Come suona "Dune: prophecy" e l'eredità di Hans Zimmer

Dopo i film, la serie: con un problema sulla colonna sonora, creato dal grande compositore...
Come suona "Dune: prophecy" e l'eredità di Hans Zimmer

Nel 2022 il compositore Hans Zimmer vinse il suo secondo Oscar per la colonna sonora di “Dune”, l’adattamento filmico del romanzo di Frank Herbert diretto da Denis Villeneuve. La vittoria arrivò dopo anni di digiuno e una decina di nomination andate a vuoto. Pur essendo uno dei compositori più famosi e apprezzati anche dal pubblico generalista - chi non ricorda i corni da caccia di “Inception” e i violini ora incalzanti ora ironici dello “Sherlock Holmes” di Guy Ritchie? - Hans Zimmer infatti non metteva le mani su una statuetta da quasi vent’anni. Correva l’anno 1995 quando vinse il suo primo Oscar per la colonna sonora de “Il re leone”.

Hans Zimmer, "Dune" e gli Oscar

L’Oscar per “Dune” suggella un lavoro immane svolto dal compositore, che è un grande ammiratore dell’opera di Frank Herbert, almeno quanto Denis Villeneuve. Così come il regista canadese ha sognato per decenni di potersi cimentare in un suo adattamento filmico, anche il compositore ha lavorato per anni a una colonna sonora sperimentale che fosse differente dai suoi lavori precedenti e da quanto realizzato dai colleghi in campo sci-fi. All’epoca del lancio del primo film Zimmer spiegò con dovizia di particolari il processo con cui campionò una miriade di strumenti e poi utilizzò i vocalizzi di un coro di voci femminili come elementi di un’orchestra per creare il tema principale del film, alterandolo nei timbri, nel ritmo e nelle sonorità per raccontare il viaggio interiore e attraverso la galassia di Paul Atreides.

Nel 2025 Hans Zimmer punta a fare doppietta, o quantomeno a centrare la nomination agli Oscar per la colonna sonora di “Dune: parte due”. Warner Bros ci crede e sta sostenendo il compositore attraverso tutta quella serie di premi complementari  che scandiscono la “stagione dei premi” detta Award Season. Premi satellite che porteranno alla premiazione finale, la più importante, la notte degli Oscar.

Non tutti però pensano che il lavoro di Hans Zimmer sia candidabile (in gergo “eligible”) come miglior colonna sonora originale. Nel lungo, complesso e talvolta bizantino regolamento degli Academy Awards è stabilito che, per venire nominata nella categoria dedicata, una colonna sonora debba essere originale. Per esserlo, non più del 20% del totale deve essere derivativo; una citazione, una rielaborazione o una ripetizione di composizioni già esistenti.

Facile, no? Sulla carta, in teoria. In pratica ora la colonna sonora di “Dune: parte due” è diventata oggetto del contendere. Secondo alcuni - tra cui quanti hanno interpellato l’Academy in merito - le citazioni e i rimandi alla colonna sonora del primo film eccedono il famoso 20%. Warner Bros. Zimmer e Villeneuve però non ci stanno e continuano la loro campagna “elettorale”. La somiglianza, a loro dire inferiore a quella percentuale, va ricollegata al fatto che Dune non è un sequel ma una “parte due”, una naturale continuazione che riparte da dove eravamo rimasti e evolve in modo autonomo e originale. Villeneuve ha difeso il suo collaboratore, ricordando che ha lavorato duramente al progetto, creando una montagna di musica originale per questo nuovo film.

In attesa di capire chi e come misurerà il famoso 20%, Villeneuve suda freddo. Una delle colonne sonore più suggestive della sua filmografia - quella di “Arrival” firmata da Jóhann Jóhannsson - venne considerata non candidabile per l’inclusione di un brano di Max Richter che avrebbe sforato il tetto del 20%.

La colonna sonora di  “Dune: Prophecy”

La popolarità delle scelte talvolta radicali fatte da Hans Zimmer si rivela una spada di Damocle per lui e per chiunque venga chiamato a musicare un prodotto ambientato ad Arrakis e dintorni. La colonna sonora del primo Dune è talmente iconica da costituire non solo un tassello essenziale dell’identità del Dune secondo Villeneuve, ma da diventare un ostacolo difficilmente scavalcabile da Zimmer stesso e dai suoi epigoni.

