“Syd Barrett: Have You Got It Yet?”: un doc tra musica e parole

In onda il 6 agosto alle 23.10 su Rai 5 racconta il genio della prima incarnazione dei Pink Floyd.
“Syd Barrett: Have You Got It Yet?”: un doc tra musica e parole

Intorno alla figura di Syd Barrett esiste una videografia di tutto rispetto. Sono tre i documentari di riferimento sull'artista distribuiti negli ultimi trent'anni, realizzati con i contributi di testimoni di prima mano e materiale d'archivio inedito (almeno nel periodo della sua messa in onda originale).

Il primo, un documentario di 40 minuti che riguardava l'intera carriera dei Pink Floyd, concentrava i primi diciassette minuti proprio al periodo “barrettiano”. Curato dal programma “Omnibus” del secondo canale della BBC, andò in onda il 15 novembre 1994, prima dell'intero concerto dei Pink Floyd alla Earl's Court di Londra del 20 ottobre 1994. “Omnibus” offriva le testimonianze di alcuni personaggi riuniti per la prima volta nella stessa puntata come Andrew King (il primo manager dei Pink Floyd), Joe Boyd (produttore del loro primo singolo), l'artista Nigel Weymouth (autore dei primi manifesti psichedelici della summer of love), Mike Leonard (affittuario dei Pink Floyd quando erano studenti universitari e primo tastierista part time nella band), Storm Thorgerson (membro fondatore della Hipgnosis, autori delle copertine più iconiche dei Pink Floyd), oltre a Nick Mason, David Gilmour e Richard Wright. Diverse foto mai viste prima e interessanti video d'archivio condivano il programma, molto apprezzato tra i fan dei Pink Floyd.

Il regista John Edgington realizza un interessante documentario sulla band, trasmesso dalla BBC il 24 novembre 2001, nei giorni in cui usciva il doppio cd antologico “Echoes: The Best Of Pink Floyd”. Questo programma conoscerà una fortunata distribuzione su dvd col titolo “The Pink Floyd & Syd Barrett Story”, impreziosita da filmati e contenuti extra. Nei quasi cinquanta minuti del programma originale, la musica e l'arte di Syd Barrett viene scandagliata a 360 gradi, offrendo una panoramica esaudiente del suo periodo nei Pink Floyd e la sua breve carriera solista, fino ad alcune testimonianze sulla sua sconvolgente visita negli studi di Abbey Road avvenuta nell'estate 1975, mentre i Pink Floyd stavano incidendo l'album “Wish You Were Here”. Contribuirono al programma molte persone che avevano lavorato a fianco di Barrett: si parte dai ricordi lucidi e onesti dei quattro Pink Floyd, fino a quanti avevano incrociato la propria vita con quella di Syd: Libby Chisman (una delle fidanzate di Syd), Bob Klose (chitarrista nei Pink Floyd nei mesi tra il 1964 e il 1965), Mike Leonard, Peter Jenner (manager dei Floyd tra il 1966 e il 1968), Aubrey Powell (Hipgnosis), Joe Boyd (produttore del loro primo singolo), Duggie Fields (artista), Jerry Shirley e Jack Monck (musicisti che suonarono con Syd tra il 1970 e il 1972), Mick Rock (fotografo). Completano la carrellata di testimonianze due musicisti, Graham Coxon (Blur) e Robyn Hitchcock, barrettiani fino al midollo. Tantissimi i filmati, molti dall'archivio della BBC, che rendono gradevole e imperdibile questo documentario.

Distribuito ufficialmente nel 2023, “Have You Got It Yet?” è un documentario molto atteso dai fan di Barrett e dei primi Pink Floyd. Il progetto era nato grazie all'impegno di Storm Thorgerson e del regista Roddy Bogawa, che avevano realizzato nel 2011 “Taken by Storm: The Art of Storm Thorgerson and Hipgnosis”, un bellissimo documentario che faceva ben sperare sul progetto pinkfloydiano al quale stavano lavorando in quei mesi. Quando Storm è venuto a mancare nel 2013, Bogawa (nato a Los Angeles nel 1962 ma di origini giapponesi) ha ereditato il peso del progetto sui Pink Floyd e dieci anni dopo, con caparbia e bravura, lo ha portato a termine non senza difficoltà, offrendo allo spettatore un lungo e intenso viaggio all'interno dell'epopea barrettiana.

