Lateral è un appuntamento periodico di Rockol per attraversare la storia della musica popolare, alta e bassa, e offrirne una vista, appunto, laterale. Da leggere, commentare e ascoltare con la playlist dedicata. Questo episodio è dedicato alla fine degli amori nelle canzoni pop e rock, italiane e straniere.
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Se gli amori non finissero, mancherebbe una parte importante delle più belle canzoni pop. Ci sono artisti che alla fine di una storia hanno dedicato un intero album – Bob Dylan e Nick Cave tra i tanti - e non mancano le canzoni per ciascuno dei momenti della fine di un rapporto, da quando pensi si possa ricominciare a quando sei convinto di averlo accettato. Ma anche quelle sugli amori che finiscono prima di cominciare. Che non si muore per amore è una gran bella verità, ma si muore un po’ per poter vivere. Perché se mi lasci, non vale.
Neil Young ha solo ventiquattro anni quando entra in studio per incidere “After The Gold Rush”. Da poco completato il tour con cui promuovere “Déjà Vu” registrato con Crosby, Still e Nash, è in una fase di creatività infinita che lo porterà a produrre alcune delle cose migliori della sua carriera. Leggenda vuole che una di queste canzoni sia ispirata dalla fine della storia d’amore tra Graham Nash e Joni Mitchell, nata nell’atmosfera magica di Laurel Canyon e celebrata nelle canzoni di entrambi. Si conoscono quando lui è alla fine della sua avventura con gli Hollies – e del suo primo matrimonio - e lei è la giovane più promettente della scena folk californiana. È subito amore, amore quello vero. Nash lascia il suo paese, l’Inghilterra, e nell’estate del 1968 si trasferisce a casa di lei. Anche la Mitchell è già stata sposata, ma si innamora di Nash come pensava non fosse possibile. Poco meno di tre anni insieme, una proposta di matrimonio - prima accettata, poi rifiutata –, voli transatlantici per ritrovarsi, liti, cornflakes e latte sulla testa di lui e alla fine un telegramma dalla Grecia nell’estate del 1970 che dice “If you hold sand too tightly in your hand, it will run through your fingers. Love, Joan”. I concerti, le pressioni del mondo della musica, la paura di lei di dover sacrificare la carriera per una vita da casalinga li dividono. Graham Nash è devastato. Quando, poco tempo dopo, nella casa di Stephen Stills, Neil Young gli fa ascoltare in anteprima “Only Love Can Break Your Heart” capisce all’istante che è stata scritta per lui e Joni. Perché è vero, solo l’amore può davvero spezzarti il cuore. “Try to be sure right from the start. Yes, only love can break your heart”.
La gente odia le storie che finiscono – soprattutto le proprie –, ma ama le canzoni che ne parlano. È un argomento talmente universale e centrale nell’esperienza umana che ascoltare una canzone che lo racconta ci fa sentire meno soli, come se qualcun altro avesse davvero capito quello che stiamo vivendo. Un modo per digerire, elaborare il lutto e sopravvivere. Come navigare il mare immenso delle canzoni sulla fine di un amore e selezionarne alcune? Magari orientandoci con le fasi canoniche che ne descrivono i passaggi, a cominciare dalla prima, la Negazione.
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Negazione
La prima reazione alla rottura di un legame affettivo è il rifiuto. Tra “è solo un brutto sogno”, “una crisi momentanea”, “non può succedere proprio a noi”, la negazione è la risposta naturale all’abbandono e agisce da protezione di sentimenti che non si è ancora pronti ad affrontare.
