"The Buccaneers": come si crea l’identità musicale di una serie
Ragazze in costume che attendono con trepidazione la stagione dei balli, decise a trovare il matrimonio perfetto dall’altra parte dell’Oceano; ma le note su cui danzano non sono quelle del 1870, bensì le hit musicali pop del momento: da Olivia Rodrigo a Taylor Swift.
Difficile non pensare a “Bridgerton” e alla sue cover orchestrali di tormentoni pop che hanno contribuito a rendere quel titolo così riconoscibile e amato presso il pubblico di Netflix. Qui però siamo su AppleTV+, al centro della serie ci sono lo scontro, la contaminazione culturale tra Inghilterra e Stati Uniti e una precisa direttiva da parte dei vertici del servizio di streaming: fare di tutto per distanziarsi dalla concorrenza. La missione della colonna sonora di "The Buccaneers" dunque, oltre a emozionare il pubblico e a integrare la dimensione visiva della serie, era quella di distanziarsi il più possibile dal titolo con cui viene naturale compararla.
Non un’impresa semplice, quando si lavora con lo stesso metodo, ovvero quello di non seguire un rigoroso approccio storico sul fronte musicale. Anche in "The Buccaneers" infatti si cerca d’aumentare la risposta emotiva del pubblico abbinando situazioni tipicamente tardo ottocentesche (i balli della società bene) con pezzi dalle sonorità contemporanee, per giunta molto, molto conosciuti.
Abbiamo avuto l'opportunità di poter ripercorrere l’intero processo di creazione della colonna sonora della serie "The Buccaneers", che accosta hit pop di nomi quali Taylor Swift, boygenius, Maggie Rogers, Bikini Kill, Yeah Yeah Yeahs, Angel Olsen, Brandi Carlile alle composizioni originali del duo AVAWAVES
A guidarci nel lungo lavoro di creazione della colonna sonora sono stati la produttrice musicale della serie Stella Mozgawa (membro della band Warpaint) e il compositore Matt Biffa, qui impegnato come supervisore musicale. Abbiamo avuto modo di fare qualche domanda anche alle AVAWAVES, compositrici dei brani originali che sentirete nella serie.
"The Buccaneers" presenta una miscela di successi pop iconici e brani originali. Come hai bilanciato l'introduzione di nuova musica originale e l'integrazione di canzoni ben conosciute per completare la narrazione della serie?
Matt Biffa - Quando mi hanno telefonato per propormi questo lavoro, penso fosse marzo 2022, la mia priorità era quella di portare l’identità di questo progetto il più lontano possibile da “Bridgerton”. Da subito io e Stella ci siamo posti una serie di regole in questo senso, tra cui te ne cito due in particolare. La prima: usare canzoni originali di cantautrici statunitensi, dato che le protagoniste sono giovani ereditiere americane che vanno a Londra alla ricerca di un buon partito. La seconda: evitare assolutamente di utilizzare cover di pezzi già esistenti, per marcare una distanza netta dalla serie concorrente. “Bridgerton” infatti fa un grande uso di brani contemporanei, ma sempre realizzandone delle cover.
Dato che uno dei temi portati di "The Buccaneers" è, appunto, lo scontro culturale tra Inghilterra e Stati Uniti e “l’invasione” non richiesta delle ereditiere statunitensi nella società inglese, ho pensato fosse interessante trasformare la colonna sonora in una lettera d’amore alla storia della musica USA, partendo dalle origini del blues fino ad arrivare ai giorni nostri. Si è dimostrata essere un’idea così ridicolmente difficile da realizzare, nella pratica, che l’abbiamo subito accantonata.
Già nel primo episodio, quando c’è la scena delle debuttanti che fanno il loro ingresso scendendo la scalinata, ho provato ad aggiungere “Nothing New” di Taylor Swift e Phoebe Bridgers ed era perfetta. È stato quello il momento in cui ho capito che potevo, dovevo rompere le regole che mi ero dato, anche se ho tentato di farlo sempre con parsimonia. Così abbiamo cominciamo a lavorare per ottenere i diritti dei vari pezzi, ma sono rimasto fermo sull’idea di evitare il più possibile le cover.
