Francesco Guccini: “le osterie posti tristi, ma con noi allegre”

Il cantautore pubblica una nuova raccolta di canzoni che sono parte dei suoi ascolti del passato
Francesco Guccini: “le osterie posti tristi, ma con noi allegre”

Un anno fa Francesco Guccini aveva stupito tutti, contraddicendo se stesso era tornato a fare dischi, non come autore ma come interprete. “Canzoni da intorto” (Leggi qui), certificato Disco di Platino, vincitore della Targa Tenco per la categoria “Interprete di canzoni” e album fisico più venduto del 2022, era una raccolta di “canzoni del cuore”, quelle che hanno segnato gli ascolti del cantautore di Pavana (nell’appennino tosco emiliano, già sul versante pistoiese) e che potevano essere considerati brani adatti per “intortare” una possibile fidanzata.

A un anno di distanza scopriamo che per preparare quel disco, come dicono dalla casa discografica, Guccini ha presentato ben 4 liste di brani con un aut aut: “o le faccio tutte o non se ne parla nemmeno”. Ecco allora che oggi arriva “Canzoni da osteria” l’ideale proseguimento del precedente lavoro (Leggi recensione).

Per parlare del disco, con brani in lingue differenti, Francesco Guccini è arrivato nell’aula Magna dell’Università Statale di Milano (laddove nel ‘76 si erano esibiti gli Area in uno storico concerto con l’università occupata), il suo arrivo è stato preceduto dal Coro orobico degli Alpini che, non a caso, ha interpretato una versione a cappella di “Bella ciao”, brano che apre il disco. “Bella ciao” - dice Guccini - l’ho scelta perché è diventata internazionale, grazie alla versione cantata in italiano nella serie “La casa di carta” ma anche dalle donne iraniane che ne fanno una canzone simbolo di protesta contro la teocrazia iraniana. L’ho voluta dedicare a loro, alle donne che lottano ed ho anche cambiato una parola; ho sostituito “invasore” con “oppressore” perché lì non hanno un invasore ma un oppressore. Nella canzone c’è una frase in farsi. Tosca ne ha fatta un’intera versione in questa lingua, ma per me è troppo difficile e allora ho cantato una sola strofa. Le origini di “Bella ciao” sono strane, non è una canzone nata dai partigiani ma fa parte del repertorio delle mondine.”

Alcune di queste canzoni sono effettivamente entrate nel repertorio delle serate nelle osterie bolognesi che si favoleggia Guccini conoscesse e frequentasse tutte. “Passo come un grande esperto di osterie ma è una favola - dice ridendo - ho frequentato solo tre osterie. L’Osteria dei Poeti, che chiudeva alle 20 era quindi quella del pomeriggio. Il nome c’illudeva di essere poeti maledetti invece è chiamata così dal cognome della famiglia del proprietario. C’era l’Osteria che chiamavamo di Gandolfi ma in realtà aveva un altro nome. Ci sono andato per un anno, un anno e mezzo tutte le sere. Veniva anche un ragazzo greco che cantava “21 aprile” (il brano che chiude il disco) una canzone contro i colonnelli greci che avevano fatto il golpe. C’era poi un’americana che cantava canzoni folk. Infine l’Osteria delle Dame, fondata da un ex frate anche lei chiusa in pochi anni. Le osterie - ricorda Guccini - erano posti tristi, piene di anziani signori, che peraltro erano più giovani di quello che sono io ora, semi alcolizzati che sonnecchiavano davanti ai vini che erano due categorie: rosso e bianco, di sangiovese e albana. C’era anche la possibilità di mangiare un uovo sodo per pochi soldi. Noi eravamo lì con la chitarra e le ragazze e i vecchietti erano contenti di avere la gioventù intorno. C’erano molti stranieri, studenti universitari. Erano serate con le chitarre ed esagerando spendevi 1000 lire.”

Luoghi di divertimento dove la politica entrava poco. “Era un pubblico di sinistra, i fighetti e quelli di destra andavano negli “whiskey a gogo” - racconta il cantautore e scrittore tosco emiliano - Si parlava poco di politica, uno dei temi era la guerra del Vietnam. Nei ‘70 poi sono arrivati i temi dei diritti civili, divorzio e aborto, ma non eravamo legati alle lotte politiche delle fabbriche. Lo scopo era di divertirsi.”

Guccini nell’incontro ha anche parlato dell’utilità delle canzoni e degli argomenti che trattano. “Le canzoni “utili” - dice - sono quelle piene di realismo che parlano della vita, della gente, e non “zunchelì zunchelì olè”, sono utili le canzoni che raccontano il vivere. Devono raccontare di personaggi veri, non come quello di “Una casetta in Canadà” o di tutte le canzonette di musica leggera del dopo guerra come “La postina della Val Gardena”

“Le canzoni moderne – aggiunge - non le conosco e quelle che mi sono rimaste in testa sono quelle che ho ascoltato in gioventù.”

Canzoni da osteria” (che sarà disponibile solo in formati fisici e non in streaming) vede nuovamente Guccini interprete e non autore (per quello bisogna risalire al suo album “L’ultima Thule” (Leggi qui) uscito nel novembre 2012) “La forza dell’interpretazioni c’è perché sono brani che sento e nel cantarli ho messo dentro tutto quello che sentivo, nonostante la voce sfatta. Sì perché - ammette Guccini - La mia voce non è più quella di 12/15 anni fa; non è mai stata granché anche se alla fine ero diventato un cantante discreto.”

Il Guccini scrittore e cantautore hanno una radice comune. “Sono diventato scrittore perché ho sempre letto tantissimo. Il primo libro, “Pinocchio”, l’ho letto a 5 anni, prima di andare a scuola e poi ho sempre continuato, leggendo di tutto, onnivoro. Alla fine ti viene voglia di scrivere. Oggi purtroppo non riesco più a leggere per la mia patologia agli occhi. Lo stesso per le canzoni: le ho sempre ascoltate, a 4 anni ho cantato la prima con i soldati americani che mi regalavano la cioccolata.”

Il disco contiene canzoni in diverse lingue, oltre al già citato farsi (in “Bella ciao”), ci sono brani in spagnolo, in inglese e in bolognese (“sicuramente i puristi del bolognese si arrabbieranno perché io sono di Modena e non di Bologna, è una questione di accento”) e anche una in ebraico. “Ho scelto “Hava nagila ben prima di questa atroce guerra in Israele - spiega Guccini - Tempo fa mi ha telefonato un amico israeliano per ricordare le serate all’Osteria delle Dame e così ho ripreso quel brano. Quella in corso è un’atroce guerra ma io non ho mai approfondito la questione. Degli amici, dottori di Medici Senza Frontiere, mi raccontavano dell’occupazione in Palestina. Poi ascolto i talk show dove si scontrano le tifoserie dimenticando chi c’è in mezzo: le vittime. L’amico Sergio Staino aveva fatto una tavola meravigliosa ispirata dalla mia “Il vecchio e il bambino” che finisce con i due protagonisti visti di spalle che si avviano verso un mondo migliore. Sergio li aveva disegnati in questa immagine, con la bandiera israeliana sul vecchio e quella palestinese sul bambino. La speranza di un’amicizia tra i due popoli si può sempre avere. Scusate se mi cito di nuovo - si schernisce Guccini - ma in “Auschwitz” dicevo “Io chiedo quando sarà che l'uomo potrà imparare /a vivere senza ammazzare e il vento si poserà.“

 

 

 

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