Intanto il titolo del film. I fan dei Pink Floyd conoscono la storia che si cela dietro “Have You Got It Yet?”, una fantomatica canzone (mai incisa dalla band) che risale ai primi giorni di gennaio del 1968. I Pink Floyd si erano ritrovati in sala prove nella nuova formazione a cinque con David Gilmour, chiamato ad affiancare (e poi sostituire del tutto) l'ormai spento Barrett. Nel corso di queste prove Syd propose una sua nuova composizione inedita. Il genio di Barrett regalò al resto della band un momento che rappresenta sia l'apoteosi della sua creatività artistica, sia un grido di dolore nei confronti di coloro che non avevano creduto nelle sue capacità. Quel giorno Barrett si prese letteralmente gioco dei suoi compari, proponendo ogni volta la canzone senza eseguirla mai nello stesso modo. Cambiava ritmo, accordi, mescolava abilmente le carte davanti agli occhi dei suoi colleghi, sempre più increduli. Syd suonava la chitarra, guardava dritto negli occhi gli altri e cantava “Have You Got It Yet?” (“Ce l'hai già?”) e loro rispondevano “No, no!”. Waters lo ricorda in una intervista del 1973: “È stato un vero atto di folle genio. La cosa interessante è che non l'ho per niente capita. Sono rimasto lì per circa un'ora mentre cantava “Ce l'hai già?”, cercando di spiegare che lo cambiava continuamente, quindi non potevo seguirlo. Cantava “Ce l'hai già?” e io cantavo “No, no”. Eccezionale”.

"La fama richiede ogni sorta di eccesso, intendo la vera fama, quella dei neon che ti divorano, lunghi viaggi attraverso spazi grigi. Il pericolo, il confine di ogni abisso… Abbiate comprensione per l'uomo costretto a vivere in queste regioni estreme. Anche se mezzo matto, egli viene assorbito dalla follia totale del pubblico. Anche se pienamente razionale, egli non è che un burocrate all'inferno, un genio segreto della sopravvivenza, certo di essere distrutto dal disprezzo che il pubblico riserva ai sopravvissuti". Con queste parole, tratte dal romanzo “Great Jones Street” di Don DeLillo, lette all'inizio del documentario, si offre una possibile chiave di lettura della fuga della rockstar di successo dal dorato mondo dello star system, così vicina al profilo di Syd Barrett.

Quasi a sottolineare le parole di pochi secondi prima, arriva l'audio di una intervista a Syd raccolta nell'estate 1967, nel pieno della sua crisi interiore. Parole dolorose, che lo mostrano nudo e irrimediabilmente confuso, presagio del suo addio alle scene. “Forse questa pausa mi sarà utile per tornare di nuovo a dipingere dopo aver fatto musica per tanto tempo. Non so se scegliere il silenzio o fare qualcosa di stravagante”. Il momento successivo è la dichiarazione alla notizia della morte di Syd Barrett dei Pink Floyd, che lo definiscono “Un faro la cui luce continuerà ad essere di ispirazione”. Non sono ancora passati due minuti dall'inizio del filmato ed è già difficile trattenere le lacrime dall'emozione, con il suono delle prime e profonde note di Shine On You Crazy Diamond che ti trafiggono il petto. Il primo contributo è di Roger Waters, amico d'infanzia di Syd, che mira con sincera franchezza dritto al cuore: “Senza di lui la band non sarebbe esistita. Saremmo stati uno delle migliaia di gruppi che, dopo aver suonato blues e cantato Louie Louie, avrebbero magari inciso un disco per poi sparire nel nulla come tutti gli altri”.