“Brilliant Disguise”
“Tunnel Of Love” esce nel 1987 ed è un album che parla d’amore come Bruce Springsteen non ha mai fatto prima. Non è più tempo di cars and girls, ma di liriche più complesse e colme di disillusione che sembrano far riferimento alla sua esperienza personale. Springsteen ha sposato l'attrice/modella Julianne Phillips nel maggio 1985, dopo averla incontrata solo sette mesi prima. Nel tentativo di ridimensionare l’enorme successo di “Born In The U.S.A.” e del successivo tour, si è chiuso in casa nel suo nuovo menage familiare e ha lavorato al nuovo disco che appare dimesso, spoglio, ma anche molto più emotivamente consapevole. Nelle note di copertina del disco, il cantante scrive "Thanks Julie", ma ascoltando le canzoni appare evidente che non tutto funziona nel loro matrimonio. Il disco è pieno di dubbi e centrato intorno all'impossibilità di conoscere veramente se stessi o coloro a cui affidiamo il nostro amore, come in un geniale travestimento, un “Brilliant Disguise”, il singolo che lo precede. La coppia chiederà il divorzio meno di un anno dopo l'uscita dell'album. “When I look in your eyes, is that you, baby or just a brilliant disguise?”.
“I Don’t Want To Talk About It”
Negare la fine di una storia si traduce spesso nella volontà di non parlarne, non affrontare i problemi, un po’ come titola una canzone pubblicata per la prima volta nel 1971. È l’anno in cui esce sul mercato il primo e unico album dei Crazy Horse nella formazione originaria. Da alcuni anni, la band accompagna a intermittenza Neil Young in studio e dal vivo e tra il cantante canadese e il chitarrista Danny Whitten si è instaurata un’amicizia vera e profonda, che va ben oltre la perfetta unione tra le due chitarre. Whitten inizia a fare uso di eroina, inizialmente per cercare di gestire un’artrite remautoide, e sprofonda rapidamente nella tossicodipendenza. Già durante le sessions di “After The Gold Rush” il suo rendimento artistico si fa sempre più discontinuo, tanto che a un certo punto Young decide di sostituirlo. Sembra più in forma quando lavora al primo disco dei Crazy Horse, al quale contribuisce con cinque canzoni, tra le quali quella che lo consegnerà alla storia, “I Don’t Want To Talk About It”. La canzone si muove in precario equilibrio tra sincerità e sentimentalismo, ma l’interpretazione vocale che offre Danny Whitten è vera e sentita e la risparmia da derive patetiche. Seguirà un numero sterminato di cover, il successo mainstream con Rod Stewart e la versione “asciugata” degli Everything But The Girl. Neil Young chiamerà ancora Danny per il tour post “Harvest”, ma i risultati saranno talmente disastrosi che la collaborazione viene bruscamente interrotta. Neil Young gli compra un biglietto aereo per Los Angeles, gli dà 50 dollari per mangiare e lo saluta. Danny Whitten prende l’aereo e una volta atterrato a Los Angeles spende i 50 dollari per comprare della benzodiazepina che assume insieme all’alcol. Muore lo stesso giorno. Non ha ancora compiuto trent’anni. Neil Young non si libererà mai dal senso di colpa e lo ricorderà per sempre. “I don't wanna talk about it, now you broke this old heart”.
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Patteggiamento
Dopo l’incredulità, si tenta di patteggiare nella speranza che sia possibile riavere indietro chi ti ha lasciato, far rivivere in qualche modo il passato. Spesso un tentativo inutile, il patteggiamento è un passo in avanti nell’elaborazione del lutto perché non presuppone più la negazione della perdita. Si patteggia un po’ per poter vivere.
“The Scientist” – In questa fase, un’espressione che va per la maggiore è “Torniamo come eravamo all’inizio”. Chris Martin ci sta probabilmente pensando mentre lavora al secondo album dei Coldplay e capisce che manca qualcosa. Ascolta il primo disco da solista di George Harrison, si mette al piano e la canzone esce di getto. Il regista che sceglie per il video ha da tempo un’idea per una canzone e ascoltando "The Scientist", con il suo ritornello sul ritorno all'inizio capisce subito che è il brano giusto. Ha in mente una storia tragica, ma che inizia felice e il video viene girato in reverse per finire quando le cose erano ancora tali. Chris Martin studia per un mese come recitare il testo all’incontrario e poterlo eseguire con il video girato in primo piano. “No one ever said it would be so hard, I'm going back to the start”.