In queste giorni arriva su Sky e NOW “Dune: Prophecy”, la serie HBO che punta ad ampliare su piccolo schermo l’universo cinematografico di Dune. Ambientata diecimila anni prima dell’inizio della storia del predestinato Paul Atreides, “Dune: Prophecy” racconta un Imperium politicamente giovane e barcollante. Al centro delle macchinazioni c’è un altrettanto arcaico ordine delle Bene Gesserit, ancora impegnato a garantire la propria sopravvivenza attraverso l’eugenetica e la manipolazione politica.

L’idea dietro ai sei episodi che compongono "Prophecy" è quella di mostrare il germe di ciò che millenni dopo è leggenda, dato di fatto, profezia, destino inevitabile, concentrandosi sull’ordine femminile che tenta che nei secoli ha fatto in modo di radicarsi in ogni centro di potere, influenzandolo nell’ombra.

Poco importa se il progetto della serie sia nato ancor prima che il film trovasse in Villeneuve il suo regista. “Dune: Prophecy” arriva dopo due film e soffre molto il confronto con la questa controparte, perché fatica a essere alla sua altezza a livello produttivo e narrativo. D’altronde la storia non è firmata da Frank Herbert, ma dal figlio, che ha dedicato la sua carriera all’espansione cronologica e spaziale dell’universo di Dune. L’impressione più forte che si ricava dalla visione dei primi episodi è che funzionerebbe meglio come spin-off di “House of the Dragon”. Non solo perché l’emittente è la medesima (e si sente che la forma mentis di chi si muove dietro le quinte è quella), ma perché è dura stare al passo con lo stato dell’arte dell’industria cinematografica creato dai nomi di riferimento di ogni singolo settore inerente alla creazione di immagini-audiovisive. Specie se il tuo budget e il tuo team non hanno le stesse possibilità.

Inizialmente era stato chiamato l'islandese Jònsi (Sigur Ros) a creare una traccia sonora che desse un’identità forte allo show rimanendo nel solco dell’universo sonoro creato da Zimmer. Successivamente l’incarico è passato al compositore tedesco Hauschka. Il suo lavoro in “Dune: Prophecy” è trasparente, poco incisivo sia nel richiamare l’universo creato da Zimmer sia nel dare personalità ai complotti politici al centro della serie.

L’amara ironia della sorte sta nel fatto che l’attivissimo compositore teutonico potrebbe finire per prendersi quella nomination che Zimmer vede in forse. Quest’anno infatti ha firmato la colonna sonora di “Conclave”, film che ha il Vaticano al posto delle Bene Gesserit. “Conclave” è stato molto apprezzato dalla critica e si sta candidando a diventare un Oscar contender di spicco. Quella soundtrack Hauschka l’ha firmata col suo vero nome, Volker Bertelmann. A differenza del lavoro fatto su "Prophecy", la colonna sonora di “Conclave” è incisiva e memorabile e ha già raccolto un primo riconoscimento di categoria con la nomination agli Hollywood Music in Media Awards. Nella categoria di miglior colonna sonora si scontrerà con Zimmer, nominato per il suo lavoro nel film “Blitz” di Steen McQueen. Zimmerman però ha un’altra nomination, per “Dune: parte due”, nominato nella categoria miglior colonna sonora per film fantastico o fantascientifico.

È ancora presto per capire se la colonna sonora del primo Dune si rivelerà troppo iconica per non far male alle speranze di nomination di Zimmer. Quel che è certo è che l’incapacità di un talentuoso come Hauschka di trovare una dimensione connessa al mondo dei film ma comunque indipendente e con un proprio carattere per la colonna sonora di "Prophecy" è un’ottima sintesi del perché la serie non funziona. Più che lo spin off di Dune, finisce per somigliare all’epilogo alternativo di “House of the Dragon”, con le sue intriganti sorelle che pian piano realizzano di avere obiettivi differenti e percorsi politici forse opposti per raggiungerli.

“Dune Prophecy” è in esclusiva su Sky e NOW a partire da lunedì 18 novembre 2024.

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