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NEWS   |   Italia / 17/10/2005

Elettronica, pop anni '60 e serenate alla luna: torna Ivan Cattaneo

Elettronica, pop anni '60 e serenate alla luna: torna Ivan Cattaneo
Giusto trent’anni fa, la turbolenta Woodstock italiana del Festival di Re Nudo 1975 al Parco Lambro di Milano rappresentò il rito iniziatico di Ivan Cattaneo nel mondo dello spettacolo, traumatico per lui come per gli spettatori. Trent’anni di canzoni, travestimenti, mutazioni artistiche e provocazioni. Valeva la pena di celebrare la ricorrenza, si è detto Ivan, ponendo fine a un silenzio discografico che durava addirittura da tredici anni. Erano i primi anni ’90, infatti, quando uscì il doppio Lp “Il cuore è nudo e i pesci cantano”; sarà nei negozi da venerdì 21 ottobre, invece, “Luna presente”, raccolta di dodici “serenate elettroniche” dedicate ai mari della luna e al satellite che governa movimenti e stati d’animo terrestri.
Torniamo all’inizio, al Parco Lambro: “Andò che le cose che facevo allora erano considerate d’avanguardia e piacevano a gente come Nanni Ricordi, Gianni Sassi e Andrea Valcarenghi, l’organizzatore del festival”, ricorda ora divertito il “cantautore elettronico” bergamasco. “Mi tenevano talmente in considerazione che mi scaraventarono sul palco, a me diciannovenne con la mia chitarrina, alle dieci di sera davanti a centomila persone, tra l’esibizione di Edoardo Bennato e quella della Premiata Forneria Marconi. Non ti dico il pandemonio… L’unica consolazione fu vedere la reazione che toccò il giorno dopo al collettivo femminista Pentole e Fornelli: a loro andò anche peggio che a me, quanto a scherni e a insulti. Fino a quel momento mi ero confrontato solo con la crema del movimento, lì ebbi il mio battesimo popolare”.
Altri tempi. Oggi Cattaneo è un frequentatore dell’arte multimediale che si muove a pieno agio tra vernissage, gallerie d’arte, festival e rassegne. Ma anche un personaggio televisivo di successo, rilanciato alla grande dal reality Music Farm (vedi News). E la musica? “Ci ho messo tredici anni, a tornare, proprio perché volevo realizzare un’opera meditata e personale. Avevo ricevuto diverse proposte, la Sony voleva farmi uscire per San Valentino con un disco di classici per voce e orchestra, alla Rod Stewart ultima maniera, ma a me non andava proprio. Anche Roberto Cacciapaglia (produttore artistico di “Luna presente”) e il mio manager Roy Tarrant pensavano fosse rischioso proporre qualcosa di nuovo. Poi gli ho fatto ascoltare i provini che avevo realizzato al computer, pescando dodici canzoni dalle quattrocento che conservavo nel mio database, e mi hanno dato ragione. Sui miei demo sono intervenuti ragazzi giovani e molto bravi; Cacciapaglia, che io reputo un genio dell’elettronica, ha in seguito curato gli arrangiamenti e la postproduzione. Dai tempi di ‘Bandiera gialla’ (1983) non ci eravamo mai persi di vista”.
Anche il titolo del disco, “Luna presente”, ha una storia particolare. “Ero entrato in una libreria di Milano a cercare volumi che parlassero della luna. E la commessa mi rispose distrattamente, anche un po’ scocciata, che la luna, negli scaffali, non era più molto presente. Lei stessa non mi sembrò molto presente a se stessa, in quel momento, come molti di noi non lo sono nella vita quotidiana. Da qui ho preso il titolo del disco: per ricordare che non solo le stelle, ma anche la luna e la natura del pianeta ci stanno a guardare. Dovremmo ricordarcene più spesso, non solo quando arriva un terremoto o un uragano. Ci dimentichiamo della natura perché ci dimentichiamo di noi stessi: il mondo è malato perché è l’uomo ad essere malato”. Cattaneo, coerentemente, è un vegetariano e animalista convinto. Ma non c’è il rischio di passare un po’ troppo per new age, con ragionamenti del genere? “No grazie, ho già dato, prima di Madonna e di Anna Oxa… Sono i temi che affronto nel disco ma voglio andarci cauto, con questi discorsi, perché la spiritualità va vissuta intimamente e non deve diventare un veicolo di propaganda religiosa. Io ho avuto la fortuna di avere una guida spirituale davvero saggia. Lui mi diceva che i maestri bisognerebbe ucciderli tutti, e che persino se incontri Buddha sulla tua strada lo devi togliere di mezzo perché fa ombra tra te e il sole, tra il tuo io e la conoscenza. Questo vale anche nell’arte, nella musica. Inutile provare a cambiarsi per copiare Vasco Rossi o qualche altro modello. Meglio restare se stessi, e pazienza se si è meno belli e meno bravi”. Sani principi. Ma come si conciliano elettronica e natura, le manipolazioni del computer e l’amore per ciò che è organico? “Mah, il fatto è che l’elettronica mi piace e non mi ci voglio allontanare. Ora è tornata la moda del suono acustico e analogico… ci può stare, ma mica si può tornare indietro, rinunciare al frigorifero per tornare alla ghiacciaia. O prendersela con i microfoni come Gloria Swanson nel ‘Viale del tramonto’. Il mondo va avanti, e poi l’elettronica si combina bene con la pittura e la videoarte che sono gli altri miei interessi principali: i programmi che usi sul computer per dipingere e per fare musica si assomigliano, puoi utilizzare i suoni come una tavolozza di colori. C’è sempre un punto di non ritorno, nella musica come nell’evoluzione della società; e questo riguarda i fondamentalisti islamici che vogliono tornare al burka come i cattolici che vogliono nascondere coppie di fatto e omosessualità sotto la sabbia. Se solo si capisse che l’anima del mondo è una sola… Vista dalla luna, la terra è tutta uguale”. A proposito di multimedialità e di commistioni artistiche: dal disco nuovo si dirameranno altri progetti? “Sicuramente sì. Uscirà, non so ancora quando, un Dvd con i video delle dodici canzoni e di alcuni pezzi di ‘Il cuore è nudo…’. Siccome sono un video-autore ho fatto tutto da solo, e pazienza se la tecnica non è perfetta. Sono d’accordo con Yoko Ono quando dice che la troppa professionalità uccide l’arte”.
