Il disco del giorno: Wayne Shorter, "Beyond the Sound Barrier"

Consigliato e raccontato da Carlo Boccadoro
Il disco del giorno: Wayne Shorter, "Beyond the Sound Barrier"

Wayne Shorter
"Beyond the Sound Barrier" (Cd Verve B000918QAY)

La musica jazz è stata spesso svillaneggiata oltre ogni limite in Italia, venendo attribuita da critici in malafede a crinuti cantautori con ambizioni poetiche, avvocati canterini, cloni di Sinatra, soubrette in posa da eredi di Billie Holiday e compagnia cantando (tutti impegnati a raccontarci quanto Giàass ci sia nei loro modesti prodotti).
Fortunatamente ogni tanto qualche disco arriva per ricordarci che il jazz è un’altra cosa: Wayne Shorter ha riportato questa musica al livello di eccellenza artistica che le compete in "Beyond the
Sound Barrier" registrato durante una tournée mondiale con il quartetto che comprende Danilo Pérez (pianoforte), John Patitucci (contrabbasso) e Brian Blade (batteria).

Un album rigoroso e privo di compromessi dove il linguaggio angoloso di Shorter, che ha dato splendida mostra di sé negli ultimi quarant’anni in decine di album storici, continua a raggiungere nuovi ambiti espressivi attraverso una scrittura intagliata nel legno, di precisione assoluta. Scomparse le tentazioni fusion di qualche anno prima, Shorter rivisita il proprio songbook ("Joy Rider") con tre brani inediti e persino un tema di Mendelssohn ("On Wings of Song"), attraverso un suono interamente acustico in maniera scarna e attuale, senza la minima nostalgia ma riallacciandosi idealmente a dischi come "Speak No Evil" e "Adam’s Apple".

L’interazione tra gli altri musicisti è imbevuta di una quieta tensione che rimane sottopelle per fuoriuscire in improvvise ondate di energia, tanto intense quanto imprevedibili. Shorter ha ormai metabolizzato l’influenza di Coltrane in un solismo che alterna momenti puntillisti screziati da macchie di colore con abbacinanti esplosioni di note che sembrano guidate da un misterioso istinto e invece sono frutto di un lento scavo esplorativo attraverso ogni più piccolo angolo armonico dei brani.

Certo, questa musica non va bene come sottofondo in autostrada e può essere considerata troppo «difficile» mentre si stira,
quindi i papaveri dell’industria discografica non hanno stampato per essa molti cartelloni pubblicitari. La forza dei suoi contenuti le garantisce in ogni caso una durata costante nel tempo e riconferma l’arte di Shorter come una delle poche oasi a cui si possa abbeverare chi ritiene ancora che il jazz sia una musica da ascoltare e non un sottofondo per sorbirsi un cocktail.
 

Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.

Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.

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