Il disco del giorno: Roscoe Mitchell, "Composition/Improvisation"

Consigliato e raccontato da Carlo Boccadoro
Il disco del giorno: Roscoe Mitchell, "Composition/Improvisation"

Roscoe Mitchell, "Composition/Improvisation" (Cd ECM 1872)

Questo disco richiede un ascolto decisamente impegnativo e forse potrà sembrare poco adatto ad un clima festaiolo come quello di questi giorni, eppure sono convinto che un viaggio nei suoi intensi percorsi espressivi possa essere utile non solo come momento di riflessione, ma per predisporre l’animo a una dimensione più intima, meno invasa dal frastuono delle strade affollate dallo shopping natalizio e dalla pubblicità martellante.

Roscoe Mitchell è ben noto agli appassionati di jazz per essere uno dei componenti dello storico Art Ensemble of Chicago, le cui brucianti improvvisazioni musical-teatrali hanno portato un forte vento di novità nella musica contemporanea; ma Mitchell possiede anche una notevole abilità di scrittura e una spiccata sensibilità timbrica; molti dei suoi pezzi comprendono sezioni notate in partitura, a cui i musicisti spesso possono aggiungere interventi liberamente improvvisati coordinati sempre dal forte senso formale del leader. Questo disco comprende tre ampie composizioni realizzate assieme al Transatlantic Art Ensemble, nutrito gruppo di strumentisti che comprende, tra gli altri, nomi celebri in proprio come Evan Parker (sax), Paul Lytton (percussioni), Philipp Wachsmann (violino), Barry Guy (contrabbasso) a cui si aggiunge una formazione di carattere cameristico comprendente archi, pianoforte, percussione, tromba, sax, flauto, clarinetto.

Questa abbondanza di colori è gestita dalla penna di Mitchell con estrema sobrietà, in particolare nel Primo movimento dal carattere assai lirico, basato su di una lunghissima melodia che cambia continuamente sfumature di colore passando attraverso le diverse famiglie di strumenti ogni volta caricandosi di nuova energia sino ad assumere un carattere decisamente drammatico. I violenti scambi di percussioni del Secondo movimento ci riportano alle infuocate atmosfere avanguardistiche dell’Art Ensemble of Chicago; ma non serve analizzare ogni sezione, il lavoro va ascoltato come un tutto di grande bellezza sia per il controllo che Mitchell dimostra nei confronti dell’Ensemble strumentale (da lui stesso diretto) che per la forza delle improvvisazioni solistiche, lontanissime dalla tradizione jazzistica più tradizionale e ricche di suggestioni provenienti da mondi diversi che vanno dall’Africa alla musica da concerto europea degli ultimi cinquant’anni.

 

Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.

Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.

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