Bruce Springsteen e l'Italia – un amore infinito
Riceviamo e pubblichiamo questo reportage del concerto di Bruce Springsteen a Ferrara di Nino Gatti
Per gustarsi totalmente il concerto di Bruce Springsteen, bisognerebbe sdoppiarsi. Da una parte ci sarebbe da ammirare lo spettacolo offerto sul palco dall'artista del New Jersey, un musicista intorno al quale si è creato un vero e proprio mito per le sue storiche e lunghissime esibizioni, dall'altra c'è il suo pubblico, che per tutte le tre ore ha dimostrato un amore incondizionato e infinito. Due spettacoli in uno e la certezza che l'amore dei fan viene totalmente corrisposto da un artista che si esibisce senza risparmiare energie che sembrano interminabili. Gli occhi di Springsteen, quasi socchiusi ma sempre attenti, si perdono sullo sterminato tappeto di persone che lo chiamano e inneggiano a lui senza sosta. Bruce sorride e cerca con lo sguardo ogni volto, ogni sorriso; ha il cuore pieno d'amore e di emozione che sembra esplodere dentro la sua camicia. Chissà dove trova le energie per sostenere uno spettacolo simile; la voce regge per tutta la durata dello spettacolo, con un leggero calo negli ultimi minuti, perdonabili per un artista che a settembre festeggerà 74 anni.
Dopo le esibizioni di Fantastic Negrito e Sam Fender, alle 19.40 Bruce Springsteen sale sul palco ed è un fuoco di fila di canzoni senza interruzione che stordiscono i fan. In apertura come di consueto in questo tour arriva "No Surrender", dal celebre album “Born In The USA” del 1984, seguita dalla recente "Ghosts" (da “Letter To You” del 2020). Non c'è tempo per respirare che quel diavolo d'un boss ti tira fuori dal cilindro "Prove It All Night" (dal suo quarto album “Darkness On The Edge Of Town” del 1978). Il pubblico esplode di gioia, canta e balla come non ci fosse un domani. Mai prima d'ora ho visto riunite così tante generazioni accomunate dall'amore per l'artista: la sorpresa maggiore sono i bambini, molti seduti sulle spalle dei genitori, che cantano con gioia ogni parola delle canzoni del boss. Sul fondo del palco e ai due lati vengono proiettate per tutta la durata del concerto le immagini dello show; la regia spesso indugia sugli spettatori che si riconoscono sul grande schermo e urlano a tutto il mondo la propria felicità. Per "Letter to You", dall'album omonimo del 2020, Springsteen ha scelto di proiettare sullo schermo il testo in italiano, come se quelle parole fossero indirizzate al pubblico di Ferrara.
Per "The Promised Land" si torna all'album “Darkness On The Edge Of Town”, che riserva sul finale della canzone l'indescrivibile espressione di gioia di una ragazza in prima fila quando Bruce le regala l'armonica usata per la canzone. L'energia sprigionata dalla band è pazzesca e cresce di brano in brano, come capita su "Out in the Street", dall'album “The River” del 1980, che fa cantare e saltellare tutti, in barba al fango e al rischio di rovinose cadute. Sempre da “Darkness” arriva "Candy's Room", che scatena l'energia della E Street Band e lascia spazio per un solo di chitarra del boss con la celebre Fender. La scaletta va a pescare "Kitty's Back", dal secondo album del 1973 “The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle”, accolta da urla di gioia dai fan.
Si può finalmente respirare con la cover del celebre brano dei Commodores del 1985, "Nightshift" (dall'album di cover “Only the strong survive” del 2022), canzone che mette in luce soprattutto le doti vocali dei coristi che accompagnano Bruce in tour. "Mary's Place" (da “The Rising”, 2002) e il divertente siparietto col batterista Max Weinberg, anticipa la successiva "The E Street Shuffle", ancora dal secondo album del 1973, col Boss che in apertura si diverte a dirigere la sezione fiati, prima di lanciarsi con la sua sei corde nella celebre ritmica del pezzo. Le sonorità rock and roll di "Johnny 9"9, dall'album “Nebraska” del 1982, sono coinvolgenti, rallegrando il pubblico col divertente balletto di Springsteen e la sezione fiatiBruce resta solo sul palco per eseguire con la sua acustica una versione vibrante di "Last Man Standing", da “Letter To You”, affiancato dalla tromba di Barry Danielian della E Street Horns, durante la quale tornano i testi in italiano sullo schermo e il pubblico lo tributa con applausi a scena aperta.
