Renzo Rubino: “La mia Sbanda suona il sud”. Il tour nei club.

Le date imminenti per riscaldare l’autunno in città con il calore gioioso di una festa di piazza.
Renzo Rubino: “La mia Sbanda suona il sud”. Il tour nei club.

Trentasei anni, martinese (ossia di Martina Franca), Renzo Rubino potrebbe vantare “un grande avvenire dietro le spalle”, citando il titolo di un vecchio libro di un mostro sacro come Vittorio Gassman anche solo per le sue tre partecipazioni al Festival di Sanremo (e due terzi posti, tra i giovani con “Il postino (amami uomo)” – premio Mia Martini – e tra i campioni con “Ora” – premio per il miglior arrangiamento). In verità, però, nessuno più di lui sembra vivere nel presente; curioso, entusiasta, sempre in cerca, con la sua musica e la sua creatività, di avere qualcosa da raccontare e da cui farsi raccontare, che sia scrivere canzoni o inventare letteralmente dal nulla “Porto Rubino”, un festival di mare itinerante ambientato nella sua Puglia e diventato in pochi anni uno degli eventi musicali dell’estate.

Dal 2010 ad oggi sono cinque gli album di studio, tra cui spicca l’ultimo, “Il silenzio fa boom” (Dischi del Porto / ADA), autoprodotto in totale libertà e realizzato con la Sbanda, formazione di bandisti che unisce musicisti professionisti e non, sotto la talentuosa direzione e arrangiamento del jazzman Mauro Ottolini e la supervisione del produttore Taketo Gohara. Disco e canzoni rodate in due anni di attività live estiva e che adesso arriveranno in una veste inedita in alcuni club italiani: il 16 novembre allo Spazio Porto di Taranto, il 21 all’Alcazar di Roma, il 22 all’Arci Bellezza di Milano e il 23 al Locomotiv Club di Bologna, prima di tornare al sud per accompagnare i giorni delle festività natalizie, il 22 dicembre a Rende (CS), il 23 a Corato (BA) e il 30 a Catanzaro. Da Renzo Rubino ci siamo fatti raccontare lo stato d’animo che accompagna questa inusuale avventura e ne abbiamo approfittato per toglierci un po’ di curiosità su di lui.

Dopo una prima fase di riscaldamento fatta di concerti estivi, il progetto live “Renzo Rubino e Sbanda” approda adesso in quattro club importanti, a Taranto, Roma, Milano e Bologna. Che tipo di concerto porterai in queste città?

La piazza ti offre la possibilità di essere per tutti, quindi la musica diventa oggetto di festa; è per i più grandi, per i bambini che giocano a far la ruota sotto la cassa armonica, è per gli annoiati ed i distratti, è per chi ha voglia di passare una serata inconsueta e felice. Il club invece mi permette di essere più acuto, di disegnare una scaletta e affinarla, di non distrarmi. Il pubblico vuole le canzoni condite a festa che questo album inevitabilmente trasporta.

Oltre ai musicisti della Sbanda in queste date avrai con te dei complici, sia in qualità di opener che come ospiti. Come puoi introdurceli?

Ho scelto gli ospiti tra gli amici per cui nutro grande stima. Margherita Vicario la conosco da anni ed ho seguito tutto il suo percorso, le canzoni di Gnut sono state la colonna portante della mia nostalgia estiva. Dente mi dà pace e mi diverte mentre con Chiara ridiamo sempre, ci confrontiamo e la sua voce mi emoziona. Ad aprire i concerti ci saranno poi giovani artisti come Beo e Gasbi, incontrati nel mio percorso durante un laboratorio di scrittura al Reset Festival di Torino. Mi hanno colpito molto e sono felice abbiano accettato il mio invito. Assurditè la scorsa estate è stata la rivelazione di Porto Rubino tra i giovanissimi, mentre Lucrezia la seguo già da un po’. 

Il progetto con la Sbanda è iniziato quasi due anni fa, anche se il disco che avete registrato insieme, “Il silenzio fa boom”, è uscito ad aprile 2024. Come è nato e cosa volevi raccontare?

Era da un po’ di tempo che volevo fare un disco del sud. Per me la Puglia non è solo pizzica e taranta ma anche ottoni, cortei pomeridiani, musica sacra popolare. Tutto questo si è unito a una forte esigenza di scrivere canzoni. Ovviamente quando ho approcciato sentivo già nella testa le marce, i tempi in tre quarti e una vocazione nel raccontare i sentimenti della piazza. È stato il disco del mio ritorno in musica, è stato la mia cura.

Come ti sembra che reagisca il pubblico a una proposta come questa, tutto sommato non proprio canonica?

La vera rivoluzione è vedere la gente che balla il valzer nelle piazze sulle note di “Mal de chép”. Anche se non canonico, questo suono antico fa parte geneticamente del nostro patrimonio musicale italiano e ha una vita tutta sua. Ad oggi ho visto tanta felicità anche in chi non conosceva nulla delle mie canzoni.

Nel concerto, oltre a luminarie, momenti di marching band e la tipica atmosfera di una festa del sud, trovano posto molte delle tue canzoni “pop” dei precedenti album.  

Si, arrangiate per l’occasione, inoltre in questo tour prendono il largo vecchie canzoni, alcune non le cantavo da tanto tempo, di alcune non ricordavo il testo, in altre ho trovato nuovi significati. Direi che questo sarà un concerto PoPolare. 

