Studio Murena: “Facciamo jazz-rap lontani da ogni elitarismo”

La band racconta “WadiruM”: un progetto sorprendente con il tocco magico di Tommaso Colliva.
Studio Murena: “Facciamo jazz-rap lontani da ogni elitarismo”
Credits: Luca Maledet

L’unico posto dove il sestetto milanese Studio Murena si sente a proprio agio è il “prossimo”, mai quello in cui si trovano in un determinato momento, ma sempre quello che “verrà”. L’idea di movimento, di panta rei, di spazio mai uniforme e di confini che si sciolgono, è alla base del disco “WadiruM”, un lavoro sorprendente. Amedeo Nan (chitarra elettrica), Giovanni Ferrazzi (elettronica, sampler), Lorenzo “Carma” Carminati (voce), Marco Falcon (batteria, percussioni, cajon), Matteo Castiglioni (pianoforte elettrico, pianoforte, sintetizzatori), Maurizio Gazzola (basso elettrico, synth bass) portano avanti un cocktail di jazz e rap contaminato con elettronica e funk. Lo fanno con tecnica, ma anche con grande apertura mentale, lontani da ogni forma di elitarismo e snobismo.

L’Italia e il mondo

Il nostro nome dice molto, ‘Studio’, nel senso di collettivo. C’è un’unione. Siamo in sei. Ognuno con il suo apporto introduce nel sound qualche cosa di personale. È una fusione alla pari – spiega la band - nasciamo all’interno del Conservatorio di Milano. All’inizio non eravamo solo un collettivo musicale: in partenza avevamo messo in piedi uno spettacolo teatrale e siamo sempre stati affascinati anche dalle arti visuali. Con questo ultimo disco abbiamo cercato di costruire qualche cosa di nuovo, un suono nostro, che sicuramente ha riferimenti nella musica internazionale, ma allo stesso tempo legato a una nuova scena italiana che vogliamo rappresentare”. L’album, che verrà presentato dal vivo il prossimo 26 maggio sul palco del MiAmi di Milano e il 24 giugno al festival La Prima Estate, è composto da “dieci brani che raccontano 3 mesi di palchi in giro per l'Italia e 2 di armonie in cantina”.

Dentro soffia, ovviamente, un forte vento internazionale, ma non mancano radici volutamente italiane. “Laila Al Habash, Ghemon, Enrico Gabrielli, Paolo Fresu, Arya, Danno, tutte collaborazioni presenti, ci hanno dato un grande respiro. Si può fare tanto in questo Paese a livello musicale – continua il gruppo – il punto di equilibrio fra noi è arrivato nel tempo dopo i primissimi live. Nel disco emerge una storia musicale molto organica con i testi e la voce che vanno a implementare e ad allargare i confini del racconto. C’è una visione che ci unisce tutti”.

Approccio jazz e rap

La band ha pubblicato a febbraio 2021 il suo omonimo primo disco ufficiale, in collaborazione con Costello's Records. Ora è arrivato questo secondo capitolo. Ma jazz-rap è davvero l’insieme in cui inserire il progetto? “La parola jazz a volte spaventa, a volte incuriosisce – sottolinea il gruppo – in Italia si tende a pensare a qualche cosa di cervellotico. Noi vogliamo allontanarci da questa visione, pur riprendendo il tipo di attitudine jazz. L’aspetto elitario è proprio quello da cui vogliamo staccarci. All’estero il jazz contemporaneo è molto seguito e amato. Anche in Italia si sta muovendo qualche cosa: il Magnolia di Milano strapieno per il live di Kamasi Washington e la stessa decisione da parte di una major come Virgin Music di investire su un progetto come il nostro, sono segnali importanti”.

Poi approfondiscono la questione: “Più che appartenere a un genere, a noi interessa il movimento che la musica sa creare. Ci piace l'idea che le canzoni non stiano mai ferme. Non bisogna accontentarsi di dove si è arrivati, ma andare sempre nel posto dopo. Non c’è un genere definito per noi, ma un modo di fare musica. Sviluppiamo insieme le idee, in modo organico, questo è un approccio jazz. Il nostro campionamento è più mentale, non prendiamo come nell’hip hop un frammento di una canzone, ma tendiamo più a riprodurre un nostro ascolto o le nostre prove. Tutto questo, a suo modo, ha una matrice jazz-rap. Ma non solo”.

Il tocco di Colliva

Il disco è stato prodotto da Tommaso Colliva, già al lavoro con i Calibro 35, oltre che con una marea di nomi importanti della musica italiana e internazionale, e vincitore di un Grammy Award con i Muse. “Tommy ha smussato gli angoli – concludono - ha fatto un lavoro pazzesco in generale e in particolare sui ritornelli, facendo quadrare tutto. I ritornelli nel primo disco non erano così forti. Ci ha aiutato a rendere tutto più chiaro, mettendoci al servizio della canzone con l’obiettivo di rendere i pezzi unici. Interessante quando ci ha detto, in fase di pre produzione, che alla fine della lavorazione avremmo dovuto trovare una sola parola per raccontare ogni singola canzone. Questo ci ha aiutato ancora di più a scovare, piano piano, l’essenza di ogni brano”.

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