“A Mano, A Mano”
Riccardo Cocciante fa coppia artistica a lungo con Marco Luberti, autore dei testi di gran parte degli album degli anni Settanta. È il caso anche di una canzone che fa parte dell’album omonimo del 1978, “A Mano, A Mano”. Il brano è reso nella maniera sofferta al limite della rassegnazione del Cocciante di quegli anni. Il testo è in pieno stile crepuscolare, tanto caro a Luberti. Succede poi che tre anni dopo, la RCA proponga ad alcuni artisti del suo roaster una serie di tour collettivi per promuovere un nuovo format del vinile. Qualcosa di simile agli extended play degli anni Sessanta, dischi con quattro canzoni (chiamati per l’appunto Q Disc) che costano meno di un album e offrono una migliore resa sonora per la maggiore distanza tra i solchi. Parte quindi un tour che vede insieme Riccardo Cocciante, Rino Gaetano e i New Perigeo. Nei concerti c’è spazio per uno scambio di repertorio ed è così che Gaetano si impadronisce, probabilmente per sempre, di “A Mano, A Mano” con una versione che sostituisce gli archi dell’originale con un arrangiamento più pop e ritmato. L’interpretazione, pur condividendo alcuni momenti “urlati” con quella di Cocciante, è in pieno stile Gaetano, aiutata dall’incedere della batteria e dall’intermezzo di sax che conferiscono al brano un gusto molto più moderno. Una leggenda racconta che Rino canti la canzone una sola volta, mentre scorge tra il pubblico una sua ex che, alla fine della canzone, se ne va. Quattro canzoni registrate il 4 e il 5 luglio 1981 al Teatro Tenda di Roma finiranno in un album, battezzato per l’occasione “Q Concert”. Di lì a poco, Rino Gaetano si sarebbe dovuto sposare con la fidanzatina di una vita, Amelia Conte. Ma non è andata così. “E a mano a mano mi perdi e ti perdo e quello che è stato ci sembra più assurdo”.
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Prima Digressione
“The Blower’s Daughter”
Si può soffrire anche per un amore mai cominciato. Damien Rice è un cantautore irlandese sostanzialmente sconosciuto quando pubblica il suo primo album - autoprodotto e autofinanziato – registrato tra l’appartamento di un amico a Parigi e la sua cucina a Dublino, passando per Killarney e Londra. Ne esce qualcosa di davvero autentico che conserva la magia perfettamente imperfetta della registrazione. Il singolo che anticipa l’album racconta di come si possa avere il cuore spezzato per un amore che finisce ancora prima di iniziare. Accompagnato da un violoncello e dalla voce di Lisa Hannigan, il brano si ispira a una storia reale vissuta da Rice quando, operatore in un contact center, si innamora al telefono di una ragazza che non ha mai incontrato di persona, né mai cercato di incontrare. Per mesi i due continuano la loro relazione al telefono, sino a quando lei la interrompe bruscamente, senza una vera ragione. Rice rintraccia l’indirizzo di lei e decide di spiarla, per poi scoprire che è una studentessa di 16 anni che gioca con le sue emozioni. Il singolo esce il 21 settembre 2001 e non se ne accorge quasi nessuno. Entra brevemente nella classifica dei venti singoli più venduti in Irlanda, ma ci vuole quasi un anno perché la canzone faccia il botto in Irlanda e Regno Unito, e dopo in mezzo mondo. E, infine, nel film “Closer”. “I can't take my eyes off of you”.
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Rabbia
Il patteggiamento non porta alcun risultato. Rimangono i soliti dubbi, le stesse scuse, una sostanziale indisponibilità a riprovarci. È il momento della rabbia, il segno che si inizia a comprendere l’irrimediabilità della perdita.
