“Furiosa" è un’opera rock
George Miller arriva in conferenza stampa a Cannes forte di un consenso critico schiacciante per il nuovo capitolo della sua saga che ha creato, sviluppato e ampliato per quasi mezzo secolo: “'Furiosa' è un’opera rock”, spiega.
Non male per uno che, quando arrivò negli Stati Uniti negli anni ‘70 e disse di essere australiano, si sentì chiedere se parlasse inglese, venendo scambiato per austriaco. George Miller parla di opera rock, perché oltre alle chitarre fiammeggianti, alla musica incalzante e all’energia inesauribile dei suoi racconti on the (fury) road dentro "Furiosa" c’è la tragedia dell’opera lirica. Il prequel di "Mad Max: Fury Road" è sicuramente rock, sarebbe d’accordo anche Adriano Celentano. Sull’opera però mi permetto di dissentire, perché se c’è un genere a cui "Furiosa" appartiene, di diritto e con orgoglio, è quello dell’epica.
Un’epica fatta di guerra, assedi, desolazione, in cui non ci sono le bighe, le lance e i cavalli… anzi sì. Il personaggio di Christ Hemsworth si muove su una triga, un carro che però è tirato da tre motociclette. Ci sono lance incendiarie, combattimenti corpo a corpo, ma anche un diluvio di proiettili, guerrieri che usano i paracadute per librarsi dalle motociclette ai camion corazzati che stanno assaltando, escavatrici e bracci meccanici che funzionano da arieti, catapulte, passerelle.
"Furiosa" non cerca la rottura da "Fury Road", ma prova a migliorarlo
È l’Australia desolata e apocalittica che nove anni fa ci venne presentata in un film che fu una scossa di terremoto per l’immaginario cinematografico. C’è stato un prima e un dopo "Fury Road", che ha consegnato all’immaginario collettivo un’eroina senza un braccio, con il grasso dei motori a coprirle la fronte, rasata, decisa a dare a una generazione di donne prigioniere una nuova casa.
Quell’eroina si chiamava Furiosa, e così s’intitola il film che ci narra il suo passato. È il primo capitolo della saga di "Mad Max" non di rottura rispetto ai predecessori, a livello visivo, cronologico, narrativo. È una deviazione dalla "fury road" che però non abbandona mai del tutto la strada principale. Per questo "Furiosa" non avrà l’impatto dirompente e distruttivo di "Fury Road" sul nostro immaginario, perché il suo obiettivo è ampliare, approfondire, non fare tabula rasa.
Non significa che "Furiosa" sia un brutto film, anzi: è un’epica grandiosa, che raggiunge due traguardi quasi impossibili. Il primo è quello di raccontarci il passato di un personaggio taciturno e in parte avvolto dal mistero come Furiosa, centrando tutta una serie di passaggi obbligati (la perdita del braccio, la rasatura dei capelli). Miller ha un’ispirazione invidiabile quando si parla di questa protagonista, della sua giustiziera taciturna in cerca di vendetta: la storia d’origine di Furiosa non risulta mai pensata a posteriori, anche quando lo è.
L’eccezionalità del suo carattere e della sua persona è già evidente nel prologo che la vede ancora bambina rapita dalla sua casa. "Furiosa" integra le rivelazioni su come sia diventata la persona che conosciamo già a parti inedite del suo vissuto, in maniera naturale, organica, senza cercare il momento-rivelazione. A ben vedere il mistero rimane, perché il film la caccia dal suo Eden prima di raccontarcela, concentrandosi su come la formi e trasformi vivere in un mondo di cattivi maestri e padri surrogati crudeli. C’è già l’ombra lunga di Immortan Joe sul suo destino, ma è il rapporto con Dementus (Chris Hemsworth) a crescerla e formarla, nel bene ma quasi sempre nel male.
Non solo il passato di Furiosa è all’altezza del personaggio che conosciamo e non lo “rovina” né ridimensiona, ma nei suoi passaggi più riusciti rischia di migliorare, di riflesso, anche il film uscito nelle sala un decennio fa. Un traguardo enorme, considerando che nella seconda metà del film, esattamente come in "Fury Road", la storia esaurisce il carburante e Miller va avanti solo a movimenti, immagini, colori primari.
"Furiosa" è il cinema scritto e diretto da chi è cresciuto in sala
Non è un difetto, anzi. È la qualità del suo cinema, che sacrifica spesso e volentieri il racconto e gli spiegoni al puro movimento, alla violenza dell’immagine. Come in "Fury Road", a un certo punto Furiosa si riduce a vagare da un punto all’altro delle Terre Desolate, guidando camion corazzati e uccidendo gli inseguitori. Una premessa che suona noiosissima, mentra la visione del film è quanto di più esaltante si possa immaginare. Miller si lascia guidare dal suo istinto per il movimento, l’azione, limitandosi a rievocare i topos alla base del racconto umano, dalla notte dei tempi. Un Eden perduto e una crocifissione dalla Bibbia, un assedio e un inganno che apre le porte di una città dall’Iliade, ma anche l’epica cinematografica, che parte dall’immancabile Akira Kurosawa e arriva a Miller stesso, che qui si toglie lo sfizio di auto-citarsi un paio di volte.
Può ben farlo, avendo centrato un secondo traguardo difficilissimo: non sfigurare nel confronto diretto con quello che è considerato il suo capolavoro, ampliandone l’epica, senza rovinarne equilibri, coerenza, e logica interni.
"Furiosa" è anche l’ultimo bastione di un cinema fatto da chi è cresciuto dove nella vita dei ragazzini c’erano solo tre luoghi: la scuola, la chiesa, la sala cinematografica. Lo ha detto Miller: “Quando faccio cinema provo la stessa sensazione di quando, da ragazzo, uscito dalla sala giocavo con i miei amici rimettendo in scena quanto avevamo visto su grande schermo”. Sono stati quei giochi la palestra del suo essere regista e narratore.
Miller oggi ha 79 anni ed è considerato un grande maestro, forse quello più rock, meno pettinato. Uno degli ultimi formatosi senza home video, senza televisione in casa, senza il cinema a portata di mano e di click, con un rapporto viscerale con la sala, che realizza e gira film che hanno nel grande schermo la loro casa naturale.
Chissà se nel futuro, quando i maestri saranno coloro che sono cresciuti con la disponibilità perenne, istantanea, casalinga del cinema, qualcuno sarà in grado di creare una saga epica come "Mad Max", d’imbroccare un film epocale come "Fury Road" e di non sfigurare nove anni dopo, narrandone l’antefatto.