Birdy: “Basta ballate tristi: ora mi ispiro a Kate Bush”
A soli 26 anni Birdy è un’artista navigata con cinque album (l’ultimo, “Portraits”, sta per uscire e lo presenta in anteprima in questa intervista), cinque Ep e ventitré singoli all’attivo e già quindici anni di carriera alle spalle. Jasmine van Den Bogaerde, questo il vero nome della cantautrice britannica, ma di origini olandesi, aveva solamente 12 anni quando nel 2008 i genitori la iscrissero al talent britannico Open Mic UK, che vinse. Tre anni dopo una riuscitissima cover di “Skinny love” di Bon Iver - destinata a diventare tanto popolare quanto l’originale - le spalancò le porte del successo internazionale: a distanza di dodici anni la versione di Birdy, contenuta nell’omonimo album di debutto, conta su Spotify 717 milioni di streams, quella di Bon Iver 550 milioni. Con le sue ballate intimiste e riflessive, nate in cameretta e poi suonate sui palchi dei teatri e delle arene di mezzo mondo, Birdy è stata la capostipite di quella generazione di cantautrici che negli ultimi anni ha conquistato la scena pop (era già in giro da un paio di anni quando nel 2013 il fenomeno Lorde esplose con “Royals”). Pazienza se non glielo riconoscono così spesso: “Se sono stata un modello per le protagoniste della nuova scena che sono venute dopo di me? Non me lo domando. Se fosse così, sarebbe carino: spero che la mia musica abbia ispirato qualcuno e che continui a farlo”, riflette lei, dall’altra parte dello schermo, accennando un sorriso timido.
Mentre si prepara a inaguruare una nuova era della sua carriera con l’uscita, prevista per il prossimo luglio, del nuovo album “Portraits”, Birdy arriva in Italia con il tour nei club legato ancora al precedente disco “Young heart” (uscito nel 2021). La cantautrice sarà sul palco del Fabrique di Milano giovedì sera, per l’unica data italiana della tournée: il concerto era in programma già il 29 maggio dell’anno scorso, poi la serie di concerti è stata rinviata a causa delle restrizioni legate alla pandemia. “Non ho suonato moltissimo in Italia nel corso della mia carriera, ad essere onesta. Ma so che il pubblico è molto caloroso e questo mi entusiasma. Penso che mi divertirò”, dice. Il blocco creativo attraversato nel 2019, che rischiò di compromettere la sua carriera, è acqua passata ormai: “Quel disco, ‘Young heart’, era così personale che alla fine del processo di scrittura era come se mi sentissi esausta, svuotata. Ora non scrivo più canzoni tristi. Con il nuovo disco ho cercato di fare qualcosa di completamente diverso: divertirmi, sporcandomi le mani”, anticipa a proposito del prossimo album. Di “Portraits” ha già offerto un’anticipazione, pubblicando il singolo “Raincatchers”. Una canzone dalle atmosfere epiche, che mischia elettronica e archi. La suonerà anche sul palco del Fabrique, naturalmente. È ispirata, dice, al mito Kate Bush, alla quale si è ispirata per l’intero album: “Sono una sua grande fan. Il disco è più elettronico dei precedenti. C’è solamente una ballata. Lo so, è strano per una come me. Ma stavolta guardo di più al pop degli Anni ’80, tra new romantic e dintorni”.
Nell’inquietante video di “Raincatchers” c’è una bambina che si ritrova a timbrare il cartellino in un ufficio, circondata da persone molto più grandi di lei in un ambiente che spersonalizzante. È un riferimento agli esordi di Birdy, che era ancora un’adolescente quando si ritrovò a gestire una situazione troppo più grande di lei: “Mi sono trovata spesso in situazioni in cui non ero esattamente a mio agio. Quel video parla di quel periodo: persi la bambina interiore che c’era in me. Sono cresciuta troppo in fretta. Ora parlo dell’importanza di riscoprire quella bambina: penso che mi sento più giovane oggi di quando avevo 14 anni. Sono stata vittima di pregiudizi da parte di addetti ai lavori, come tutte le persone giovani che cominciano a fare musica. È sempre difficile. A volte sei tu che hai difficoltà a fidarti e a lasciarti guidare, perché non ti senti compreso da persone più grandi e con altre idee. Se potessi incontrare la Birdy di quindici anni fa le direi di viversi tutto a cuor leggero, di non avere paura e di non prendere le cose troppo seriamente”.
Oggi la salute mentale dei musicisti non è più un tema tabu nel pop, ma fino a un paio di anni fa lo era: nessuno ne parlava. Che tipo di impatto ha avuto quel successo così travolgente sulla psiche di una ragazzina che si ritrovò catapultata dalla sua cameretta in testa alle classifiche internazionali? “Fu un’esperienza surreale. Andavo ancora a scuola. Mi dovetti abituare a quei cambiamenti della mia vita. Ebbi la fortuna di avere dalla mia un team che si prendeva cura di me e mi coccolava, non mi faceva mai sentire sotto pressione. E la mia famiglia, che non mi ha mai abbandonata - risponde Birdy - se ho mai sofferto di depressione? Non so se chiamarla effettivamente così. Il fatto è che quando scrivi, rifletti molto su di te. E quando rifletti molto su di te, i pensieri ti portano in un buco nero. Ora so come affrontare quelle fasi, che vanno e vengono. A volte sono grata a quei momenti, perché mi aiutano ad essere più ispirata”.