8 marzo: otto donne cantate da Francesco Guccini
INCONTRO
Musica e parole di Francesco Guccini
Foto di classe anno scolastico 1955-1956, Istituto Magistrale Carlo Sigonio, Modena. Francesco imberbe fa capolino e svetta tra due compagni; ai piedi della fila successiva, seduta a terra con le lunghe gambe incrociate, c’è Betty, compagna di classe, destinata a restare solo un’amica del futuro cantautore, e protagonista di una struggente canzone. Lei, evasa dalla prigione della provincia e precipitata nella tragedia della vita; lei, che aveva sposato in fretta un ragazzo americano, sballottata per mari e per terra troppo a lungo, che troppo presto si era illusa di mettere su famiglia con un altro, che in una notte di Natale la condurrà in chiesa, ma dietro una bara; lei, ancora, che aveva partorito un figlio americano e abortito l’America, quel lontano sogno adolescenziale diventato incubo nell’esperienza diretta. Sono passati dieci anni dall’ultimo incontro fra lei e Francesco, lettere prima saltuarie poi prive di risposta hanno reso stranieri l’uno all’altro i due vecchi amici. Ma quella volta a Modena, nella "piccola città" amata e odiata da entrambi, ci sarà tempo per nostalgie e rievocazioni, bilanci, consuntivi e drammi che faticosamente verranno confessati solo al momento dei commiati, frettolosamente, su una banchina ferroviaria, attendendo il treno che riporterà Guccini a Bologna: poche frasi, un saluto e la promessa, forse mai mantenuta come spesso succede, di un nuovo incontro. Nel frattempo la vita scorre al di là di un finestrino, al di là di noi, fra immagini fugaci che si rincorrono senza scopo nel turbinare vorticoso di ciò che chiamiamo vita.
CANZONE PER UN'AMICA (IN MORTE DI S.F.)
Musica e parole di Francesco Guccini
Nell’estate del 1966 Francesco Guccini sta portando a termine le registrazioni del suo primo album “Folk Beat N. 1”, a Milano in una chiesa riadattata a studio di registrazione, con austeri tecnici del suono in camice bianco. Tra montaggi, noia, caldo e sonnolenti giornate di missaggi e ri-arrangiamenti fa breccia la tragedia: è il due agosto, Dodo Veroli entra trafelato in studio e il suo volto pallido è presago di brutte notizie. Una loro amica, Silvana Fontana, è morta in un incidente stradale: niente fronzoli, niente frasi di circostanza o consolazioni a buon mercato. A poco più di vent’anni la sua vita è ormai storia. Di lei non una foto sull’articolo di giornale che parla di una Rover 2000 guidata da Augusto Artioli che in un torrido primo pomeriggio, sull’autostrada del Sole nei pressi di Reggio Emilia, salta lo spartitraffico e piomba su un’altra vettura. Il bilancio è drammatico: sul colpo muoiono il conducente e il passeggero della 1500 coinvolta; Artioli finisce in prognosi riservata e la sua fidanzata, Silvana, muore dopo poche ore. Francesco interrompe le registrazioni: c’è bisogno di elaborare e ingoiare il macigno. Lascerà Milano e tornerà a Pàvana e il dolore prenderà forma in una delle sue più famose canzoni: "In morte di S.F.". Negli anni la commemorazione cederà il passo al ricordo, alla rievocazione, perché non muore del tutto chi lascia eredità d’affetti. Il titolo verrà rielaborato in "Canzone per un’amica" e la storia e il volto di Silvana Fontana si sovrapporranno alle vite troppo presto spezzate di altri amici, per altre persone.
L'ORIZZONTE DI K.D. - 100, PENNSYLVANIA AVE.
Musica e parole di Francesco Guccini
Forse fu per gioco oppure per vendetta che Guccini non intitolò mai una canzone col nome della sua amante americana, concedendo invece alla sorella un titolo in forma di acronimo: "L’orizzonte di K.D." ovvero Karen Dunn, doppio di Francesco e donna schermo di Eloise. Il cantautore aveva conosciuto quest’ultima al Dickinson College di Bologna alla fine degli anni Sessanta e per lei, mentre l’Italia era sconvolta da bombe fasciste e scontri di piazza, nel dicembre del 1969 volò alla volta degli Stati Uniti, abbandonando momentaneamente l’Italia e Roberta. La permanenza negli States fu tutt’altro che un idillio e già a gennaio, stanco e annoiato dal perbenismo e dall’ottusità della famiglia di Eloise, Francesco rimpiangerà Bologna e la fidanzata di "Eskimo", cui confesserà in lettere sempre più accorate l’errore, sperando nel perdono. Eloise farà il suo ingresso in scena nell’universo musicale di Guccini, brevemente, in una canzone del 1974: "Canzone delle situazioni differenti". Le sarà invece concesso il ruolo di protagonista solo nel 1978, quando ormai il risentimento e il rimpianto lasciavano uno spiraglio a nostalgici bilanci, con "100, Pennsylvania Ave.". Della bella di allora non sappiamo altro; della donna di oggi sappiamo che è diventata senatrice, nel Maine nelle file del Partito Democratico.
