Maya Hawke: un concentrato di talento e dolcezza
Il tour mondiale di Maya Hawke, cantante, attrice e modella statunitense, comincia da Milano. In piena fashion week, la sala concerti di Santeria Toscana 31 è presa d’assalto da una nutrita schiera di fan che, in un amen, aveva mandato sold out la prima data italiana già al suo annuncio.
Avrete visto Maya Hakwe in “C’era una volta a… Hollywood”, di Quentin Tarantino. Ancor più sicuramente avrete adorato il suo personaggio, Robin Buckley, nella serie cult Netflix per eccellenza: Stranger Things. E poi sì, non giriamoci intorno: Maya è doppiamente figlia d’arte, di due artisti che hanno scritto pagine fondamentali della storia del cinema. Mamma Uma Thurman, papà Ethan Hawke. Con dei genitori così probabilmente cresci bevendo latte e talento a colazione, ma sarebbe un errore pensare che siano state la parentele a porla lì, dove si trova ora. La giovane cantautrice è riuscita a emanciparsi dando prova diretta della sua bravura multiartistica, meritando ogni singolo riflettore o palcoscenico.
Nello specifico, la musica di Maya Hawke è emersa dalla sua ricca carriera a partire dal 2020, quando pubblicò “Blush”. Il suo primo album in studio passò un po’ in sordina, lasciando ai meno attenti l’illusione che si trattasse di un semplice riempitivo. Spoiler: non lo era. Nessun miracolo, sia chiaro, ma neanche qualcosa di strettamente ordinario. Certamente non trascurabile. Non solo la qualità del songwriting, ma anche quella produttiva avrebbe dovuto far capire che si faceva sul serio, fin da subito. E infatti già nel 2022 esce “MOSS”, trainato dal bellissimo singolo "Thérèse", ed è tutto più chiaro. Registrato al Long Pond Studio, l’ormai celebre cottage newyorkese di Aaron Dessner dei National che in questi anni ha ospitato il gotha dell’indie americano, da Taylor Swift a Bon Iver, il secondo disco di Maya Hawke è una piccola gemma del folk a stelle e strisce. Questa volta l’attenzione che merita arriva, eccome.
Sul palco di Santeria Toscana 31 ci sale in punta di piedi, con la leggiadria di una fata dei boschi, un po’ antitetica per un astro nascente di Hollywood. Bella come il sole, tanto che molti fan delle prime file - senza distinzione di genere - rompono il ghiaccio strillando senza indugi i vari “I love you” e “marry me” d’ordinanza. Vestita di rosso, muovendo le braccia come se stesse disegnando le orbite dei pianeti che le ruotano intorno, inizia a cantare la struggente “To Love a Boy”, singolo che nel 2019 anticipò l'uscita del disco d’esordio. Non abbiamo davanti una diva, tutt’altro. Maya si mostra fragile, emotiva, anche un po’ impacciata, ma con una voce angelica in grado di irretire l’intero club in una manciata di secondi.
L’ottima band di Maya Hawke lotta con il caldo asfissiante, ma supporta la frontwoman con classe e mestiere. I suoni? Pressoché perfetti anche quelli. Ogni tassello si inserisce con precisione nel mosaico della serata. Maya sembra prendere confidenza con il palco e inizia a esplorarlo, ballando dapprima in modo sensuale, poi in modo caotico e imprevedibile. Si sdraia a terra, si siede, si alza e ondeggia, sfoggiando una voce morbida e avvolgente. Nulla nella sua musica sembra studiato per impressionare, a partire dagli arrangiamenti, molto raffinati e privi di inutili orpelli. Nel passaggio da “Blush” a “MOSS” si perdono anche le venature jazz, in favore di una scrittura più limpida possibile. La parola d’ordine è semplicità, dalla quale emerge anche l’anima dell’artista.
Tra “Luna Moth” e "Sweet Tooth” le dichiarazioni d’amore urlate dalla platea si fanno sempre più insistenti. Maya prova a ignorarle, almeno finché non iniziano a spuntare mazzi di fiori, poster e altri doni che raccoglie con visibile gioia e gratitudine. L’unico evento in grado di distrarre la folla adorante è la comparsa a sorpresa di Uma Thurman. Si materializza come un’allucinazione sul lato destro della sala, si nasconde timidamente dietro a una colonna e si gode giusto qualche minuto di orgoglio e di show della figlia, prima di accorgersi del numero crescente di teste che ruotano nella sua direzione. Svanisce così com’è arrivata. Sembrerebbe un miraggio, che sarebbe anche giustificato dal caldo anomalo che attanaglia la venue, ma è tutto vero e ci sono le storie di Instagram sul suo profilo ufficiale a provarlo. Il potere della fashion week, eh?
Maya non ha alcun problema a riportare il suo pubblico in stato d’adorazione e ci riesce dapprima con una magnifica cover di “Into My Arms” di Nick Cave, per poi accontentare una richiesta disperata che si alza dalla transenna e regalare la prova più emozionante dello show: “Thérèse”. La introduce con un sentito ringraziamento: “quello che è successo dall’uscita di questa canzone è incredibile”. E lo è davvero, visto che non c’è una singola persona in Santeria Toscana 31 che non canti “it’s just Thérèse, it’s just Thérèse".
C’è ancora il tempo per una nuova canzone ancora in fase di scrittura, qui semi-improvvisata pescando input dai fan, e per un paio di momenti da manuale: bandiera italiana indossata come pareo e l’ormai ricorrente “non facciamo finta di uscire per rientrare” che anticipa l’ultimo pezzo in scaletta. Quell’aura di disagio misto a dolcezza che avvolge Maya e la accompagna fuori dallo stage, è l’arma segreta di un’artista che sembra voler fare dell’autenticità il proprio marchio di fabbrica. Personalità e talento innegabili, mostrati con rara eleganza in una prima data italiana che è un assoluto successo.