Beirut: trovare conforto nell'oscurità più estrema
Un pugno di nuove canzoni che rappresentano il rinnovato inizio di una carriera che continua ad abbracciare territori inesplorati: questi sono i Beirut di Zach Condon. Nato nel 2006 come progetto musicale solista del musicista nativo di Santa Fe, nel tempo si è evoluto in una band guidata dallo stesso Condon. “Hadsel”, ascoltabile dal 10 novembre, è una collezione di canzoni che trovano calore e conforto nell'oscurità più estrema, prende vita dai gravi dubbi interiori che hanno portato alla creazione del disco stesso. Sono state le condizioni artiche a mantenere Zach Condon ispirato durante la sua permanenza sull’isola di Hadsel nell’estremo nord norvegese.
L’album è stato composto e registrato dopo i problemi alla gola che hanno costretto il musicista a spostare le session del nuovo progetto in seguito al tour di “Gallipoli” nel 2019. Zach al tempo non era sicuro che sarebbe stato in grado di suonare ancora dal vivo, e decise quindi di ritirarsi sulla fredda e sperduta isola di Hadsel. Sulla piccola isola Condon ha incontrato un collezionista e appassionato di organi di nome Oddvar, che gli ha dato accesso alla locale Hadselkirke. Risalente agli inizi del 1800, la struttura ottagonale in legno ospitava il primo organo da chiesa che Condon abbia mai suonato e su cui ha iniziato a costruire le basi del nuovo album. Il disco è stato interamente scritto, suonato e registrato da lui e riporta i Beirut alle radici solitarie degli esordi, esplorando nuovi suoni e ambientazioni. “Hadsel” è il primo album di inediti in quattro anni, prosieguo della raccolta di ep, singoli e b-side “Artifacts” del 2022 e dell’ultimo vero e proprio album “Gallipoli” uscito all’inizio del 2019.
"Durante la mia permanenza sull'isola di Hadsel – racconta Zach Condon - ho lavorato duramente sulla musica, perso in trance e inciampando ciecamente nel collasso mentale che avevo messo da parte fin da quando ero adolescente. È arrivato e ha suonato come un campanello. Sono rimasto agonizzante per molte cose passate e presenti mentre la bellezza della natura, l'aurora boreale e le terribili tempeste realizzavano uno spettacolo fantastico intorno a me. Le poche ore di luce avrebbero esposto l'insondabile bellezza delle montagne e dei fiordi e i crepuscoli lunghi ore mi avrebbero riempito di sommessa eccitazione. Mi piace credere che questo scenario sia in qualche modo presente nella musica”.
Nel tempo Condon ha trasformato Beirut in un mondo che continua a estendersi, ad ampliarsi, ad assumere le sembianze delle terre su cui cammina. Infatti ha spesso reso omaggio ai luoghi visitati e in cui ha registrato musica, come per gli ottoni balcanici dell’esordio “Gulag Orkestar” o per l’italiana “Gallipoli” del 2019. Durante i suoi mesi cruciali a Hadsel, Zach aveva con sé uno studio portatile e un registratore per l'organo della chiesa: trascorreva notti buie e nevose dando forma alle canzoni con arrangiamenti di tromba e sintetizzatori modulari. Quando è tornato a casa, a Berlino, la pandemia aveva bloccato il mondo, ma quel segno tragico lo ha preso come spinta positiva a finire ciò che aveva iniziato.