CANZONE PER SILVIA
Musica e parole di Francesco Guccini
Nel 1983 una donna di origini italiane, ma residente negli Stati Uniti dal 1960, venne condannata a quarantatré anni di carcere per associazione sovversiva e rapina a mano armata. Una condanna sproporzionata rispetto ai reati contestati che nascondeva, male, la solita fobia comunista del “paese delle libertà”. Dopo Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, il sistema giudiziario americano era pronto a sopprimere un’altra innocente, la cui unica colpa era di essere italiana e marxista. Nemmeno un tumore, diagnosticatole nel 1988, fu sufficiente ad allentare le restrizioni imposte dalla condanna e a tirarla fuori da un carcere di massima sicurezza in mezzo al nulla. A dieci anni dalla sua carcerazione Guccini riscriverà così i motivi della sua condanna: perché di questa piccola italiana ora l’America ha paura. Il cantautore proporrà il brano dedicato a lei in tutti i concerti precedenti il suo ritorno in Italia, con la promessa e l’augurio di non doverla più cantare presto. Imponente fu la mobilitazione di altri artisti, politici e intellettuali a sostegno della detenuta che tuttavia rimase negli USA fino al 24 Agosto del 1999, data del suo ritorno a Roma. Il brano è "Canzone per Silvia", lei si chiama Silvia Baraldini, Francesco non eseguì più quel brano dal vivo.
ESKIMO
Musica e parole di Francesco Guccini
Capelli ramati raccolti in una coda e tenuti insieme da un foulard bianco e blu, un abito rosa antico che le incornicia il giovane corpo, gambe incrociate alle caviglie e una mano sulla spalla del marito. Questa l’immagine che ci resta di Roberta Baccilieri, prima moglie di Guccini, immortalata nel retro dell’album “Radici” nel cortiletto della celebre casa di Via Paolo Fabbri 43 a Bologna. Studentessa di Lingue, diventerà protagonista, in presenza e in assenza, di diverse canzoni pubblicate tra il 1969 e il 1978: "Vedi cara", "Canzone delle ragazze che se ne vanno" e soprattutto "Eskimo". La loro travagliata relazione è stata scandita da tradimenti e pentimenti, separazioni e riconciliazioni per circa una decina d’anni, dalla fine degli anni Sessanta fino alla definitiva rottura nel 1976. Roberta, figlia di un impiegato della Acma e di una ex sarta artefice del famigerato paletò, diventerà suo malgrado immagine di quella Bologna opulenta e un po’ snob che metteva a disagio, con la sua eleganza esibita, il giovane squattrinato in "Eskimo" e che si stupiva di dover pagare il cinema al suo posto. Nella realtà, invece, Roberta sarà un’insegnante di francese, ormai in pensione, perdutamente innamorata della sua Bologna e dei cani randagi, delle cui sorti si occupa attivamente ancora oggi.
CULODRITTO - E UN GIORNO...
Musica e parole di Francesco Guccini
Se non lo si è mai provato in prima persona non è possibile capire cosa sia un gelicidio: temperature troppo basse anche per la neve, automobili ricoperte da una coltre spessa di ghiaccio, caldaie che vanno in tilt. Se poi ci si trova, magari, in un piccolo borgo montano, il tutto diventa ancor più drammatico. Questo lo scenario che piomba su Pàvana nel gennaio del 1979. Il mese prima Francesco è diventato papà e la figlia porterà il nome austero e fiero delle sue antenate: Teresa Amabilia Caterina, per tutti Teresa Guccini. La bambina trascorrerà i suoi primi mesi proprio sull’Appennino Tosco-Emiliano nel mitico, e in quell’inverno glaciale, Mulino sul Limentra. La casa di Via Paolo Fabbri è in ristrutturazione, e insieme al padre e alla madre Angela Teresa vivrà in quei luoghi resi celebri dalle canzoni e che videro sfilare tra le antiche mura Amerigo, Piero, nonno Ferruccio, nonna Ester e il piccolo Francesco Guccini. Il “debutto” discografico di Teresa risale al 1987 con il brano "Culodritto": nove anni o giù di lì, reginetta dei telecomandi e ancora ignara della pesante eredità che le è toccata in sorte. La ritroveremo vent’anni dopo alle prese con decisioni difficili da prendere, sospesa tra desideri e paure, lontana ormai da quel mondo fatato popolato da oggetti magici e da un papà, in guisa d’orco buono, sempre pronto a inventare giochi e raccontare fiabe: "E un giorno…" contiene affetto, nostalgia e speranze. Culodritto è ancora in tempo per spiccare il volo verso quel mondo di speranze ancora tutte incontaminate e prima poi riuscirà, crescendo, a comprendere i sogni del padre e a perdonare apparenti distanze. Soprattutto adesso che lo scettro di Culodritto passa per diritto di successione a suo figlio Pietro.
