David Bowie: 50 anni fa l'addio di Ziggy Stardust (seconda parte)
Seconda parte
(la prima parte è stata pubblicata ieri 1 luglio)
Sin dalla sua ideazione, Ziggy Stardust era stato un prodotto dell’ambizione del suo creatore di combinare specificamente insieme musica rock e teatro. Di pari passo con la sua ascesa, l’esuberanza di Ziggy avrebbe quindi reso quello stesso personaggio, e quindi David Bowie medesimo, una divinità musicale da venerare in ogni epoca futura. E non è un caso che molti artisti di varie correnti che sorsero in seguito all’epopea glam del cantante, dal punk al gothic rock, citarono spesso quel Bowie dall’aspetto iconico come influenza primaria. La cantante Siouxsie Sioux, dei Siouxsie And The Banshees e quindi dei Creatures (progetto parallelo col compagno, nonché batterista dei Banshees, Budgie), ha in più di un’occasione rievocato il momento in cui, ricoverata ancora adolescente per un problema di salute, assistette dal suo letto di ospedale all’ormai mitica apparizione in playback di Bowie a “Top Of The Pops” (in occasione della diffusione del singolo “Starman”): “Quella sessualità ambigua era così audace e futuristica da far sembrare obsoleto il tradizionale gioco di ruolo maschile/femminile. Avevo perso in quei giorni un sacco di peso ed ero diventata magrissima, ma Bowie mi faceva sembrare davvero figa così com’ero”.
Sul piano dei costumi di scena, rispetto alle esibizioni iniziali del suo alter ego, Bowie indossava generalmente calzoni di raso bianco, una giacca a fantasia floccata, ma anche tute ricamate dai colori accesi. Un particolare del look, sia di Ziggy sia degli Spiders, sarebbe stato ispirato anche dal modo di vestire dei drughi del film del 1971 “Arancia Meccanica”, di Stanley Kubrick (tratto dal romanzo omonimo di Anthony Burgess), film che colpì molto le star musicali del periodo. Non soltanto David Bowie ma anche, ad esempio, John Bonham dei Led Zeppelin, il quale nel contesto dei live con la band ebbe occasione di farsi notare agghindato in stile drugo, con tanto di bombetta sul capo (si dice che Robert Plant gli affibbiò per questo motivo il nomignolo di “Mr. Ultraviolence”). Bowie spiegò che la sua idea consisteva nel ricavare dalla banda del film “l’aspetto duro e violento dei pantaloni infilati negli anfibi”, ma ripensarlo guardando a un tipo di vestiario dai tessuti più sofisticati.
Durante l’estate del 1972 il cantante si affidò poi ai modelli di Kansai Yamamoto, cui commissionò la creazione di diversi costumi per la seconda parte dei concerti nel Regno Unito, e quindi per quella statunitense del 1973. Gli abiti della collezione, che comprendevano una veste bianca con la scritta “David Bowie” in giapponese, erano stati cuciti seguendo il metodo hikinuki a strappo, che nella cultura del teatro kabuki era utile agli attori per cambiare rapidamente i costumi di scena durante gli spettacoli. Con l’avvicendarsi delle date, inoltre, Bowie optò per una rasatura totale delle sopracciglia per conferire un carattere ancora più alieno al volto pallido di Ziggy, decorandosi quindi la fronte con una sfera astrale dorata che gli fu suggerita dal make-up artist Pierre La Roche, lo stesso che ideò il fulmine sul volto del cantante che si nota sulla copertina di ‘Aladdin Sane’. (Secondo La Roche, tra l’altro, Bowie avrebbe a quel punto dedicato alla fase trucco almeno due ore, prima di andare in scena.)
Dunque, passando per locali con capienze sempre maggiori, di pari passo con l’avanzare del successo, David trovò il tempo di rivedere e provare nuovamente lo spettacolo dal vivo, cercando di includere un maggiore impiego della teatralità. In occasione della data del 19 agosto al Rainbow Theatre in Finsbury Park, dove fu pubblicizzato semplicemente come “Ziggy Stardust”, il cantante si avvalse della collaborazione del grande performer Lindsay Kemp, al quale affidò la messa in scena e le coreografie. Deceduto in Italia, a Livorno, nel 2018, Kemp aveva già insegnato a Bowie l’arte del mimo, apparendo quindi nel videoclip diretto da Mick Rock di “John, I’m Only Dancing” (b-side ancora del periodo Ziggy). Bowie e gli Spiders si sottoposero a due settimane di prove al Theatre Royal di Stratford, durante le quali le quattro danzatrici di Kemp, che Bowie ribattezzò “Astronettes”, idearono una serie di balletti d’avanguardia. La collaborazione con Kemp avrebbe dovuto continuare nelle successive date americane del tour, ma i costi troppo alti preventivati non lo consentirono.
