Il disco del giorno: Charles Earland, "Black Talk!"
Charles Earland
"Black Talk!" (Cd Prestige 0888072300828)
Risvegliatevi da qualsiasi malumore vi provochi l’attuale periodo dell’anno ascoltando quest’album, autentico arsenale di musica ad alto potenziale deflagrante.
«Sono un prodotto del ghetto» diceva di se stesso l’organista Charles Earland, probabilmente l’ultimo grande esponente della
grande tradizione soul/jazz , e le sue parole rappresentano con esattezza il carattere sanguigno delle note contenute in questo disco.
Fiero sostenitore del movimento di liberazione afroamericana, Earland è stato un bravo sassofonista prima di passare all’organo negli anni ’60 e raggiungere in breve tempo (dopo aver militato per qualche anno nel gruppo di Lou Donaldson) un grandissimo successo di vendite grazie all’irrefrenabile drive ritmico di composizioni che univano la raffinatezza del jazz alla spontaneità ritmica del soul, con assoli bollenti lungamente sviluppati sopra intelaiature ritmiche essenziali, che spingevano subito gli ascoltatori a ballare; "Black Talk!" è il suo album più celebre ed è consigliato per ogni discoteca che ami la buona musica.
Anche se il genere degli Organ Combos non fosse il vostro preferito non c’è modo in cui possiate resistere alla contagiosa energia che si sprigiona ad ogni brano grazie all’instancabile propulsione che Earland trae dal suo strumento.
Musica genuina, ricca di fantasia, che vede il leader impegnato in un continuo gioco di botta e risposta con la batteria di Idris
Muhammad, ancora una volta in prima linea quando c’è da creare eccitazione e divertimento. Pagine dal sapore jazzistico come "The Mighty Burner" e "More Today Than Yesterday" si alternano a momenti più funky come la potentissima title-track e "Here Comes Charlie".
Lo stile di Earland non si rifà a modelli jazzistici come Jimmy Smith o Shirley Scott quanto a organisti come Jimmy McGriff,
Don Patterson e John Patton, musicisti che si affidavano più alle figurazioni ritmiche che allo scorrere delle dita.
Tra gli altri partecipanti si segnala il trombettista Virgil Jones, dal fraseggio aguzzo ricco di figurazioni ritmate che ogni tanto rende omaggio a Freddie Hubbard, ma la scena principale è totalmente dominata dal massiccio Hammond di Earland che riesce a rendere interessante anche la cover di una schifezza come "Aquarius", pestifero tema tratto dal musical "Hair".
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
