Il disco del giorno: Peggy Lee, "Things Are Swingin'"

Consigliato e raccontato da Carlo Boccadoro
Il disco del giorno: Peggy Lee, "Things Are Swingin'"

Peggy Lee, "Things Are Swingin’" (Cd Capitol Jazz 724359707228)

Anche chi non frequenta il jazz vocale conosce "Fever", la canzone che rese Peggy Lee una stella nelle classifiche di tutto il mondo. Accompagnata unicamente dal contrabbasso di Joe Mondragon, dalla batteria di Shelley Manne e da qualche schiocco di dita, Peggy raccontava con voce sensuale una storia di desiderio erotico bruciante, che nel 1958 deve aver fatto rizzare i capelli in testa a parecchi moralisti ma venne accolta con entusiasmo dal grande pubblico.

Lee era già molto conosciuta grazie ai suoi album realizzati per la Decca (il più celebre rimane "Black Coffee"), dove affrontava con eccezionale swing il grande repertorio degli standards americani, dimostrando di essere assieme ad Anita O’Day una delle poche cantanti di pelle bianca a poter reggere il confronto con nomi del calibro di Ella Fitzgerald, Dinah Washington e Sarah Vaughan. Quel successo però era limitato agli appassionati del genere, mentre "Fever" arrivò in tutti i jukebox e venne ripresa anche in modo assolutamente ridicolo da Elvis Presley (rispetto a Peggy la sua versione ha il sex-appeal di un impiegato del catasto).

Nello stesso anno usciva questo ottimo "Things Are Swingin’", realizzato sotto la direzione musicale di Jack Marshall, che regala a Peggy arrangiamenti per big band di eccellente fattura, ricchi di buon gusto dove la sua voce cremosissima ha gioco facile nel rendere al meglio classici come "Ridin’ High", "Alone Together", "Lullaby in Rhythm" (una cover che può rivaleggiare in swing con quella di Gerry Mulligan) e soprattutto la ellingtoniana "I’m Beginning to See the Light". Come sempre in questo repertorio non mancano pezzi di minor interesse: "You’re Mine, You" e "It’s a Wonderful World" (divenuta celebre da noi per uno spot pubblicitario sul prosciutto, niente meno) non sono un granché, mentre "Alright, Okay, You Win" è francamente orrenda, ma la bravura e la classe di Peggy riescono a brillare anche in queste pagine infelici, realizzate comunque per mezzo di un professionismo inattaccabile. In ogni caso l’album è da ascoltare, tre brani scarsi su quattordici sono una buona media (se pensate a molti album di oggi...); inoltre la Capitol è stata intelligente nell’inserire in questa versione Cd anche il singolo originale di "Fever" (in versione mono).

 

Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.

Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.

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