Ci si avvicina al finale del concerto che nel caso di Springsteen significa ancora una decina di canzoni in scaletta! Roy Bittan diteggia sul pianoforte le note introduttive di "Backstreets", da “Born To Run” (1975), dal lungo e coinvolgente finale. Altro momento pieno di emozione e partecipazione da parte del pubblico è "Because the Night", col celebre intro al piano suonato da Bittan, portata al successo da Patti Smith nel 1978 ma scritta dalla cantante insieme a Springsteen. Bruce la canta con rabbia, energia condivisa dalla band e impreziosita dal solido solo finale del chitarrista Nils Lofgren, già con i Crazy Horse di Neil Young e alla corte del boss dal 1984. Si pesca ancora da “Born To Run”, con la sinuosa "She's the One", cantata faccia a faccia come ai bei tempi con l'acclamatissimo Steven Van Zandt. "Wrecking Ball", dall'album omonimo del 2012, anticipa "The Rising", dal disco omonimo del 2002; questa coinvolge tutto il pubblico, che intona il famoso la-la-la-la-la e saltella, sfidando le leggi di gravità già messe a dura prova dal fango. "Badlands", il brano più celebre dell'album “Darkness on the Edge of Town”, fa scaldare le ugole degli spettatori che partecipano poderosamente al coro. Come si dice di solito, il meglio deve ancora venire e "Thunder Road", canzone che apriva “Born To Run”, è il devastante finale del concerto ferrarese. Brividi senza fine, sugli occhi degli spettatori più attempati arriva qualche immancabile lacrimuccia, con gli occhi del boss a sprizzare di emozione e riconoscenza verso il suo pubblico.
I bis arrivano immediatamente, senza la lunga manfrina tra pubblico e artista. Anche in questo caso, il boss è generoso e regala ben sette canzoni. Si parte con "Born in the USA", che resuscita le forze residue di un pubblico stremato ma felice, suonata con grinta e seguita da una altrettanto travolgente "Born To Run". Migliaia di braccia sventolano nel cielo per la successiva "Bobby Jean" (da “Born In The USA”), col suono della E Street Band che ti entra nelle ossa, vibrando ogni singola cellula anche grazie al sax di Jake Clemons. Dallo stesso album del 1984 arriva "Glory Days", introdotta dal celebre riff del boss che se la canta come al solito a pochi centimetri da Little Steven, mentre Max Weinberg raccoglie le energie residue per mantenere intatta la sua fama di inossidabile. Bruce si assicura che pubblico e musicisti non hanno voglia di tornare a casa e allora arriva accolta da una ovazione "Dancing in the Dark", ancora dal best seller del 1984. I cartelli che i fan hanno sventolato nel cielo di Ferrara per tutta la serata meriterebbero un'attenzione a parte, per fantasia ma anche per simpatia, come quello che recitava “Posso essere la tua Courteney Cox?” legato proprio al famoso video del 1984 di "Dancing in the Dark". A far vibrare le pulsioni sessuali del pubblico femminile arriva il boss che sul finale della canzone apre la camicia mostrando i pettorali alle infervorate fan di tutte le età. Bruce allora presenta i musicisti e lancia la canzone con la quale celebra e saluta la E Street Band. È "Tenth Avenue Freeze-Out", da “Born To Run”. È il momento di celebrare gli amici che non ci sono più, il fratellone Clarence Clemons e Danny Federici, con i loro volti che si muovono sullo schermo provocando inevitabilmente le emozioni dei presenti.
Per l'ultima canzone Bruce Springsteen saluta tutta la band e rimane solo sul palco con la chitarra acustica. "I'll See You in My Dreams" (da “Letter To You”), cantata mentre sugli schermi passano i testi in italiano, è la buonanotte ideale per tutti i presenti, che porteranno per sempre questo concerto nei sogni e nella memoria.
Springsteen ha offerto al pubblico italiano un concerto memorabile che non ha mai conosciuto pause, offrendo 165 minuti di energia e poesia, momenti che resteranno impressi nella memoria e che stringeremo per sempre nel nostro cuore. Grazie alla chitarra che ha alzato al cielo per salutare il pubblico a fine concerto, Bruce Springsteen ha raccontato storie ed emozioni personali ma che non suonano diverse dalle nostre. Per questo è così amato e credibile. Per questo la sua musica e le sue parole riescono a raccontare questi anni così difficili meglio di chiunque altro. Come solo un Boss è capace di fare.
Nino Gatti