Motta sul palco trasforma la fragilità in forza
C’è il Francesco Motta che con un ghigno alla Joker di Joaquin Phoenix, in un mix di tribalismo rock febbricitante, su “Roma stasera”, uno dei brani più belli della sua carriera, guarda immobile il pubblico, sembra quasi sfidarlo a emozionarsi di più. È ipnotico. C’è anche quello che in apertura di live, dopo un inizio potente con “Anime perse” e “La musica è finita” (qui la nostra intervista), simula di strozzarsi con il cavo del microfono sulle parole “Sì che sto bene, una favola”. C'è quello che fa esplodere “Del tempo che passa la felicità”, tratta dal suo esordio discografico “La fine dei vent’anni” del 2016, come una granata sul pubblico dei Magazzini Generali di Milano, imballatissimi per la sua data del tour in città.
La forza della band
Ma c’è anche quello che canta “Scusa” in ginocchio, quello che presenta con calore e affetto “la sua famiglia”, ovvero la sua band, quello che su “Quello che ancora non c’è”, con le mani sul volto, sembra arrivare perfino a commuoversi perché quel canto finale “Hai cercato di perderti in quello che ancora non c'è” gli scoppia dentro il cuore sull’onda di una musica poderosa. Motta conferma il suo super potere: sul palco trasforma la fragilità di quello che racconta nelle canzoni in forza ed emozioni, e lo fa attraverso un concerto, in uno dei picchi più alti del suo stato di forma, che segue una precisa interpretazione del fare musica. “Questo mestiere va preso seriamente”, dice il cantautore toscano poco prima di presentare Ginevra, la prima ospite della serata che vede salire sul palco anche Willie Peyote, accolto con un applauso fragoroso, e Roberta Sammarelli dei Verdena che con il suo basso arricchisce “Quello che non so di te”, il pezzo più vigoroso di “Semplice” del 2021, e la finale “Quello che ancora non c’è”, tratta dal suo ultimo album “La musica è finita”.
Quello che subito salta all’occhio, e all’orecchio, è l’affiatamento con la band: a Giorgio Maria Condemi (chitarre) e Francesco Chimenti (basso e cello) si sono aggiunti per la prima volta Davide Savarese (batteria) e Whitemary (synth ed elettronica). Motta li cerca, li insegue con lo sguardo, li ringrazia pubblicamente, li abbraccia: tra tutti i musicisti sul palco, in un mix di rock, elettronica e cantautorato, con alcuni momenti piano solo come su “Via della luce”, c’è un’energia magica che si riverbera su un pubblico mai fermo, mai passivo, come se sentisse una corrente elettrica che passa sulla pelle. Cosa c’è al centro di questo rituale? Ovviamente le canzoni, come sempre dovrebbe essere.
Le canzoni
E Motta ne ha parecchie bellissime, tra passato e presente, tutte incasellate in oltre due ore di concerto. La melodia di pezzi come “Alice”, dedicata alla sorella, di “Sei bella davvero”, che racconta la storia di una ragazza trans, di “La nostra ultima canzone”, gioiello che passa davanti al produttore Taketo Gohara, presente tra il pubblico, il coro conclusivo e liberatorio di “E poi finisco per amarti”, il suono multistrato di “Se non avessi avuto te”, tra i brani che più rappresentano il Motta di oggi, la chitarra struggente che buca in “Prima o poi ci passerà”: sono tante e diverse le sensazioni, i suoni e gli attimi che, rimanendo in equilibrio, creano la narrazione della performance. Un live di Motta è in primis un atto d’amore per la musica. Ci sono stati diversi momenti, nella sua carriera, in cui dava la sensazione di voler vedere bruciare il mondo e basta. In realtà non ha perso quel conflitto interiore, ma ora, proprio come il controverso Joker di Joaquin Phoenix, scende le scale e balla, sentendosi lontano da aspettative, numeri, schemi, ripetizioni, formule e risultati. Ed è così che si è salvato, non dagli altri, ma da se stesso.
Scaletta:
Anime perse
La musica è finita
Per non pensarci più
Alice
Prima o poi ci passerà
E poi finisco per amarti
Maledetta voglia di felicità - con Ginevra
Se non avessi avuto te
Scusa
La fine dei vent’anni
Sei bella davvero
Quello che non so di te - con Roberta Sammarelli
La nostra ultima canzone
Via della luce
Titoli di coda - con WIllie Peyote
Del tempo che passa la felicità
Se continuiamo a corre
Roma Stasera
Ed è quasi come essere felice
Quello che ancora non c’è - con Roberta Sammarelli