Giorgia, 7 anni dopo: "Non ho deciso cosa voglio fare da grande"

"Non mi dimentico di amare la melodia": l'intervista
Giorgia, 7 anni dopo: "Non ho deciso cosa voglio fare da grande"

Sono passati sette anni dal precedente album di inediti. Sette anni fa il mondo e la musica erano profondamente diversi e sette anni dopo è diversa anche lei, Giorgia. Che rinasce, riparte. Anzi nasce e parte, per un viaggio nuovo che parte da “Bl”, nove tracce con le quali lei prova definire il suo universo oggi. E’ cambiata tante volte, ha provato tante cose, ha cantato mille cose diverse, per arrivare fino a qui, ad un album maturo e intenso.

Allora, nel 2023 hai deciso cosa vuoi fare da grande?
“Non ho deciso cosa voglio fare da grande, ed è bello così. Anni fa avrei risposto con maggior rigidità, forse anche con quale piccola certezza, mi sembra invece ora di avere più possibilità e di poter andare oltre. Il tempo, insomma, mi ha tolto parte della mia rigidità mentale, mi ha sollevato da tante certezze, mi sono liberata di tante idee che spesso mi si sono rivolte contro”. 

Ma come è possibile che tu, con la tua voce e la tua personalità, non abbia saputo chi eri?
“Di base secondo me io ho un problema di autocoscienza, molto spesso non sono stata consapevole di me. L’altro giorno qualcun altro mi ha detto che gli faceva tenerezza quanto io non sia consapevole del mio talento. Ma è andata così, mi sono resa conto che il problema è stato sempre questo, che ho sempre avuto bisogno di conferme, ho sempre avuto bisogno di cercarmi. Ho ascoltato tante cose che mi venivano dette, i pareri degli altri, le loro idee su di me, avevo la possibilità di fare tante cose diverse e poi non ne facevo una. Bah, non so rispondere in realtà. Forse quelli che mi hanno aiutata di meno sono le persone della discografia, quella degli ultimi venti anni, che ragionava sul ‘posizionamento’, sulle canzoni ‘da vendere’. La fase del ‘mercato’ l’ho fatta, anche lì cercando di mediare con quello che mi piaceva… le ho provate tutte, e alla fine mi sono trovata talmente disorientata da non capire chi ero. Una fase brutta da vivere, ma allo stesso tempo bella, perché mi ha obbligata a chiedermi chi sono, cosa voglio”. 

C’entra anche il fatto che la musica italiana negli ultimi anni è cambiata?
“Si, perché mi sono detta ‘se uno spazio ce l’hai, trovalo’. Ho chiamato Fish, ho cercato in quell’area lì, nelle cose che ascoltavamo sia io sia lui, ho pensato che poteva avere un’influenza positiva nell’andare in quella direzione anche se forse i discografici mi avrebbero presa per pazza. E staccandomi dalla vecchia logica ho capito che potevo farlo in italiano”. 

Non solo: è cambiato anche il modo di cantare…
“Allora: io sono così, cantare dritta l’ho conquistato, non me lo sono imposto, ho fatto pace con le note senza andare a scapito delle parole. Adesso sono più interprete, prima pensavo di dover fare per forza il ghirigoro e la parola aveva meno peso. Sono cambiata ascoltando, sentendo, mi sono resa conto che lo stile con cui sono nata si è evoluto, cambiato. Certo viene da lì, Withney, Beyoncé, ma sento Her, e capisco che è diverso anche se viene da lì. Così mi sono concentrata sulla parola ma ho lasciato che la mia anima di musicista fosse libera negli arrangiamenti, la linea di archi ne la faccio tutta con le voci ed è quella che mi ha dato più soddisfazioni in questo album. Quasi non vedevo l’ora di togliermi di mezzo la lead per essere contenta e lavorare all’arrangiamento vocale. Forse sono nata corista….”. 

Qual è stato il percorso per arrivare a questi nove brani?
“Io durante il Covid ero disorientata nel mio ruolo di donna di casa, madre, mi chiudevo in studio e piangevo. Mi faceva schifo tutto, per la maggior parte di quei due anni sono stata con lo sguardo perso non sapendo cosa fare. Mi rendevo conto che dovevo fare qualcosa di diverso, che la musica attorno a me era cambiata, che avevo una responsabilità non solo con me stessa ma anche verso il pubblico. Ho avuto proposte di collaborazioni, non le ho fatte, volevo cercare qualcosa di mio. Una cosa nuova che non lasciasse indietro tutto di me, sarebbe stato poco onesto, ma neanche la copia di quello che avevo fatto, volevo essere me stessa e avere un suono contemporaneo. Quando ho chiamato Fish mi ha fatto piacere capire che anche lui non aveva lei idee chiare… scherzi a parte, è stato aperto e disponibile, abbiamo recuperato cose del passato che amiamo entrambi, come le Sister With Voices ad esempio, altri meno note, abbiamo trovato il terreno comune sul quale muoverci e non ci siamo più fermati”.

E tutto ha trovato una sintonia con la musica che gira intorno…
“Si, mi sento più contemporanea, perché o sono ora nel cuore della musica o non ci starò più. Certo, ci sono trap, hip hop, r’n’b, ma non mi dimentico che io amo la melodia, che sono quella che si emoziona per un accordo, quindi ho provato a mettere insieme queste cose”.

Scrivendo ma trovando anche dei buoni compagni di viaggio?
“Scrivendo, certamente, ma anche lavorando con brani di altri, alcuni dei quali avevo già da tempo. Fish mi ha permesso di mettere ordine ma mi ha anche fatto lavorare con melodie strette, con le quali mi sono misurata con piacere, capendo se mi piaceva e se ero capace. Avevo bisogno di un mio stile adatto ai tempi, ho ma anche bisogno di divertirmi: quando Fish mi ha proposto di fare un reggae io ho esultato, era tutta la vita che lo volevo, in concerto ho sempre fatto citazioni di Lauryn Hill e Bob Marley… e poi è perfetto, io canto indietro e finalmente sto a tempo, mentre cantavo ero felice. Non sono stata, insomma, a cercare la perfezione, ma la verità”.

La cosa veramente singolare, ascoltando l’album, è che non è solo lo stile ad essere cambiato, ma anche la tua voce, con un timbro più giovane.
“Non so come sia accaduto, non so come sia possibile, però è così. Io credo sia un fatto mentale, la voce certamente risente dalla condizione psicologica. Ma preferisco pensare che sia dovuto all’anima, il fiato risente dell’emozione, la voce questa volta non era legata al pensiero ma al desiderio. Io oggi non voglio pensare quando canto, e questo credo si senta. Forse è anche dovuto alle tonalità che abbiamo usato, aver scelto di cantare in un registro medio basso deve aver cambiato qualcosa. Oppure quando cantavo a vent'anni ero più impostata, perché facevo lezioni di canto, e adesso, invece, me ne frego. Nonostante prima di Sanremo io e Elisa, come due brave secchione, abbiamo studiato fino a non poterne più”. 

E ora si parte in tour. come pensi di mettere in equilibrio il tuo grande repertorio e le novità?
“Devo riportate il vecchio repertorio a questo suono qua, in alcuni pezzi sono facilitata, alcune cose ci stanno ad essere asciugate. Poi le location mi impongono una certa pulizia di suono, cantare nei teatri lirici, dopo tanti anni di palazzetti, suonare in spazi dove sentirò tutto sarà incredibile. Cercherò di misurare tutto, e anche questa sarà una meravigliosa avventura”. 

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