Il documentario firmato Bogawa-Thorgerson prova a scandagliare l'arte barrettiana pieni di sincero amore. La parabola di Syd compie il suo tragitto grazie a immagini e suoni abilmente montati dal regista, che si avvale del sostegno di alcuni collaboratori dell'entourage floydiano, raccolti grazie alla presenza di Storm Thorgerson e al totale appoggio della band. Tanti i richiami a Barrett, alle sue canzoni, alla storia dei Pink Floyd, coinvolgenti  per tutti i 94 minuti della durata del film. I contributi al documentario sono intensi, di prima scelta, offrendo un documento definitivo sulla vita di Syd Barrett. Alcuni filmati contenuti in “HYGIY?” erano già stati utilizzati dai Pink Floyd per la loro mostra “Their Mortal Remains”. Ritrovarli nel documentario è una graditissima sorpresa. Tutte quelle “domande senza risposta” citate nel filmato ti si parano davanti come incubi nella notte, rebus infiniti che non verranno mai risolti e che proprio per questo rendono immenso il profilo umano e artistico di Syd.

Sono tanti i momenti emozionanti che rompono le dighe delle lacrime durante la visione del programma. Gli autori hanno scelto giustamente la linea cronologica, raccontando il periodo dalla nascita di Syd e i primi anni a Cambridge. Le immagini della città universitaria, un posto che ogni vero fan dei Pink Floyd dovrebbe visitare almeno una volta della vita, si susseguono e ti conducono per mano negli anni del dopoguerra, quando Syd e Roger e David e Storm vivevano intensamente la loro adolescenza, inconsapevoli delle tratte disegnate per loro dal destino. Il primo blocco del filmato raccoglie i racconti di parenti e amici, che riservano parole d'amore e di ammirazione per l'amico perduto: Rosemary Barrett, Storm Thorgerson, Andrew “Willow” Rawilson, Seamus O'Connell, Johnny Gordon, Libby Gausden, David Gilmour, John “The Vet” Davies, David Gale, Nigel Lesmoir-Gordon, Aubrey “Po” Powell, addirittura il suo professore di storia dell'arte Jasper Rose. Poi Anthony Stern, Diana McKenna, Jenny Spires. Le immagini si spostano a Londra per gli anni dell'università, poi si concentrano sugli inizi dei Pink Floyd, gli abusi delle droghe di Barrett e sul periodo psichedelico della band, con una particolare attenzione allo stile strumentale e artistico di Syd. Qui arrivano i contributi di Maggi Hambling, Rob Chapman, il dottor Sam Hutt, Andrew King, Peter Whitehead, Peter Jenner, Mick Rock, Peter Wynne-Wilson, Pete Townshend, Nick Mason, Mark Blake, Nick Laird-Clowes, Noel Fielding, Julian Palacios, Andrew Vanwyngarden, Cedric Bixler-Zavala, Rob Dickinson, Graham Coxon, Lindsay Corner. La sezione successiva riunisce i professori David Nutt e Julian Leff, il dottor Mark Collins e il filosofo Tim Freke, provando a districare gli intrecci tra razionalità, creatività e disturbi psichici.

La terza parte del programma si concentra sull'esordio discografico dei Pink Floyd e della inarrestabile scalata verso il successo, a partire dal singolo Arnold Layne ma anche della brusca frenata avvenuta tra luglio e agosto del 1967 e il lento declino che costrinse i Pink Floyd a mettere Barrett fuori formazione dopo i disastri del tour USA e i concerti con Jimi Hendrix. Per questa sezione arrivano i contributi tra gli altri di Sue Kingsford e del dottor R. D. Lang. Le strade di Barrett e dei Pink Floyd si dividono e da questo momento il documentario si focalizza sulla carriera solista di Syd e i due dischi pubblicati nel 1970, “The Madcap Laughs” e “Barrett” Vengono intervistati anche Duggie Fields, Jerry Shirley, Gala Pinion. Ci si sofferma sull'isolamento di Syd Barrett, testimoniato da Cora e Peter Barnes e dal racconto delle sue ultime apparizioni del 1972, che coincidono con la presentazione di un nuovo progetto firmato Pink Floyd, “The Dark Side Of The Moon”.

