Sting, il report del concerto a Torino
La data prevista sul territorio torinese di Gordon Sumner, in arte Sting, per il suo "My Songs Tour", cominciato già nel 2019, era stata originariamente fissata per il 22 ottobre 2020, al Pala Alpitour, quindi rischedulata per il 2 aprile 2022, ancora nel medesimo luogo, per poi trovare nuovamente e di nuovo ufficialmente una terza data il 12 luglio 2023, ma con una location diversa, quella del Sonic Park di Stupinigi. Fino all'ultimo momento, tuttavia, a rischiare di far saltare per la terza volta consecutiva il pluri-rinviato appuntamento ci ha messo del suo la pioggia, decisa a minacciarne il naturale svolgimento. Niente paura, però, così aveva fatto prontamente e preventivamente sapere dai canali social il Sonic Park: dacché anche in caso di acquazzoni, assicurava, "il concerto si terrà ugualmente".
Alla fine, il tempo è stato clemente, quantomeno per tutta la durata del set (anticipato, con ancora pochi spettatori, da Joe Sumner, figlio di Sting, chitarra e voce). Si parte puntuali (o quasi), rispetto all'orario indicato, con una tempestiva "Message In A Bottle", a provocare un'emozione del tutto attesa, ovviamente. Sulla manica della T-Shirt di Sting si legge la scritta "The Last Ship", che del settantunenne Sting è il titolo di un album del 2013, nonché dell'omonimo musical. Ma non c'è spazio, stasera, per le canzoni di 'The Last Ship'. Il materiale del "My Songs Tour" pesca prevalentemente dagli anni Ottanta e Novanta della carriera dell'artista, dai dischi solisti come 'Ten Summoner’s Tales' a 'Brand New Day' al materiale dei Police. Il secondo brano in scaletta è il classico dei classici, "Englishman In New York", seguito da “Every Little Thing She Does Is Magic“.
Sting è perfettamente a proprio agio, lo strumento a quattro corde pare essere un'estensione naturale della sua corporatura, tanta è la disinvoltura con cui lo suona, esattamente come gli strumentisti che lo accompagnano sul palco. Spiccano in particolare il chitarrista Dominic Miller e il batterista Zach Jones (prima di quest'ultimo, per le date del tour c'era stato Josh Freese, ex A Perfect Circle e Nine Inch Nails, oggi nei Foo Fighters in sostituzione di Taylor Hawkins). In scaletta viene concesso spazio anche a "Rushing Water" e a qualcos'altro da 'The Bridge' (pubblicato nel 2021). "If I Ever Lose My Faith In You" regala emozioni, lo stesso fa "Fields Of Gold", che giunge in successione. Sting passa a introdurre "Brand New Day" ricordando l'ospite d'onore che suonò nella versione da studio del brano, Stevie Wonder. Quindi si rivolge a uno dei suoi musicisti, il giovanissimo Shane Sager, fingendo di dubitare della di lui abilità nel saper eguagliare la parte di armonica che fu del grande artista artefice di 'Innervisions'.
Dopo lo spotlight su Sager, applaudito calorosamente, spetta all'ottima corista Melissa Musique mettersi in luce durante l'esecuzione di “Heavy Cloud No Rain”. Sting non spende molte parole per introdurre i pezzi (del resto sono brani che in prevalenza non hanno bisogno di presentazioni); piuttosto, si diverte a sciorinare parole in italiano provando a costruire anche qualche frase. "Walking On The Moon", "So Lonely", "Desert Rose" e "King Of Pain" scorrono energicamente e rapidamente, "Every Breath You Take" è proposta in un'esecuzione un po' troppo velocizzata. La scaletta termina qui, ma tutti sanno che c'è ancora spazio per un bis, che è dato, così come c'era da aspettarsi, dal super classico "Roxanne".