Tini ha ucciso Violetta
Violetta non abita qui. Non più. Per quattro lunghissimi - e intensissimi anni - Martina Stoessel ha vissuto sostanzialmente uno sdoppiamento della propria personalità. Per gli amici e i familiari era Martina Stoessel. Per 30 milioni di ragazzine in tutto il mondo era Violetta, per il suo ruolo nell’omonima serie tv di Disney Channel, in cui interpretava un’aspirante cantante che sogna di conquistare le classifiche con la sua musica. “Violetta”, andata in onda tra il 2012 e il 2015 - fu tra gli ultimi veri fenomeni planetari delle serie per adolescenti prodotte da Disney Channel, dopo “Hannah Montana”, “I maghi di Waverly”, “Lizzie McGuire”, “Zack e Cody al Grand Hotel” e via dicendo: le tre stagioni furono accompagnate da spin off, film, dieci compilation, libri, una rivista e pure un album di figurine. Un successo travolgente e per certi versi anche un po’ ingombrante. Martina Stoessel non ha mai rinnegato l’esperienza né disconosciuto il suo personaggio. Però negli ultimi anni ha cercato via via di affrancarsi da quell’immagine, costruendosene un’altra. Tutta sua. Raccontando la sua crescita. “Cupido”, appena uscito, è il quarto album di Tini, il primo con Sony Music: “Un momento di crescita e di scoperta personale”, lo definisce lei, che oggi ha 25 anni e con il disco punta a consolidare il posto che è riuscita a ritagliarsi nella nuova scena latin pop (è sua questa settimana la copertina della playlist “Latino Caliente”, che raccoglie i principali successi del genere).
“Cupido” arriva a tre anni dal precedente album di Martina Stoessel, “Tini Tini Tini”: mai una pausa così lunga nella sua carriera, tra un disco e l’altro. Un periodo in cui la cantante argentina ha ricostruito stile e sound: “Questo album ha significato tanto per me sin dalla prima canzone che ho pubblicato, ‘Miénteme’. Ringrazio chi mi segue. È un traguardo che lascerà per sempre un segno nel mio cuore”. Nel disco, composto da quattrodici pezzi, Tini spazia da ritmi urban a ritornelli ultrapop, dalla cumba all’elettronica. Cercando di mettere in luce la propria versatilità, anche grazie alla collaborazione con musicisti, autori e produttori di riferimento della scena latin. In quasi tutti i pezzi c’è il tocco di Andrés Torres, che ha contribuito a far vincere a Alejandro Sanz con “Sirope” il Latin Grammyu come “Best Contemporary Pop Vocal Album” nel 2015 e due anni dopo a Luis Fonsi e Daddy Yankee quello come “Record of the Year” con “Despacito”. In “Te pido” c’è la firma della venezuelana Elena Rose, che ha scritto hit per Becky G come “Dollar” e “Muchacha”, otlre che “Pa’ ti” di Jennifer Lopez e Maluma. In “Munecas” c’è Steve Aoki, che non ha bisogno di presentazioni. In “Miénteme” c’è María Becerra, la 23enne argentina considerata la “next big thing” della scena. In “Maldita foto” invece compare Manuel Turizo.
Una particolarità di “Cupido” è che più che un album di inediti, è praticamente un greatest hits da oltre 1,3 miliardi di streams su Spotify: dieci delle quattordici canzoni che lo compongono sono uscite come singoli già prima della pubblicazione dell’album. Dalla stessa “Miénteme” - che da sola vale oltre 500 milioni di ascolti - alla title track, passando per “Maldita foto”, “Bar”, “Fantasi”, “La triple T”, “Carne y hueso”, “La loto”, “El Último beso”, nel quale Tini duetta con Tiago PZK. Negli ultimi due anni la cantante ha totalizzato in tutto un Disco di diamante, 30 Dischi di platino e 6 Dischi d’oro al di là e al di qua dell’Atlantico, Spagna in testa, esplicitando così le sue ambizioni. Facendo coincidere con ritornelli i potenti messaggi che ha scelto di veicolare attraverso la sua musica in questa fase della sua carriera. “Cupido” è un inno al coraggio, un manifesto di girl power. In “La triple T” Tini interpreta una ragazza che va a una festa e si diverte come se non ci fosse un domani, tornando a casa il giorno dopo. In “Miénteme” dice al suo compagno: “Fai di me quello che vuoi / e domani siamo amici”. “Mi fanno spesso domande sulle donne nell’industria musicale, su come ci stiamo prendendo i nostri spazi. Poter cantare reggaeton, anche se continuano a giudicarci, confermando che c’è ancora molto lavoro da fare, presuppone una libertà che per troppo tempo non è stata normalizzata”, dice lei.
Anche grazie a Tini, l’argentina si sta prendendo la sua rivincita sugli altri paesi sudamericani nel derby del latin pop, basti dare un’occhiata ai numeri sulle piattaforme di artisti come Bizarrap, Nathy Peluso, Cazzu, Nicky Nicole e María Becerra: “Siamo sempre stati consapevoli delle grandi potenzialità dei talenti argentini - dice Martina Stoessel - quello che sta accadendo ci fa provare grande goia ed emozione: ci sostieniamo a vicenda”. E per un attimo sembra di essere tornati a quando a portare in alto la bandiera argentina nel pop era proprio “Violetta”.