Motta balla sulla coerenza che lo ha ucciso

Il nuovo singolo “Per non pensarci più” è Motta al suo meglio: come non lo sentivamo dal 2016.
Motta balla sulla coerenza che lo ha ucciso
Credits: Alessandro Bosio / Concessione in uso a Rockol

“E ora balliamo sui problemi che poi non risolvo mai, sulla coerenza che mi ha ucciso, per non pensarci più”, canta Motta nei versi del brano, prima di lasciarsi andare a un liberatorio “e chissenefrega del mondo e di noi”. “Per non pensarci più”, per spirito, filosofia e attitudine, sulla carta è il brano che rappresenta meglio il nuovo album del cantautore toscano, “La musica è finita”, in uscita il prossimo 27 ottobre. E pensare che dal disco ha rischiato ad un certo punto di rimanere fuori. Lo racconta lo stesso ex Criminal Jokers, presentando il pezzo (tra le uscite del New Music Friday di oggi: qui l'elenco): “‘Per non pensarci più’ è l’ultimo pezzo che ho finito e forse anche il più liberatorio, era quello che mi mancava. Ad un certo punto è come se si fosse liberato tutto, ho ritrovato un approccio punk alla scrittura che non avevo da molto tempo”. Si sente.

Sembra di ritrovare all’improvviso il Motta di “Del tempo che passa la felicità”, di “Se continuiamo a correre” o di “Roma stasera” (peraltro la Capitale, che per il cantautore è diventata una seconda casa già da anni, è citata anche nel testo della nuova canzone: “E poi Roma è una città che ho tradito perché non ci sono nato”, canta), tra i gioielli de “La fine dei vent’anni”, l’album d’esordio da solista che nel 2016 gli permise di vincere la Targa Tenco come Opera prima e che ad oggi rimane il suo lavoro più riuscito, più a fuoco, senza nulla togliere ai successivi “Vivere o morire” e “Semplice”. È che in quel disco c’era un’urgenza espressiva forte, potente, uno spirito per certi versi anarchico che la produzione di Riccardo Sinigallia - sempre sia lodato - non aveva educato, ma lasciato così com’era. Forse se c’era qualcosa che mancava in “Vivere o morire” e in “Semplice”, prodotti entrambi insieme a Taketo Gohara, era proprio quell’attitudine grezza, sporca, rock’n’roll.

Stavolta Motta si è affidato a Tommaso Colliva, già al fianco dei migliori Afterhours, di Eugenio Finardi, dei Muse e dei Calibro 35. Già dal titolo, “La musica è finita”, si comprende come questo album metta un punto per ripartire dall’inizio, da quello che è sempre stato importante per l’ex Criminal Jokers: la musica. Che finisce e riparte, si trasforma, evolve. Motta promette un disco più diretto, sfacciato e potente. Pensato per la dimensione dei live, che partiranno il giorno stesso dell’uscita, con una data in programma il 27 ottobre a “casa”, a Livorno, sul palco del The Cage: la data zero di una tournée che poi proseguirà per tutto novembre, con tappe ai Magazzini Generali di Milano (9 novembre), all’Hiroshima Mon Amour di Torino (10 novembre), al New Age di Roncade (11 novembre), al Viper di Firenze (16 novembre), all’Estragon di Bologna (17 novembre), al Duel Beat di Pozzuoli (a Napoli, 23 novembre) e all’Orion di Ciampino a Roma (24 novembre). Tornano con Motta sul palco Giorgio Maria Condemi (chitarre) e Francesco Chimenti (basso e cello) ai quali si aggiungono per la prima volta con questa formazione Davide Savarese (batteria) e Whitemary (synth ed elettronica).

“Il mio nuovo album è frutto di un lavoro di ore, mesi e anni in studio, da solo e insieme a un sacco di amici e professionisti pazzeschi. Non ci si abitua mai all’emozione di annunciare un album, sarà che ci metto sempre un sacco di tempo per farli e anche questa volta ce l’ho davvero messa tutta. Ci sarà tempo per spiegarvi. Intanto venite a ballare su questo fuoco insieme a me”, fa sapere Motta. La musica è finita, l’attesa pure.

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