Durante il lockdown sei stato l’ideatore di un festival di mare itinerante sulle coste pugliesi intitolato Porto Rubino, che ogni anno cresce di popolarità. Come è nata quella idea e come vorresti ancora svilupparla? Hai un ospite e/o un sogno nel cassetto?

Inizio col dirti che sogno una serata intitolata "Lupi di mare" con Renato Zero, Riccardo Cocciante, Ornella Vanoni e Marcella Bella. Porto Rubino mi ha dato la possibilità di considerare un’altra via che non fosse prettamente quella del palcoscenico. Mi ha curato durante il lockdown. Era il periodo dei “porti chiusi”, si parlava tanto di frontiere e confini e tutto questo mi sembrava assurdo. Qualche tempo prima avevo avuto un incidente in mare con la mia barchetta, in lontananza il faro di un porticciolo salentino era l’unica cosa che mi desse speranza. Il porto è un luogo in cui non ci sono generi. Vivono i bambini con gli anziani, ci sono le donne, i pescatori, è un luogo vivo e tutti quanti si danno una mano. Volevo dare una mano per tirar fuori questo concetto comunitario attraverso un’intenzione, che il mare sia una cosa da proteggere.

A tal proposito, sui tuoi social appaiono spesso foto o video fatti navigando o vicino al mare. E’ il tuo elemento principe?

L’acqua è il mio elemento, nato sotto al segno dei pesci aspettavo l’estate per andare al mare con i miei nonni…che bella l’infanzia anche quando è inconsapevolmente complicata! Nei momenti difficili mi sono sempre fatto un bagno.

Un’altra idea molto fortunata è stata, la scorsa estate, sempre in Puglia, l’organizzazione di “Compa’: l’unione fa la banda”, in cui hai coinvolto molti ospiti musicali da Venerus a Motta, da Chiara Galiazzo a Roy Paci. Anche per questo format si preannuncia un bis?

Non potrò suonare tutta la vita con la banda ma posso lasciare qualcosa da fare con loro. “Compà” è il mio festival delle bande. Anche quando farò un tour metal saprò che il primo lunedì di luglio a Martina Franca suonerò ancora una volta con i miei amici.

E’ difficile mantenere un equilibrio tra la tua parte “organizzativa” da direttore artistico e quella più “creativa” da artista? Un Festival come Porto Rubino porterà via molto tempo…

Io sono musicista, mi piace scrivere, disegnare, amo la ceramica, mi piace immaginare uno spettacolo e vivere tutti gli sbalzi emotivi che può portare. Quando canto voglio piangere e ridere. Come si colloca Porto Rubino in tutto questo? Ho dei collaboratori molto bravi che mi aiutano ed è un luogo stupendo in cui sperimentare alcune delle cose sopraindicate. Ma io continuo a voler vivere di canzoni.

Quali sono i momenti in cui ti trovi a scrivere canzoni? E riesci a scrivere sempre?

Scrivo pochissimo, lo faccio solo quando diventa una necessità. Ieri ho visto “Parthenope” di Paolo Sorrentino, nel buio del cinema mi sono appuntato un testo, ne avevo bisogno, sentivo di voler dire qualcosa. È già una canzone. Mi è capitato di scrivere anche durante un dj set di musica brutta, sia chiaro. Le canzoni esistono già, io mi sento piuttosto un tramite. 

Ripercorrendo velocemente la tua carriera: è vero che hai iniziato a suonare alternandoti tra l’organo della chiesa e il pianoforte di un night club? 

Suonavo in chiesa la domenica mattina, era difficilissimo, ho provato a portare delle modifiche, come ad esempio introdurre il pianoforte. Un giorno un signore si avvicinò e mi disse: “Giovane, perché non suoni l’organo? A noi ci piace cosi”. Ho capito che aveva ragione, alcune cose non si devono cambiare. In compenso il sabato notte potevo sperimentare tutto quello che volevo al night club, le ragazze mi utilizzavano come juke-box, erano loro a scegliere le canzoni. Ho suonato ogni cosa. Ricordo che una ragazza toglieva le mutandine sull’acuto di “Nessun dorma”.

A proposito di sacro e profano, il tuo primo gruppo si chiamava se non erro i KTM: puoi spiegare la sigla per i non pugliesi e che genere di musica facevate?

In effetti alcuni pensavano fosse un noto marchio motociclistico, in realtà KTM sta per The Kitty Moor, una sorta di dialetto inglesizzato che sta per dechitemuort. Non andrei oltre nello spiegare il significato... Era il gruppo dei compleanni, suonavamo Radiohead, Coldplay e Renato Zero. Ogni tanto ci infilavo qualche mia canzone. 

Hai collezionato tre partecipazioni al Festival di Sanremo, molto importanti per la tua carriera: come ti sembra sia cambiato il Festival in questi anni e pensi ci possa essere posto per una proposta come la tua?

Sono anni che mi chiedo se c’è un posto per me nel panorama musicale italiano attuale, che è anche quello di Sanremo. La risposta è no, non c’è, ma sono ostinato, ed è tutto quello che mi definisce in questo mondo.   

Con questo tour tornerai a Milano, città in cui hai vissuto ma in cui non ti esibisci da qualche anno. Con quale spirito salirai sul palco?

Una volta dicevo ai miei musicisti: come se fosse il primo, come se fosse l’unico, come se fosse l’ultimo.

Ci dicono che hai sempre qualche progetto in testa per il futuro… cosa stai preparando o che idee hai per il futuro?

Togliere tutto quello che appesantisce il mio percorso musicale. Mi piacerebbe avere delle nuove collaborazioni e sperimentare. Sono affascinato da quello che non conosco.

 

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