Non un disco qualsiasi: è l'album che aprirà ai Pink Floyd le porte del successo mondiale, a cinque anni di distanza dalla loro separazione da Syd Barrett. Mentre i Pink Floyd prendono il volo, Syd Barrett sprofonda sempre più nel silenzio. Un salto temporale di due anni e ci ritroviamo al 1975 nello studio 3 della EMI ad Abbey Road e all'inatteso arrivo di Syd Barrett durante le sedute di registrazione dei Pink Floyd. Ne parla Phil Taylor, tecnico delle chitarre di David Gilmour sin dagli anni Settanta, che ha recuperato dal suo archivio alcune sconvolgenti foto inedite di Syd Barrett con i Pink Floyd scattate negli studi Abbey Road di Londra nel 1975. Ai suoi ricordi dell'indimenticabile apparizione di Barrett si aggiungono memorie e sensazioni di Mason e Thorgerson, parole che colpiscono ad ogni ascolto come fosse la prima volta. Gli occhi lucidi di Storm mentre pronuncia la frase “Noi... gli volevamo bene” risultano tardivi ma suonano sinceri.

Il finale di “HYGIY?” racconta degli ultimi anni londinesi di Barrett e del suo mesto ritorno da Londra a casa di sua madre a Cambridge nel 1982, ottanta chilometri percorsi a piedi in quanto era rimasto completamente senza soldi... Rosemary ricorda che il fratello aveva enormi vesciche ai piedi e dovette medicarsi appena arrivato a casa. Dopo il suo ritorno a Cambridge, Syd ricomincia a dipingere, concentrandosi sui paesaggi, come racconta il curatore Will Shutes. Sono gli anni in cui Barrett si riappropria della sua vita, abbandonandogli scomodi panni della rock star. A sostenerlo anche economicamente sua sorella Rosemary, che gli è stata vicina fino alla prematura morte avvenuta nel 2006, quando Syd aveva 60 anni. Gli occhi lucidi e provati di Andrew King mentre dice“E' stata una storia orribile, purtroppo non posso dire che mi abbia sorpreso il suo epilogo”, raccontano di un dolore, diffuso tra quanti lo conobbero, che sembra non essersi mai placato. Il documentario si chiude con l'audio della voce di Barrett dell'estate 1967. Alla domanda “Hai qualcosa da dirmi?”, Syd esita e poi: “Sì. Ecco, in realtà... Non so che dire”. Sui titoli di coda, l'esibizione dei Pink Floyd al Live8 mentre dedicano “Wish You Were Here” al loro amico. Lo smarrimento che accompagna la storia di Syd serpeggia all'interno del documentario, tracciando un esaustivo viaggio lungo il tragitto attraversato da Barrett nei mesi in cui è stato in attività. Il lascito ereditario della sua esistenza sono la pittura, la musica e i suoi testi. Non c'è lieto fine e ci resta il rammarico per aver perso un artista dall'impareggiabile talento come il suo.

“HYGIY?”, che dal 19 luglio 2024 è disponibile sia negli store digitali che nella versione fisica su dvd e blu-ray, è stato trasmesso per la prima volta su Rai5 il 28 maggio 2024. Nella pagina web Barrett viene descritto dall'ufficio stampa Rai come Un genio tormentato. A differenza della versione ufficiale, la Rai ha pensato bene di offrire ai propri telespettatori una speciale e inedita edizione doppiata in italiano, molto gradita dai fan italiani in quanto nei due dischetti ufficiali non sono presenti i sottotitoli nella nostra lingua. Una particolarità non da poco, che lo rendono unico e indispensabile per ogni fan che si rispetti. Per quelli che si sono persi la prima trasmissione, Rai5 lo ripropone martedì 6 agosto alle 23,10. Se potete, vi consiglio anche di acquistare il formato fisico di “HYGIY?”: non può mancare in una collezione floydiana che si rispetti...

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