“In The Air Tonight” –
Nel 1978, alla fine dell’ennesimo tour con i Genesis, Phil Collins torna a casa e la moglie Andy gli dice che tra loro è tutto finito. Si è innamorata di uno dei decoratori che lavorano alla sistemazione della loro nuova casa. Si prende i bambini e torna in Canada. Phil non molla e la segue a Vancouver, dove compra una casa per cercare di riconquistarla. Dopo quattro mesi, non cambia nulla. Il matrimonio è finito. Collins torna a casa, in Inghilterra. La camera da letto matrimoniale diventa il suo nuovo studio di registrazione, la nuova batteria elettronica Roland CR 78 il nuovo compagno di giochi. Inizia a comporre quasi per caso e i testi escono di getto. Ogni volta che telefona a Vancouver per parlare con Andy, non riesce a parlare. Prova a farlo con le canzoni, convinto che quando Andy le ascolterà, capirà la sua sofferenza e tutto tornerà come prima. Ma non va esattamente così. Collins mette da parte le nuove canzoni e si dedica al nuovo album dei Genesis, “Duke”, che uscirà nel 1980. L’estate dello stesso anno riprende in mano i pezzi lasciati da parte e capisce di avere in mano il suo primo album da solista. “In The Air Tonight” esce il 9 gennaio 1981. Suona come una cosa proveniente da un altro mondo, strana e avvincente allo stesso tempo. E poi, “quel” fill di batteria. Il testo gli è uscito di getto e di rabbia ce n’è parecchia. “If you told me you were drowning, I would not lend a hand.”
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Disperazione
Non si può rimanere arrabbiati per sempre, è faticoso. Non appena l’energia necessaria viene meno, è il momento della disperazione. Nella prima consapevolezza che la perdita è reale, si sprofonda in una profonda tristezza.
“I’d Rather Go Blind”
C’è un film che non è mai stato distribuito in Italia che esce nel 2008 nelle sale americane. Il titolo è “Cadillac Records” e racconta gli anni Cinquanta di Chicago suonati da artisti come Muddy Waters, Little James, Chuck Berry, ed Etta James, interpretata da Beyoncé. Etta, soprannominata “Miss Peaches”, è stata una grande cantante blues e soul con un approccio selvaggio e disperato alla vita e alla musica, tra tossicodipendenza, una serie infinita di relazioni tossiche o sbagliate e violenze varie. Nel 1967 tutto questo viene sublimato in uno dei testi più brutalmente schietti e una delle performance vocali più devastanti della storia della musica. In due minuti e trentadue secondi, Etta James, con la sua fame emotiva, ridefinisce lo stesso concetto di canzone su un amore finito. Preferisce diventare cieca che vedere il suo uomo andare via da lei. Quando Leonard Chess – il fondatore della Chess Records – sente per la prima volta la canzone si alza e lascia la stanza perché non riesce a smettere di piangere. “I'd rather, I'd rather be blind, boy, then to see you walk away, see you walk away from me”.