Quindi è così che vi siete assicurati di avere una vostra identità precisa, pur rientrando in quella che è ormai una convenzione, ovvero creare prodotti in costume con colonne sonore molto contemporanee, molto pop?
Stella Mozgawa - Direi di sì, ma ci tengo a sottolineare quanto giochi un ruolo chiave in questo l’avere della musica originale, creata appositamente per la serie. A differenza delle canzoni che uno conosce da 5, 10 anni, con cui magari ha già creato un vissuto e dei ricordi, i pezzi inediti creano il gusto musicale distintivo di "The Buccaneers".
Matt Biffa - *Sono d’accordo e poi Stella ha un modo molto particolare di lavorare. Sai, ci sono canzoni rimaste inedite che abbiamo registrato per l’occasione, altre a cui abbiamo aggiunto a posteriori ulteriore strumentazione…tutte rimangono coerenti con quelle che trovi nella colonna sonora finale. Questo perché Stella è molto metodica, usa un tipo di spazio di registrazione preciso, si raffronta alle varie artiste in un modo che crea un filo rosso tra le tracce. Siamo riusciti anche a inserire nello show anche canzoni inedite che le artiste non avevano scritto per l’occasione ma che, proprio grazie al tocco della nostra produttrice, sono entrate a far parte di questo panorama musicale in maniera coerente.
Nella colonna sonora di questa serie ci sono dei nomi incredibili per popolarità, ma anche artiste meno note ma di talento. Ad accomunarle è il fatto che siano voci femminili. Come le avete selezionate?
Stella Mozgawa - Beh, quando io e Matt abbiamo composto la lista dei desideri per questo show, siamo partiti banalmente da dove comincerebbe un qualsiasi fruitore musicale. Abbiamo buttato giù una serie di nomi che per noi sono importanti, la cui musica conta davvero qualcosa, anche al di fuori del lavoro. Con la musica delle artiste che sentirai in "The Buccaneers" c’era già una connessione personale, un’affinità di gusto. Alla fine è stato un processo molto naturale: in una scena che richiede di suscitare emozione nel pubblico abbiamo cercato le voci che ci emozionano, oppure le artiste che con le canzoni che scrivono ci provocano un certo tipo di reazione. La nostra speranza è che anche anche il pubblico proverà le nostre stesse sensazioni.
Parliamo nelle specifico delle AVAWAVES, che hanno scritto e interpretato molte delle canzoni originali della serie in qualità di compositrici della colonna sonora originale. Perché avete scelto proprio loro?
Matt Biffa - È stata una decisione davvero molto, molto difficile, a cui ho lavorato molto con il team di Apple. Quello che sapevamo, da subito, era che non volevamo una musica dal suono orchestrale molto tradizionale, pesante, imponente. Volevamo qualcosa di differente, meno “storico”. Non sapevamo però deciderci su quanto potessimo inoltrarci nel territorio contemporaneo, i produttori della serie avevano paura che essere troppo attuali avrebbe creato una dissonanza con l’atmosfera della serie, il suo passo. Ci serviva qualcuno con una strumentazione classica, una sonorità contemporanea ma non troppo spiazzante.
Un aspetto che poi si considera poco è che le AVAWAVES sono davvero delle persone deliziose, con cui è un piacere lavorare, e questo alla lunga diventa un elemento importante. La prima volta che abbiamo parlano con loro erano così entusiaste del progetto, ma anche concentrate di “azzeccare” la via di mezzo giusta tra classico e contemporaneo per la colonna sonora.
Direi che al primo tentativo ci hanno azzeccato un 60% e poi hanno continuano a lavorare sul fronte tecnologico e sul loro modo di suonare gli strumenti per arrivare al risultato che ha soddisfatto tutti.
