La più grande hit di Mia Martini? È "Minuetto" e compie 50 anni
Un’attesa pari a un’agonia. Un po’ come quella cantata da Mia Martini nei versi della canzone, nella quale l’interprete calabrese si cala alla perfezione nei panni della protagonista, una donna che racconta una relazione tossica (“Troppe volte vorrei dirti ‘no’ / ma poi ti vedo e tanta forza non ce l’ho”). Quella che porta alla nascita del brano, di attesa, non è propriamente un’agonia: somiglia più a un lungo travaglio, una gestazione complicata che alla fine porterà Mimì a incidere quello che diventerà il singolo più venduto del suo repertorio, addirittura più di “Almeno tu nell’universo”, che sarà rivalutata dopo la prematura e tragica scomparsa della cantante. “Minuetto”, che compie cinquant’anni in questi giorni, così come l’album di cui faceva parte, “Il giorno dopo” (e per l’occasione viene ristampato: uscirà il 26 maggio per BMG in una 50th Anniversary Edition - Remastered 2023”, con rimasterizzazione dai nastri originali a 24 bit – 192 Khz), è uno dei brani più iconici del catalogo di Mia Martini, ma in pochi ne conoscono la storia.
“Mi ricordo benissimo il momento in cui ascoltò il provino della versione finale, pronta per essere incisa da lei. Ricordo soprattutto l’espressione del suo volto, tra la commozione e l’esaltazione”, dice Dario Baldan Bembo, oggi 75enne, che compose le musiche sulle quali poi Franco Califano scrisse il testo della canzone.
Nel 1973 Mia Martini è già una delle interpreti più amate e idolatrate della musica leggera italiana. Con due album alle spalle come l’esordio del 1971 “Oltre la collina” e il successivo “Nel mondo, una cosa”, oltre mezzo milione di copie vendute e pure una vittoria al Festivalbar (quella del ’72 con “Piccolo uomo”), la cantante comincia a raccogliere idee per un nuovo ellepì. Al suo fianco ha un nuovo produttore: Giovanni Sanjust subentra ad Alberigo Crocetta, che l’aveva lanciata. Però il team di lavoro è lo stesso: ne fanno parte autori e compositori come Maurizio Piccoli, Luigi Albertelli e lo stesso Dario Baldan Bembo (qualche anno dopo si prenderà le sue soddisfazioni anche come cantautore, oltre che come compositore, con il successo “Amico è”), che nel precedente “Nel mondo, una cosa” aveva già contribuito a “Donna sola”, “La nave”, “Un uomo in più” e la stessa “Piccolo uomo”. “Minuetto” nasce da un’idea del musicista milanese: “Mi misi al piano e nacque questo brano in tre momenti, contro ogni logica pop, diciamo così: c’è un momento narrativo, uno ossessivo e un finale largo, una sorta di lunghissima coda. Bisognava però trovare il testo giusto per un pezzo così complicato”. Non fu semplice.
Il primo a metterci mano è Maurizio Piccoli, che per lo stesso album, “Il giorno dopo”, firmerà l’adattamento in italiano di “Your song” di Elton John (ne viene fuori la macchiettistica “Picnic”), ma anche “La malattia” e “La discoteca”. Però i tentativi di Piccoli non si rivelano vincenti. Ci prova allora Bruno Lauzi, già co-autore di “Piccolo uomo” (e anche, per Ornella Vanoni, di quel capolavoro che è “L’appuntamento”): un altro buco nell’acqua. Lauzi si consolerà firmando ne “Il giorno dopo” il testo di “Mi piace”, su musica dei fratelli Carmelo e Michelangelo La Bionda, non ancora le star della disco music all’italiana di “One for you, one for me” e dintorni che oggi tutti conosciamo (e balliamo). Intanto però il brano composto da Baldan Bembo finisce nelle mani di Luigi Albertelli, che nel disco firmerò “Dimmelo tu” e “Tu sei così”. Il problema sembra essere risolto: Albertelli dà vita a una prima stesura intitolata “Salvami”. Però il risultato finale non convince né i discografici né la stessa Mia Martini. È a questo punto che fa il suo ingresso in scena, nella vita e nella carriera di Mimì, Franco Califano.
Nel 1973 il Califfo ha già inciso due album, “’N bastardo venuto dar sud” e “L’evidenza dell’autunno”. Il grande successo come cantautore, a livello nazionalpopolare, arriverà solamente quattro anni più trardi, nel 1977, grazie alla signature song “Tutto il resto è noia”, però intanto il controverso artista romano comincia a collezionare una serie di collaborazioni da autore che gli permettono di conquistare la stima e la fiducia di colleghi, addetti ai lavori e discografici. È reduce dalla vittoria al Festival di Sanremo con “Un grande amore e niente più”, interpretata da Peppino Di Capri, quando firma per Mia Martini “Minuetto”. Baldan Bembo ricorda: “Gianfranco Lombardi, che lavorava come arrangiatore per Califano in quel periodo, mi disse: ‘Perché non provate a fargli ascoltare il brano?’. Gli mandammo il nastro. Su quella base scrisse il testo di ‘Minuetto’ in una notte. Un capolavoro. Interpretò con i versi alla perfezione i ritmi della canzone, rappresentando bene la narrazione iniziale, l’ossessione del ritornello e la leggerezza finale. Si immaginò questa donna che vive ore tutte uguali, schiava senza catene del suo uomo, che la usa e se ne va. Ancora oggi mi vengono i brividi”.
Nel libro di recente pubblicazione "Franco Califano - Oltre la maschera" (Demian Edizioni, 170 pagine, 15 euro) l'autore Stefano Orlando Puracchio riporta una dichiarazione su "Minuetto" di Califano:
"Io chiamai Mia Martini con me, la sera prima, e le chiesi cos'era che voleva. Cosa stava provando in quel momento. Lei mi ha raccontato una parted ella sua vita, il momento che stava vivendo. Io ho scritto la canzone in una notte. E lei, il giorno dopo, mentre la cantava, piangeva".
“Minuetto” permise a Mia Martini di bissare il successo di “Piccolo uomo”, vincendo di nuovo il Festivalbar. L’album “Il giorno dopo” conquistò il primo posto nella hitparade e vinse il Disco d’oro per le 500 mila copie vendute (all’epoca gli ellepì si acquistavano, quarant’anni prima di Spotify). Califano tornerà a scrivere in più occasioni per Mia Martini, regalando alla sua voce capolavori come “La nevicata del ’56” e “Il guerriero”: “Se 'Minuetto' oggi sarebbe un successo? Credo di no - dice Baldan Bembo - Era una canzone complicata già all’epoca, figuriamoci oggi che c’è questa povertà di idee, di guizzi, di arrangiamenti, di sonorità. Quella canzone, ciquant’anni fa, fa un miracolo. Accadde una cosa che non accadeva mai: una cantante bissò il successo di una hit con un’altra hit. Fu davvero magia”.