La data al Rainbow, con tutto ciò, fu un successo, e in linea generale il tour inglese generò una significativa copertura da parte della stampa, che accolse con grandi elogi la rinnovata caratura performativa di colui che già stava per profilarsi come il nuovo messia del rock. E non è un caso, infatti, che a quello stadio i suoi spettacoli cominciarono a fare il tutto esaurito. Sul palco, poi, il suono degli Spiders fu rafforzato dall’aggiunta della figura di un pianista, Nicky Graham, che fu presto sostituito dall’illustre Mike Garson, la cui impeccabile preparazione di strumentista colto ingemmò anche il materiale da studio di ‘Aladdin Sane’, che man mano fu aggiunto alla scaletta dello Ziggy Stardust (Aladdin Sane) Tour.
Garson debuttò sul palco il 22 settembre 1972, al Cleveland Music Hall, cioè quando ebbe ufficialmente inizio il giro di concerti americani degli Spiders. Bowie rifiutò di spostarsi in aereo fra una tappa e l’altra, prediligendo mezzi come il treno o la nave. A quanto pare, dopo aver patito un volo un po’ troppo turbolento, nel quale si era trovato in compagnia della moglie Angie e di alcuni membri degli Spiders, avrebbe sviluppato oscuri presagi di morte al pensiero di viaggiare ancora in aereo. Alla fine di settembre, il cantante fece sold out presso la celebre Carnegie Hall di New York. Le visite concertistiche di Bowie negli U.S.A. non furono però sempre soddisfacenti in termini di affluenza, e in diverse località come St. Louis e Kansas City gli spettatori non avrebbero superato le centinaia di unità. Tutto questo mentre la MainMan, l’impresa manageriale di Tony Defries, continuava a coprire costi enormi per garantire la sussistenza del cantante e del suo entourage.
La stampa americana, tuttavia, accolse favorevolmente le esibizioni live e il volto di Ziggy non ci mise molto a finire impresso sulla copertina del magazine americano «Rolling Stone», che descrisse Ziggy come “l’ultima rock star; una figura sì selvaggia ed edonistica, ma che nel profondo comunica pace e amore”.
La credibilità artistica di David Bowie, insomma, non faceva che ampliarsi sempre più, e quando la tournée passò dal Radio City Music Hall di New York, nel febbraio 1973, dove alla fine dell’esibizione Bowie ebbe pure un collasso, ci fu il tutto esaurito come per il caso della data all’Hollywood Palladium del marzo 1973.
Il programma dei live previde anche una visita in Giappone nell’aprile ‘73, dove Bowie incontrò la star del kabuki Bando Tamasaburo, da cui apprese le tecniche tradizionali del trucco giapponese. Durante questa tappa, già affascinato dall’arte del grande romanziere nipponico Yukio Mishima, David si impegnò ad assorbire vari aspetti della cultura tradizionale locale e non esitò a rendersi disponibile per assistere, con grande interesse, a varie performance di teatro Noh e kabuki. Passando per Nagoya, Hiroshima, Kobe e Osaka, il tour del Sol Levante si concluse poi a Tokyo, dove lui e la band furono accolti da un moto di calore estremo da parte dei fan.
Avviandosi finalmente verso la Gran Bretagna in compagnia dell’amico Warren Peace, che si aggiunse al set degli Spiders come corista e che lo scortò in un interminabile viaggio in traghetto attraverso il Mar del Giappone, e quindi a bordo della ferrovia Transiberiana passando per Mosca (sempre evitando accuratamente l’aereo), Bowie apprese di essere diventato l’artista inglese più popolare dai tempi dei Beatles. Anche alla luce di ciò, gli Spiders cominciarono a lamentare il fatto di ricevere compensi non adeguati al successo di cui Bowie stava ora godendo. Tony Defries fu costretto a rinegoziare i loro contratti, ma ciò creò inevitabilmente una frattura nei rapporti fra il cantante e i musicisti che lo accompagnavano (a quanto sembra, il salario di Mike Garson, che figurava non come membro ufficiale, ma solo come turnista, era di gran lunga superiore a quello di Ronson, Bolder e Woodmansey). Ciononostante, il 12 maggio un ultimo importante giro di date in madre patria partì dall’Earls Court Exhibition Centre, dove ben diciottomila fan presenziarono all’evento. L’entusiasmo degli spettatori fu tale che le forze dell’ordine dovettero intervenire per impedire al pubblico di assaltare il palco; in più la serata, cui assistettero anche Mick Jagger e la moglie Bianca, fu ampiamente penalizzata da difficoltà tecniche e da problemi con l’impianto audio.
(2 – segue domani 3 luglio)
Uscirà l’11 agosto “David Bowie – Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. The motion picture – 50th Anniversary”: l’ultimo leggendario show del tour di Ziggy Stardust (3 luglio 1973) per la prima volta per intero, restaurato digitalmente con audio rimasterizzato e disponibile in diversi formati: 2CD & BLU-RAY, 2CD, 2LP edizione limitata in vinile oro e digitale (Standard 44.1KHZ/16BIT e 96KHZ/24BIT).