Come AVAWAVES utilizzate strumenti spesso accostati alla musica classica per creare sonorità contemporanee. Sembrate la scelta perfetta per una serie che utilizza la musica pop attuale accostandola a una vicenda ambientata nel 1870.
Aisling Brouwer (AVAWAVES) - Non è stato un salto nel buio, ovviamente abbiamo fatto un po’ di ricerca sulla musica di quel periodo su entrambe le sponde dell’oceano. Alla fine però è diventato evidente piuttosto in fretta che la storia non voleva tanto raccontare le vicende di quell’era ma il vissuto delle donne nel tempo. Io e Anna abbiamo lavorato tanto assieme in passato, abbiamo già creato un nostro sound distintivo: è proprio per quello che ci sono venuti a cercare, che ci hanno scelto. Anzi, il nostro tipo di sonorità era esattamente quello che volevamo portare a questo progetto.
Anna Phoebe (AVAWAVES) - Non abbiamo lasciato strade intentate, anzi. Siamo andate a cercare le compositrici dell’epoca, abbiamo cercato di capire come inserire le loro intuizioni dentro il nostro lavoro di composizione, ma non siamo riuscite a venirne a capo. Alla fine sono state le stesse curatrici della serie a dirci di lasciare perdere e focalizzarci sulle emozioni delle protagoniste e posso dirti? È stato un momento che ci ha regalato determinazione, consapevolezza di noi. Abbiamo realizzato che non avevamo bisogno di affidarci alle voci del passato per raccontare le storie delle donne di quell’epoca, potevamo farlo con la nostra stessa voce. Da lì in poi non abbiamo più tentennato.
Aisling Brouwer (AVAWAVES) - Un altro aspetto che credo ci abbia aiutato molto a definire il sound della serie è stato l’approccio al lavoro: ne abbiamo parlato, tutte assieme, in continuazione. Ancor prima di comporre abbiamo tentato di tradurre in parole i sentimenti che pensavamo le protagoniste provassero in date situazioni e quelli che ispirano a noi come spettatrici. È stato un lavoro collettivo anche sotto quel punto di vista.
Ho letto una frase sul vostro sito che mi ha colpito: “c'è l'idea che la musica classica evochi sempre una certa immagine di grazia o eleganza, ma può essere più cruda e grezza.” È questo l’approccio che avete messo in "The Buccaneers"? Perché è un concetto che si sposa molto bene con l’attitudine delle protagoniste della serie.
Aisling Brouwer (AVAWAVES) - Sì, è proprio così. Le protagoniste di "The Buccaneers” sembrano sempre perfette nei loro vestiti femminili e nelle loro pose delicate, ma lo scopo della serie è proprio farci capire quanto questa impressione sia figlia di uno sguardo superficiale, che viene dall’esterno. Puntata dopo puntata vediamo quanto queste giovani siano in realtà imperfette, talvolta preda di sentimenti potenti, crudi, persino sgradevoli, no? Questo non vuol dire che non ci siano passaggi nella colonna sonora in cui gli strumenti a corda creano queste armonie piene di sentimento, ma noi volevamo arrivare al cuore emozionale, crudo, delle protagoniste.
Anna Phoebe (AVAWAVES) - Inoltre c’è questo senso di progressione nella storia, che si apre con toni più dolci, romantici e si fa via via più profonda, con passaggi oscuri. Abbiamo tradotto questa trasformazione dei toni di "The Buccaneers” sottraendo via via dalle tracce strumentali la presenza protagonista del violino, rendendo più marcata quella di viola, basso, violoncello. Durante le tre sessioni orchestrali servite a registrare la colonna sonora, abbiamo cercato di rendere i suoni più ruvidi, sinistri, per riflettere in musica il viaggio interiore che affrontano le protagoniste.
“The Buccaneers” è disponibile dal 8 novembre 2023 su AppleTV+ con i primi tre episodi. La prima stagione è composta da 8 episodi ed è in corso di programmazione sulla piattaforma streaming.