale, omologata, priva di originalità, scritta spesso dagli stessi autori e seguendo le stesse formule, il pezzo si erge come una critica spietata a quella conformità e rivendica con orgoglio l’essere unici: un vero e proprio schiaffo in faccia, come la “disciplina sportiva” del power slap.
Marracash si tira fuori dai giochi e lo canta
Per fortuna c’è anche chi si tira fuori dai giochi. Che è esattamente quello che ha fatto lui, protagonista negli ultimi cinque anni di una costante ascesa, partita con “Persona”, proseguita con “Noi. Loro. Gli altri” e culminata ora con “È finita la pace”, che Fabio Bartolo Rizzo, questo il vero nome del rapper della Barona, 45 anni, considera il capitolo conclusivo di una trilogia. Tra versi politici, riflessioni sulla società, sullo stato della cultura e autoanalisi il “King del Rap” negli ultimi anni ha imbottito le sue rime di una maturità e di una profondità non comuni nel genere. Basti ascoltare “Detox/Rehab”, manifesto della sua volontà di proporre un’alternativa. L’intero progetto, infatti, vuole essere unico, non solo nei temi trattati ma anche nelle scelte stilistiche e nella realizzazione musicale. Il pezzo nasce in un momento complesso per Marracash, quando aveva iniziato un percorso di terapia per cercare di smettere di assumere sonniferi, una sfida tutt’altro che semplice. Questa fase è quindi coincisa con una pausa dal lavoro e con un periodo di isolamento, durante il quale l’artista ha scelto di disintossicarsi anche dalle influenze negative, dai social network e dall’aspetto più tossico del proprio lavoro. Il brano racconta di quel momento, di questa personale “bolla” in cui è nato l’intero album ed ha una chiara influenza old school/hip hop, utilizzando una base che ha, da una parte, colonne sonore italiane, dall’altra un beat molto classico. L’artista ha cercato di avere un flow dal sapore di un certo tipo di hip hop del passato che suonasse più musicale rispetto a quello di oggi, più digitale e freddo.
Con i campionamenti omaggia il cantautorato italiano
Alternativo, Marracash, lo è anche nella scelta dei campionamenti. “È finita la pace” porta avanti la tradizione che aveva caratterizzato “Persona” (in cui ad un certo punto omaggiava anche “Quelli che benpensano” di Frankie Hi-Nrg, Ice One e Riccardo Sinigallia, nel duetto con Coez su “Quelli che non pensano”) e “Noi. Loro. Gli altri” (in “Io” c’era il giro di chitarra de “Gli angeli” di Vasco): qui recupera “Firenze (Canzone triste)” di Ivan Graziani (in “È finita la pace” risuona la voce dello stesso cantautore), “Uomini soli” dei Pooh (in “Soli”) e la “Madama Butterfly” di Puccini (in “Vittima”). “La nostra idea era quella di realizzare un album con un genere tutto nostro, alla Marracash. Con Marz e Zef volevamo tredici canzoni-canzoni, vere, nostre per l’appunto. È stato un processo partito con ‘Persona’, proseguito con ‘Noi, loro, gli altri” e arrivato fino a qui. Sempre meno feat, sempre più identità. Esiste una terza vita e questo disco vuole dimostrarlo. Un modo di fare musica alternativa, ma rilevante. In Italia esiste musica alternativa che esprime concetti potenti, è vero, ma è di nicchia, non è rilevante. Io voglio essere rilevante”, ha spiegato.
Il tour negli stadi
E ora appuntamento alla prossima estate, negli stadi. Il tour partirà il 6 giugno dallo Stadio Comunale di Bibione, in provincia di Venezia. Insieme all’album è arrivato l’annuncio di una seconda data allo Stadio San Siro di Milano, dove oltre alla sera del 25 giugno si esibirà anche il 26 giugno. Il 10 giugno sarà al Diego Armando Maradona di Napoli, il 14 allo Stadio Olimpico Grande Torino di Torino, il 30 giugno all’Olimpico di Roma e il 5 luglio chiederà la tournée allo Stadio San Filippo di Messina.