“Love Is A Losing Game/Back Is Black”
Amy Winehouse ha 22 anni quando incontra l'uomo che diventerà suo marito. Blake Fielder-Civil entra in un pub di Camden, la vede e da inguaribile seduttore inizia subito a corteggiarla. Lei non gli resiste, anche se, come lui, è già impegnata. Dopo una partita a biliardo, finiscono a casa di lei. Da lì inizia un’estate intensa. I traumi dell’infanzia e l’inclinazione all’autolesionismo li uniscono su un piano profondo, rendendoli inseparabili. Amy mette in pausa la musica. Quando parla con gli amici rivela di essere così innamorata da essere pronta a morire per lui. Si fa tatuare il nome di Blake sul décolleté e lui ricambia con un tatuaggio del suo nome dietro un orecchio. Sei mesi dopo, Blake le manda all’improvviso un messaggio in cui confessa di non riuscire a lasciare la sua ragazza. Meglio rimanere solo amici. Amy le prova tutte nel tentativo di riconquistarlo. Prima con una serie infinita di messaggi, poi, sfinita dall'attesa e alla ricerca di una qualche forma di vendetta, finendo a letto con il migliore amico di lui. È vera disperazione e depressione. Speed e alcolici di giorno, la musica di notte. Il tormento d’amore trova la sua sublimazione nella scrittura dei brani del nuovo album, “Back to Black”. Il testo della canzone che dà il titolo all’album è la sintesi finale della sua storia con Blake: "Ci siamo lasciati a parole, sono morta un centinaio di volte, sei tornato da lei e io torno in lutto." Dopo l'uscita del disco, riescono in qualche modo a trovare una nuova strada insieme e si sposano il 18 maggio 2007 a Miami Beach. Nella paura di perderlo, Amy decide di vivere al ritmo di lui, provando tutto ciò che lui prova. E quindi crack, eroina e cocaina. La loro relazione diventa tossica, fisicamente e psicologicamente, e si conclude in modo tragico. “And now, the final frame, love is a losing game”.
“Nothing Compares 2 U”
Nell'estate del 1984, Prince è in una fase di grandissima creatività e sforna una canzone al giorno. Ha anche una relazione con Susannah Melvoin dei Family che sta diventando più importante delle altre ragazze con cui è uscito in precedenza. Negli stessi giorni, la sua giovane governante, Sandy Scipioni, deve andarsene improvvisamente per stare con la sua famiglia perché suo padre è morto per un attacco di cuore. Sandy gestisce in tutto e per tutto la vita di Prince che, improvvisamente solo, continua a chiedere: 'Quando tornerà Sandy?'. Un giorno entra in una stanza con un taccuino e, nel giro di un'ora, se ne esce con il testo di “Nothing Compares 2 U”. Suona tutti gli strumenti e fa tutte le parti vocali. La canzone è pronta e la regala ai Family. Il disco esce e viene presto dimenticato, fino a quando nel 1990, il manager di Sinead O’Connor, Fachtna O'Ceallaigh, le suggerisce di fare una cover della canzone. I due hanno una relazione che sta andando a rotoli. Proprio come Prince, la O'Connor non ci mette molto a “entrare” nella canzone. La registra in una singola take, cantandola con tale coinvolgimento e autenticità da non lasciare scampo. L’arrangiamento è ridotto alle sole parti essenziali, permettendo alla voce della O’Connor di risuonare su tutto il resto. Il video segue la cantante mentre cammina per Parigi per soffermarsi poi su un primo piano della ragazza irlandese in dolcevita nero, la testa rasata e il volto bianco, illuminato su uno sfondo nero, mentre fissa la telecamera. Forse la canzone non è nata per una relazione finita e non parla di un amore in senso romantico. Ma tutto lo fa sembrare. “Nothing can stop these lonely tears from falling, tell me baby where did I go wrong”.
“Crying”
Poteva mancare una canzone di Roy Orbison da questa lista? La sua canzone definitiva sui cuori spezzati nasce dalla fine di una sua esperienza. Quando Orbison incontra di nuovo la ragazza di cui era innamorato un paio di anni dopo, non riesce a fare a meno di tornare da lei e ricordarle che si è sbagliata, mentre le lacrime gli riempiono gli occhi. In un’epoca machista, è il 1961, in cui i ragazzi non parlano degli amori che finiscono e soprattutto non possono piangere, Roy Orbison porta la canzone al numero uno delle classifiche americane. La riprende 26 anni dopo in un meraviglioso duetto con K.D. Lang, un anno prima di morire. “Now you're gone and from this moment on, I'll be crying”.
