“My house” è il (caotico) manifesto di Beyoncé
Da Venere nera del pop a donna bionica, che sulla copertina di “My house”, il suo nuovo singolo, indossa un corpetto metallico e un casco con delle antenne appuntite all’altezza delle orecchie. Se la foto non fosse stata scattata settimane fa, la si potrebbe interpretare come una risposta alle critiche di quelli che dopo aver visto le immagini della prima americana del film del “Renaissance tour”, lo scorso sabato a Los Angeles, hanno accusato Beyoncé di essersi “sbiancata” la pelle. Come a dire: le vostre chiacchiere non possono scalfirmi. In difesa dell’ex Destiny’s Child, finita al centro di una polemica simile già nel 2008, quando in una campagna pubblicitaria apparve con una pelle chiarissima e una massa di capelli biondi, è intervenuta anche la madre, la fashion designer Tina Knowles, che in un lungo post-sfogo su Instagram ha definito “idioti” e “razzisti” coloro che hanno criticato la figlia.
In “My house” Queen Bey torna a far parlare la musica. E pazienza che - restando in tema androidi - il brano sia una sorta di Frankenstein che mette insieme femminismo (“I Will always love you / but I’ll never expect you to love me when you don’t love yourself”), ambientalismo (“Let’s heal the world one beautiful action at a time / this is real love”), spirito da sessantottina (“Let love heal us all, us all, us all”) e attitudine da trapper (“Me and my thug bae gon’ slide tonight / call the paparazzi, ain’t got clips to hide tonight”): Beyoncé è evidentemente ispirata - forse pure troppo - e in quattro minuti e mezzo prova a concentrare tutto quello che ha da dire.
“My house” è il primo singolo inedito pubblicato dalla voce di “Listen” dopo l’uscita di “Renaissance”, disco che lo scorso anno le ha procurato tanti guai - dalla mobilitazione delle associazioni dei disabili che hanno trovato di pessimo gusto il testo di “Heated”, costringendola a modificare il brano, all’accusa di Kelis relativa al campionamento non autorizzato della sua “Milkshake” in “Energy”, passando per le critiche mosse nei suoi confronti per aver accettato di presentare l’album negli Emirati Arabi Uniti - quanti i premi vinti. Il singolo è prodotto dalla stessa Beyoncé e da The-Dream, vero nome Terius Youngdell Nash, 46enne icona dell’r&b statunitense noto ai più per aver messo mano a “Umbrella” di Rihanna e a “Me against the music” di Britney Spears: il brano arriva in concomitanza con l’uscita nelle sale cinematografiche del tour che negli scorsi mesi ha visto la diva pop di Houston esibirsi di fronte a 2,7 milioni di spettatori, a chiusura di un anno da incorniciare che si era aperto lo scorso gennaio con la vittoria dei Grammy Awards come Best Dance/Electronic Music Album, Best Dance/Electronic Recording, Best Traditional R&B performance e Best R&B Song, un poker che ha permesso a Beyoncé di diventare l’artista più premiata in assoluto agli “Oscar della musica” (con 32 statuette in tutto vinte nel corso della sua carriera fino ad oggi).
Dopo la première statunitense della scorsa settimana, ieri “Renaissance: a film by Beyoncé”, questo il titolo del film, è stato presentato anche in Europa, a Londra: all’evento c’era anche Taylor Swift, che ha ricambiato così il favore dopo che Beyoncé aveva partecipato alla prima del film del suo “Eras tour”. Il film-concerto arriverà nelle sale italiane il 21, 22, 23, 24, 28, 29, 30 e 31 dicembre: è un racconto sugli intenti dietro la produzione kolossal, il lavoro e il coinvolgimento totale della popstar in ogni aspetto del progetto, oltre che una monumentale festa da ballo “per celebrare il diritto di ciascuno di essere sé stesso”.