FAREWELL - QUATTRO STRACCI
Musica e parole di Francesco Guccini
Nel 1976 Angela Signorini, originaria di Cremona, entra nella vita di Francesco restando legata al cantautore fino a metà degli anni Novanta. Da lei Guccini avrà la sua unica figlia, ma di lei è difficile trovare informazioni più dettagliate. Un’esistenza volutamente nell’ombra, proteggendo la sua vita privata anche a costo di restare per sempre solo un nome. Nemmeno un retro di copertina per una donna che in modo esplicito o implicito ha ispirato diverse canzoni e attorno a cui, nel bene o nel male, ha ruotato la vita di Francesco per quasi vent’anni. Quel poco che sappiamo lo possiamo desumere solo dai brani che preannunciano o sanciscono la fine del rapporto. Il nome della donna compare implicitamente e sottilmente in "Farewell" (con evidente e dichiarato rimando a "Farewell Angelina" di Bob Dylan, con tanto di citazione in inglese) e dalla stessa canzone emergono pochi e prevedibili dettagli: l’inclemente confronto fra la spensieratezza dell’inizio e la disillusione del presente, le serate passate tra chitarre e vino, maglioni sformati, jeans e speranze ormai dismesse. Tre anni più tardi arriverà "Quattro stracci", con più acredine che rimpianti. Da questo brano però apprendiamo che Angela è nata a marzo, che - tralasciando accuse e recriminazioni - a differenza di Francesco, possiede il polso di un matematico (è infatti laureata in matematica) ed è appassionata di yoga e di medicina naturale. E delle sue pozioni di erbe, psiche e di omeopatia rimane ad oggi un’altra e autografa testimonianza nel libro "Culinaria praecepta".
VORREI - CERTO NON SAI
Musica e parole di Francesco Guccini ("Certo non sai": musica di Antonio Marangolo, parole di Francesco Guccini)
A cinquantasei anni non è troppo tardi per innamorarsi di nuovo e cominciare una nuova vita: Guccini lo farà con Raffaella Zuccari, sua seconda moglie dal 2011 alla quale era legato dalla metà degli anni Novanta. Raffaella, originaria del pesarese, classe 1968, è una professoressa di lettere e a lei Francesco ha dedicato le sue più ispirate e sincere canzoni d’amore: "Vorrei" e "Certo non sai". Altre notizie non se ne hanno e il cantautore non ne ha fornite nei suoi testi, fatta eccezione per un aneddoto legato al suo ultimo album di cover: pare, infatti, sia stata lei a suggerire il titolo “Canzoni da intorto”, alludendo ai fini non propriamente artistici per cui Francesco proponeva questi brani nelle notti brave da osteria. Di certo c’è che con Raffaella Guccini ha recuperato definitivamente l’amata Pàvana e ha riscoperto il piacere delle piccole cose, delle gioie quotidiane da condividere, anche nel segreto dei sogni, con la persona che il destino, o chi per lui, ti ha posto accanto.
(bonus track) AUTOGRILL
Poi ci sono le altre, quelle senza un volto e senza un nome, quelle attorno a cui ciascuno può concedersi il lusso della creazione, immaginando voci, sorrisi, pianti e odori. Magari in un tramonto on the road, ciondolando al bancone di un autogrill, tra odori confusi di carburanti e caffè, fantasticando su quella ragazza dalla bellezza acerba e avvilita da un paesaggio privo di poesia, come fiori ed erba che crescono, nonostante tutto, in quel po’ di spazio che la pietra e il ferro lasciano fra i binari, fra quelle periferie della vita. E ti ritrovi lì a fantasticare, cercando magari di tirar fuori un attimo di splendore e di primavera da quel grigiore di nafta e cartelloni pubblicitari, a quel via vai frettoloso di vite ansiose di riprendere la loro via verso chissà che cosa.
Musica in diffusione, ignorata dai più, asseconda i tuoi tentennamenti, le tue chimere: ragazze della notte che misteriosamente si dileguano all’alba in cerca di un riscatto, una Samantha qualunque con sogni di gloria e miserie quotidiane, quella straziata da morali e leggi in tante piccole storie ignobili, Anna e la sua solitudine, Ofelia e la sua pazzia, tutte le altre andate in autunni, inverni o primavere. Ma improvvisamente irrompe la vita, quella vera e invadente di dischi che cigolano, porte che si aprono, stoviglie che si urtano e macchine sbuffanti del caffè. L’illusione perde il suo profumo, è tempo di andare, riprendere la strada e immaginare.
Testi di Andrea Sanfilippo, autore di "Francesco Guccini. Come un altro sogno", Edizioni Bastogi.