“I Go To Sleep”
Quando i Pretenders realizzano la cover di “Stop Your Sobbing” dei Kinks, l’autore del brano, Ray Davies, dimostra di apprezzare. Da lì a iniziare una storia d’amore con Chrissie Hynde, il passo è breve. Saranno quattro anni intensi prima di uno schianto fragoroso nel 1984, durante i quali la cantante di Akron, Ohio, avrà l’occasione di ascoltare il demo di un altro brano dei Kinks, "I Go to Sleep", con un diciannovenne Ray Davies che canta e suona il pianoforte. Anche se non ha mai sentito la canzone prima, ne rimane affascinata e la registra con la sua band, aggiungendo il corno francese. Ray Davies ha scritto la canzone nel 1965 mentre aspettava che sua moglie Rasa desse alla luce la sua prima figlia. Ai padri non era permesso entrare in ospedale, quindi passa il tempo scrivendo questa ninna nanna per la sua bambina. La sensuale interpretazione della Hynde porta la canzone in una dimensione diversa, fatta di struggimento e rimpianto. “I go to sleep, sleep and imagine that you're there with me”.
“The End Of The World”
Ci sono canzoni dimenticate a lungo e poi tornate prepotentemente di attualità grazie a film e serie televisive. Una di queste esce alla fine del 1962 e si afferma in ben quattro Top Ten diverse delle classifiche americane. La voce è quella della cantante country Skeeter Davis, del Kentucky. Anche se il testo è ispirato a un lutto reale, le parole suonano perfette per accompagnare, con enfasi e quel giusto tocco di melodramma, la fine di un amore. “Why does my heart go on beating? Why do these eyes of mine cry?”.
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Seconda Digressione
“Spaccami Il Cuore”
Nel 1983, Paolo Conte firma per la CGD e inizia a collaborare al nuovo album di Patty Pravo, quello che diventerà “Occulte Persuasioni” e accompagnerà l’artista veneziana al Festival di Sanremo dell’anno successivo. Tra le canzoni provinate e accantonate dalla Pravo ci sono “Come Mi Vuoi” - che finirà su “Paolo Conte” - e “Spaccami Il Cuore” che rimane nei cassetti per un paio d’anni. È il 1985 quando Mia Martini, da due anni lontana dalla scena discografica, ha l’opportunità di portarla alle selezioni per il Festival di Sanremo. Si prepara sul brano prima di incontrare l’autore e quando si reca a casa l’ha già fatta sua. Le parole sembrano perfette sia dal punto di vista personale (non è da molto che la Martini ha finito la relazione tumultuosa con Ivano Fossati, consumata dalla gelosia di lui), sia professionale, per il suo desiderio di ritornare sulle scene. Se ne registrano due versioni e quella più veloce viene mandata alla commissione selezionatrice. Che la rifiuta. La casa discografica decide comunque di pubblicare il singolo che Mia Martini presenta in diverse trasmissioni televisive e a Saint Vincent Estate. Il singolo non vende e la cantante sparirà dalle scene per tornare, con una voce diversa, al Festival di Sanremo del 1989. Ma questa è un’altra storia. “Spaccami il cuore e se mi vedi, fotografa”.
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Accettazione
“Landslide”
Lindsey Buckingham e Stevie Nicks stanno arrivando al termine della loro storia insieme quando i Fleetwood Mac chiedono loro di unirsi al gruppo. La Nicks lavora come cameriera, insieme suonano 4 set ogni notte per 500 dollari a settimana in una steakhouse perché Lindsey non vuole fare cover. Entrati nei Fleetwood Mac, i due trovano il modo per tornare insieme e vanno a vivere in un appartamento su Hollywood Boulevard per i due anni successivi, tra alti e bassi. Tre anni dopo, il gruppo è alle prese con il nuovo album, “Rumours”, il disco per antonomasia della fine dell’amore. Mentre lo scrivono, Christine e John McVie divorziano, il matrimonio di Mick Fleetwood va a rotoli e la relazione tra Stevie Nicks e Lindsey Buckingham tramonta per sempre. La Nicks tira fuori una canzone scritta nel 1974 che suona perfetta, mentre tutto frana. “And if you see my reflection in the snow covered hills, well, the landslide will bring it down”.
