Caparezza era venuto per restare
Caparezza oggi ne fa cinquanta, di anni. Michele Salvemini, questo il nome riportato all'ufficio anagrafe di Molfetta, la cittadina pugliese in cui è nato il 9 ottobre 1973, non è sempre stato Caparezza. I primi due album li ha pubblicati con il nomignolo Mikimix, "Tengo duro" nel 1996 e "La mia buona stella" nel 1997. Poi arriva il nuovo secolo che porta con sé un nuovo nome – Caparezza, per l'appunto – e un nuovo album "?!". Dopo quel disco ne arrivarono altri sette, l'ultimo della fila, "Exuvia" (leggi qui la recensione), nel 2021. Gli auguri al neo cinquantenne glieli facciamo ripubblicando la recensione che fece per noi Luca Bernini.
"Non fumo, non mi canno, non mi drogo, non bevo, a volte penso di essere il vero alternativo, più contorto di un ulivo sono quando penso, scanso lo scarso col piercing e il tattoo sul dorso, sono, non appaio, mordo, non abbaio, coi soldi che c’ho più che una coca piglio 2 Pejo, chiamami Caio o Tizio, dammi un giudizio tanto schizzo come spumante a poco prezzo. Altro che grezzo, sono un bravo ragazzo, educato, posato, creato per essere maritato e trascurato, come potrei fare il fighetta di Montecarlo se ti parlo da Molfetta. Aspetta a giudicare se non mi vuoi su questo sample, la mia Capa è Rezza più di Shirley Temple, oh misericordia, mi faccio in tre come Gordian, schivi alternativi state in guardia...".
CapaRezza secondo CapaRezza, in un piccolo estratto da “La gente originale”, brano originale di un album decisamente originale, che gioca con l’Hip-Hop facendo al tempo stesso sul serio. Finalmente rime iperboliche, in uno stile monotono e quasi claustrofobico che brucia immagini e immagini a ogni presa di fiato, un po’ Eminem un po’ Tormento dei Sottotono quando è in vena di freestyle e non innervosito da Sanremo, basi piacevoli e capaci, un Hip-Hop logorroico che non è detto piacerà a tutti ma che si stacca decisamente dal resto della produzione.
Lui, CapaRezza, paga dazio al suo passato poco ‘puro’ in “Mea culpa” – eh già, il nostro qualche tempo fa era assurto a una popolarità effimera con un altro nome d’arte, che adesso rinnega pubblicamente, badando astutamente a dire il peccato ma non il peccatore – e giura onestà intellettuale, stile e voglia di lasciare un segno con la sua nuova vita.
Ci crediamo, per questa volta, anche perché l’album regala talento, questo è indubbio, come dimostrato ampiamente dal singolo di traino “Tutto ciò che c’è” e dal suo video; oltre a quel brano troviamo uno splendido interplay con Angelo Branduardi su “La fitta sassaiola dell’ingiuria” – ci sarebbe da organizzare quasi una gara di parrucchieri, tra i due – e poi belle “Fuck the violenza”, “Chi c*zzo me lo”, “Il conflitto”, “Cammina solo”, tutte caratterizzate da liriche originali, piene di accostamenti surreali e molto colorati.
Insomma, un bel progetto e un bel personaggio. Se è tutto vero, e se CapaRezza è venuto per restare, buon viaggio a lui e alle sue rime, e a uno stile capace di farsi riconoscere in pochi secondi su qualsiasi frequenza radio. Il che non è poco.