Molta elettronica, dunque, in questo “Luna presente”. Ma anche molto pop: tanto che molte delle melodie rimandano decisamente a quei graffiti anni ’60 che Ivan aveva graffiato con successo in passato. “Grazie, lo prendo come un complimento. In effetti ho voluto mettere insieme dodici canzoni orecchiabili, strizzare di nuovo l’occhio al revival ma in chiave moderna e personale, e con contenuti inediti”. Canzoni cantabili, in effetti, magari anche un filo battistiane. E “Io canto accanto” sembra un titolo alla Panella… “Una volta che mi trovavo a passare da piazza del Duomo, a Milano, ho buttato l’orecchio a un gruppo di ragazzi che cantavano in coro accompagnandosi con la chitarra. Siccome il pezzo era ‘La canzone del sole’, mi sono chiesto cosa non avesse funzionato nella musica da allora in poi…Come faccio spesso, anche stavolta ho composto canzoni alla chitarra, e questo ti porta naturalmente a sviluppare il contenuto melodico. A parte i dischi di revival che considero due piacevoli incidenti (sarebbero tre, ma “Vietato ai minori” del 1986 Ivan preferisce dimenticarlo) sono sempre uno che ha cantato accanto, fuori dal coro. Quella è una canzone molto beatlesiana, l’ho costruita tutta attorno all’accordo base di ‘Yesterday’ variandolo nelle diverse tonalità. All’inizio avevo usato un campionamento del pezzo originale, poi Cacciapaglia mi ha convinto a toglierlo perché rischiavamo l’accusa di plagio. Non era il caso di sborsare qualche miliardo a Paul McCartney o a Michael Jackson”.
Anche i revival sono ciclici. Ora vanno tanto di moda gli anni ’80, proprio il decennio d’oro di Cattaneo. Ma lui dice di non voler partecipare alla festa: “Avendoli vissuti, gli ’80, faccio fatica a capire questo entusiasmo. A me quel mondo non appartiene più, e infatti il pezzo che più li ricorda nel disco, ‘Boys and girls’, è anche quello che mi piace di meno. Se sono un’icona di quel decennio, come dicono, lo sono mio malgrado. Credo che anche la Berté e la Rettore la pensino nello stesso modo. Mi hanno fatto notare che quel pezzo ricordava i Duran Duran, ma l’ho voluto tenere nel disco per il testo che parla di sessualità senza confini. Un po’ sulla linea di ‘Polisex’ ”. Che è anche uno dei due brani già editi ripescati e riarrangiati per l’occasione… “ ‘Polisex’ è un po’ il mio manifesto come autore e come persona. ‘Crudele’ invece, l’ho voluta riproporre perché credo sia passata ingiustamente inosservata. Come del resto avvenne per tutto ‘Il cuore è nudo…’, un disco che ai tempi in Italia anticipò il drum’n’bass e che finì nel dimenticatoio per colpa di un discografico incosciente…”. Nella conclusiva “In/con/per: amore” Ivan si misura invece con un’altra sua vecchia passione, la poesia giapponese haiku: “Mi piace perché si tratta di sintetizzare, di dire tutto nello spazio ristretto di diciassette sillabe. E’ il nostro tempo, il nostro modo di vivere quotidiano che ci impone la brevità. La pubblicità è diventata una forma d’arte, la comunicazione oggi passa attraverso slogan e nessuno trova più il tempo di leggere La Divina Commedia”.
Chiudiamo con i ringraziamenti e con gli omaggi, formulati nei crediti del disco: “Nanni Ricordi e Sandra Sassi, moglie di Gianni della Cramps. Ennio Melis, un secondo padre per me. E Giuni Russo, una delle mie pochissime amiche nell’ambiente, insieme ad Alice. Difficile legare tra colleghi, gli artisti sono quasi tutti degli egocentrici capricciosi. Siamo tutti, chi più chi meno, persone infrequentabili”. E la tv di questi tempi è frequentabile, invece? “Va cavalcata con giudizio” dice l’ “eroe” di Music Farm (“però non ho speso i soldi per farmi un disco come la Berté, io mi ci sono comprato una casa”). “E’ pura spazzatura, sicuro, ma può diventare terapeutica. L’ho detto una volta a Simona Ventura in trasmissione, secondo me i reality servono più a chi li fa che a chi li guarda. Probabilmente la stessa cosa oggi la sta pensando Al Bano. In futuro potrebbero diventare la vacanza tipo dell’italiano medio”.
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