“Insieme A Te Non Ci Sto Più”
Quando Caterina Caselli ascolta per la prima volta la canzone scritta da Paolo Conte e Vito Pallavicini, se ne innamora. È l’occasione perfetta per completare la transizione dal periodo beat di “Nessuno Mi Può Giudicare” e “Sono Bugiarda” a un repertorio più maturo, con brani più ricercati. Conte e Pallavicini sono reduci dai successi di “La Coppia Più Bella Del Mondo” e, soprattutto, “Azzurro” – di pochi mesi prima – entrambi per Celentano. La canzone per la Caselli è qualcosa di completamente diverso. L’estate cede il posto all’autunno. L’arrangiamento di Franco Monaldi si muove tra il sinfonico e il proto prog (i primi secondi dell’attacco sembrano preludere a quello di “Epitaph” dei King Crimson che uscirà solo l’anno dopo). La melodia intensa è amplificata dal testo struggente e semplicemente perfetto di Pallavicini, che parla della fine di un amore con una serie di versi capaci di nuove metafore (“torrenti di acqua chiara”), ma soprattutto di espressioni che entrano nel linguaggio comune (“si muore un po’ per poter vivere” – tra i cinque versi più belli della storia della canzone italiana, a parere di chi scrive - e “chi se ne va, che male fa”). Il brano non presenta la suddivisione consueta strofa/ritornello e inizia subito con le parole del titolo, come per un’urgenza espressiva che non può essere trattenuta. L’interpretazione della Caselli, profondamente emotiva e con un timbro così unico per i tempi, è assolutamente credibile. Sembra davvero che viva quello che sta cantando. Probabilmente la canzone d'autore più utilizzata di sempre nel nostro cinema. Quello che si dice “un capolavoro”. “Arrivederci amore ciao, le nubi sono già più in là”.
“The Winner Takes It All”
Ulvaeus e Andersson iniziano a scriverla durante una vacanza estiva e capiscono da subito di avere tra le mani qualcosa di speciale, forse la migliore cosa scritta dagli Abba. Il titolo con cui identificano la canzone prima di scrivere il testo è “The Story Of My Life” e dopo alcuni tentativi, l’arrangiamento vira in direzione della ballata. Björn Ulvaeus si porta la backing track a casa. La melodia e una bottiglia di whisky gli fanno scrivere il testo in un’ora. Racconta la fine di una relazione e sembra parlare della sua separazione con Agneta Fältskog, avvenuta 18 mesi prima. Agneta che sta per compiere 30 anni è l’ovvia candidata a cantarla e quando legge per la prima volta il testo, piange, ma decide comunque di interpretarla. Divorzieranno l’anno successivo. “I don't wanna talk about things we've gone through”.
“Rimmel”
Francesco De Gregori nell’autunno del 1974 torna dalla Sardegna e dalla collaborazione con Fabrizio De Andrè per “Volume 8” portando con sè una nuova consapevolezza che lo spinge a fare di testa sua, ribellarsi agli arrangiamenti “poveri” di Lilli Greco e prodursi da solo, in segreto, nello studio meno moderno della RCA. Non ha ancora compiuto ventiquattro anni quando a gennaio del 1975 pubblica “Rimmel” e cambia per sempre la storia della musica italiana. La canzone con cui si apre l’album è quella che dà il titolo al disco e racconta ancora una volta la fine di un amore, con una serie di immagini sofisticate e immediate nello stesso tempo. La rabbia sembra però passata per lasciare il posto a una serena rassegnazione. “Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro”.
