Max Pezzali al Circo Massimo: l'intervista
Se uno sfizio se lo voleva togliere se l’è tolto: quello di partire da Pavia a bordo della sua Harley-Davidson e di arrivare in sella alla motocicletta a Roma, per celebrare quello che senza tanti giri di parole è un ‘trionfo’ in stile romano, l’annuncio, al fianco del Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, del suo concerto al Circo Massimo.
Così Max Pezzali, già recordman con i concerti dello scorso anno a San Siro (due di seguito) e con gli oltre trenta appuntamenti che hanno affollato i palazzetti dello sport fino a poco fa, arriva a chiudere il suo giro trionfale nel circo che ha visto i trionfi di innumerevoli imperatori romani, il prossimo 2 settembre. Lui romano in teoria non è, visto che è nato a Pavia; ma a Roma, e lo ricorda sempre e volentieri, è in qualche modo ‘diventato se stesso’, dopo l’esperienza degli 883, ed era proprio qui che voleva chiudere le celebrazioni per i suoi trent’anni di carriera, con il suo Circo Max. Una specie di festival di cui lui è ‘direttore artistico’, ‘conduttore’ e ‘star’, una lunga serata di musica che durerà circa due ore e mezza e vedrà come protagonisti, accanto a Pezzali, gli Articolo 31, Colapesce e Dimartino, Dargen D’Amico, Lazza, Paola e Chiara, Sangiovanni, e il team del leggendario DeeJay Time, con il superquartetto formato da Albertino, Fargetta, Molella e Prezioso.
Nella presentazione in Campidoglio, con il Sindaco Gualtieri e con l’assessore ai grandi eventi Alessandro Onorato, ovviamente i superlativi si sprecano, fino al comunicato stampa che definisce l’evento “epocale e straordinario”. Ma una discreta quota di buoni motivi c’è; primo fra tutti quello che pochi altri artisti in Italia sono in grado di fare tanto, che si tratta in qualche modo della festa di una generazione (quella degli anni Novanta) e che il cerimoniere non arriva dalla gloriosa storia della canzone d’autore italiana o dall’esplosiva genia del rock, ma è un ‘mediano’, privo del phisyque du role, che è riuscito, con intelligente sapienza, a fare delle sue canzoni uno strumento di gioia per tantissime persone. “Per questo evento devo ringraziare soprattutto Clemente Zard”, ci dice, “che ci ha creduto, seguendo la sua etica da giocatore di poker. Io, invece, sono un pessimo giocatore di scacchi, fermo in difesa, e non avrei mai immaginato di trovarmi qui, a questo punto”.
Dopo due San Siro anche un Circo Massimo. Sulla scia di Springsteen…
“Dai, non scherziamo, io molto umilmente non avrei immaginato nemmeno una sola data nel primo, figurarsi due, e poi il Circo Massimo... Ma sono ovviamente contento e fiero, perché questo concerto è davvero, per quello che mi riguarda un punto d’arrivo”.
Da Milano a Roma?
“Beh, si, sono le mie due città, quella che mi ha adottato, Milano, e quella dove ho scelto di andare, Roma, la città che in qualche modo mi ha permesso di crescere come persona e che mi ha fatto capire degli aspetti della vita che normalmente i milanesi non conoscono”.
Quale in particolare?
“Che esiste l’ineluttabilità. A Milano si è convinti che si può fare tutto, intervenire su tutto, mentre se vivi a Roma dopo un po’ capisci la cosa che i romani, per esperienza millenaria, conoscono bene, ovvero che ci sono cose sulle quali non puoi intervenire e che sono fuori dalla tua portata, che ci sono cose nella vita che non puoi controllare e quindi devi dire, come si dice in città, ‘sti cazzi. E’ una lezione importantissima, ti costringe a fare i conti con la vita e te stesso, di fa capire che puoi impegnarti fino a un certo punto, poi ti devi fermare e sentire il vento sulla faccia per capire dove sei”.
Con questo atteggiamento sei arrivato fin qui…
“E’ il premio finale, ci sono arrivato a 55 anni, e con la voglia di far vedere alla città e ai romani che posso farli divertire, che posso fargli passare una serata divertente. Ed è incredibile farlo al Circo Massimo: dopo mille volte che ci ho girato attorno, come fanno i romani quando passano con l’automobile, ci entro dentro. E non da solo, ma con amici con i quali ho percorso un bel pezzo della strada che mi ha portato fino a qui, come quelli del DeeJay Time, quelli che facevano l’EDM prima che venisse inventata, o gli Articolo 31 che hanno fatto una strada parallela, o Paola e Chiara che hanno iniziato con me. Ma mi piace che ci siano anche tanti giovani, come Lazza, che era mio fan già quando aveva otto anni, o Sangiovanni, uno dei più brillanti della nuova generazione. E poi il grande Dargen D’Amico, e anche Colapesce e Dimartino, il primo dei quali aveva fatto una cover di un mio brano su una compilation in epoca non sospetta…”.
Divertimento. Lo hai ripetuto spesso presentando il concerto. Il tuo è un modo di fare musica che sottolinea come l’intrattenimento non sia una cosa necessariamente banale.
“Intrattenere è una fissazione per me, è il concetto sul quale insisto da tantissimo tempo, e non perché sono un vecchio che si incista. Oggettivamente penso sia un bene che ci sia uno spazio per l’intrattenimento e che questo spazio vada garantito. Uno spazio per il divertimento, per la gioia, un concerto dove si possa ballare, ridere, piangere, essere colpito dalle luci e urlare in coro come al karaoke, un bellissimo evento collettivo. Spesso si pensa all’intrattenimento come a qualcosa di negativo, deteriore, becero, invece deve essere uno spazio per la gioia. Il mio obbiettivo è che le persone escano dopo due ore e mezza di concerto molto più contente di quando sono entrate”.
Alla fine, dopo due San Siro e un Circo Massimo, anche il ‘normalissimo’ Max Pezzali si monterà un po’ la testa?
“A dire il vero la cosa che mi ha emozionato e, se vuoi, mi ha dato davvero soddisfazione, è che dopo i due concerti a San Siro la gente sia venuta a vedere dieci date al Forum di Assago e ci sono stati tutti i sold out nei palazzetti. Vuol dire che gran parte era la stessa gente che è tornata, gente che si è divertita ed ha voluto farlo ancora, con me. Vuol dire che funziona. Ma la testa no, ancora non me la sono montata…”.