Rock on the wild side - I Kiss, Tra “Satyricon” e “Goldfinger”
Nel mezzo delle registrazioni di “Hotter Than Hell”, il loro secondo album, i Kiss si fecero fotografare per la copertina. Il suo concept in stile giapponese fu realizzato da John Von Hamersveld, fresco fresco di “Exile on Main Street” dei Rolling Stones e “Pat Garrett e Billy the Kid” di Bob Dylan; ma era stato ideato dal fotografo Norman Seef, che curò personalmente le photosession. La prima delle due previste era stata fissata per il 18 agosto 1974 ai prestigiosi Raleigh Studios di Hollywood. Seef: “Il titolo dell’album suggerì il tema del party, il concept alla “Satyricon”. Creammo un’atmosfera da festa. Vi partecipò l’intera squadra della Casablanca Records. Avevo assunto diversi attori e guardarobieri che si recarono al Western Costume di Hollywood per procurarsi un po’ di tutto: “Wow, ecco una testa d’animale” o “Ecco qualcosa con tante piume”. Ritornarono con tanta roba che secondo loro poteva essere utilizzata per una situazione alla ‘Fantasia’ di Walt Disney”.
Il bassista Gene Simmons: “Quando siamo arrivati, è stato come entrare in un altro mondo. C'era un certo numero di ragazze che giravano mezze nude e ricoperte di vernice argentata. C'erano specchi sul soffitto e mobili sospesi a fili. L'atmosfera era molto surreale, come in ‘Ai Confini della Realtà’”. Paul Stanley, chitarrista: “C’erano letti che pendevano dal soffitto, donne mezze nude ricoperte da una pellicola di argento e con teste d’uccello, ragazzi in calzamaglia o costume da bagno”. Simmons: “Tutti si ubriacavano... tranne me”. L’alcool era stato fornito apposta da Seef, che voleva che tutti fossero disinibiti al massimo: “Il mio approccio consiste nel creare una partnership creativa con le persone, è molto libero. Ho detto loro chiaramente che quello era un palcoscenico per l'improvvisazione creativa”. Secondo il batterista Peter Criss sul set c’erano “20 donne e 20 uomini in una sorta di elaborato tableau gotico medievale”.
Dopo le foto al solo quartetto, la situazione degenerò, come desiderato da Seef. Stanley: “Le cose sfuggirono un po’ di mano, soprattutto a me. L’intento originale era quello di sciogliermi un po’, così da calarmi nell’atmosfera. Quindi cominciai a bere per rilassarmi e alla fine mi sciolsi decisamente troppo”. Criss, da sempre il più incline al bere della band, svenne quasi subito, mentre era “in vestaglia su una grande sedia da tavolo da cavaliere”. Rinvenne grazie a una “ragazza che mi faceva un pompino”, indossando una testa di ariete. Com’è comprensibile, a Criss ci volle qualche minuto per orientarsi. Si guardò intorno e notò che Stanley "giaceva mezzo nudo su un letto di velluto, senza opporre alcuna resistenza alla mezza dozzina di ragazze e ragazzi che gli ronzavano intorno come api attratte dal miele".
Stanley: “Stavamo dando una festa selvaggia, selvaggia, con tonnellate di persone in abiti strani”. Simmons: “C'è una foto di lui con una ragazza che non aveva niente addosso, dipinta come l’attrice del manifesto di Goldfinger – ma con vernice argentata anziché dorata. Credo che Paul non fosse nemmeno consapevole dell'esistenza della forza di gravità. Così si è avvicinato a lei e in un'inquadratura lo si vede mentre fanno petting. Un attimo dopo era sopra il letto. Era caduto”. Stanley: “Sono svenuto. Mi sono tagliato la mano, non so come ho fatto”. Simmons: “Alla fine della sessione fotografica ho dovuto portarlo in macchina e chiuderlo nel sedile posteriore”. Stanley: “E non riuscivo a trovare l'uscita!”. E prosegue: “Molte delle foto non hanno mai visto la luce perché alcuni non volevano essere riconosciuti. "Oh, non posso far vedere che ero a quella festa!”, dicevano”. Chissà perché. Strana, la gente.