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Terza Digressione
“Ulay, Oh”
Negli anni Settanta, Marina Abramović e Ulay, pseudonimo di Frank Uwe Laysiepen, sono una coppia di artisti che si concentra sulla performance art, esplorando le relazioni tre la persone con performance spesso estreme, centrate sul corpo. In “Death Itself” uniscono le proprie labbra, respirando l’uno l’aria dell’altro, fino a esaurire del tutto l’ossigeno a disposizione. Dopo 17 minuti cadono in terra, privi di sensi. Nel 1977 scandalizzano il pubblico della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna. I visitatori che entrano nella struttura devono oltrepassare i corpi nudi dei due artisti. Poco spazio e nessuna possibilità di guardare altrove. Chiunque deve scegliere se guardare lei o lui, o entrambi. Nel 1988 annunciano al mondo la loro separazione tramite una celebre performance sulla Grande Muraglia Cinese. “Lovers: The Great Wall Walk”. Mettendo insieme più di ogni altra volta arte e vita vera, Marina Abramović e Ulay partono dagli estremi opposti della Muraglia e percorrono a piedi l’intera struttura, andandosi incontro. Il tempo necessario per ricongiungersi, servirà loro a capire se si amano ancora. Dopo otto mesi di preparativi e tre mesi di cammino, si lasciano, per sempre. Novanta giorni di viaggio, per un totale di 2500 km, per poi incrociarsi e dirsi addio. Quando i due riprendono a lavorare in solitaria, Ulay sposa l’interprete conosciuta durante la performance e torna a dedicarsi esclusivamente alla fotografia, mentre la Abramović prosegue nella performance art, raggiungendo grande popolarità. Nel 2009 a Ulay viene diagnosticato un cancro. Utilizza la diagnosi della malattia come fosse un altro progetto artistico e programma una serie di visite ai luoghi più importanti della sua vita, andando a salutare tutti gli amici che ha in giro per il mondo. Nel 2010, Ulay si reca a New York per partecipare alla performance “The Artist is Present” della Abramović al Museum of Modern Art, che consiste nella possibilità data al pubblico di sedersi di fronte all’artista e guardarla, per due minuti. L’artista risponde allo sguardo del partecipante fissandolo, senza interagire con lui o lei, per guardarne la reazione, ma quando Abramović si accorge che davanti a lei c’è proprio Ulay non può trattenere la commozione e prende le mani dell’ex compagno, anch’egli emozionato. La scena è ripresa in video e in poco tempo si diffonde sui principali social network, condivisa da migliaia di persone. Al MoMA in quei giorni passa anche il frontman di un oscuro gruppo del Tennessee, gli How I Became The Bomb che non riesce a dimenticare l'esperienza. Più tardi, si imbatte nel video e capisce subito: “questa è una canzone". Esce il singolo che entra nella classifica americana. Tra Marina e Ulay seguirà invece una storia fatta di cause per violazioni contrattuali. Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano. Altri, più spesso, no.
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Finale
Cosa succede quando rimani con il cuore spezzato? Prova a spiegarcelo una canzone che vede coinvolti un Ruffin e un James Dean, ma non sono né il David Ruffin dei Temptations, né tanto meno l’attore. Lui è Jimmy Ruffin, fratello maggiore del più celebre David, l’altro è uno degli autori della Motown. “What Becomes Of The Brokenhearted” è inizialmente pensata per gli Spinners, ma Jimmy sente la canzone molto vicina e convince la casa discografica che è lui a doverla interpetare. Il singolo viene pubblicato il 3 giugno 1966, al culmine della guerra del Vietnam, quando le ragazze in tutti gli Stati Uniti sentono la mancanza dei loro innamorati. Il lento e continuo incedere della batteria contribuisce a donare al brano un tono malinconico e scuro che si sposa bene con le liriche sul disperato bisogno d’amore dopo un sogno spezzato e la voce che domina su tutto, tra il lamento e la preghiera. Diventerà una delle canzoni più apprezzate del catalogo Motown, con innumerevoli cover, inclusa quella di Springsteen del 2022. “I'll be searching everywhere, just to find someone to care”.
Al link una playlist che raccoglie le canzoni di questa storia di Lateral. Buona estate e, nonostante tutto, ricordate che “Non Si Può Morire Dentro”.