Il disco del giorno: Tracy Chapman, "Tracy Chapman"
Tracy Chapman
Tracy Chapman (Cd Elektra 960774-2)
Nella storia della musica pop e rock si è verificato molte volte il caso di artisti che hanno avuto un debutto folgorante al quale
non sono riusciti a dare un seguito di altrettanto valore, come se l’urgenza di dire tutto subito avesse bruciato parte delle loro capacità creative indebolendone irrimediabilmente l’intensità.
È il caso di Tracy Chapman, il cui album del 1988 finì di colpo in cima alle classifiche mondiali anche grazie al singolo "Fast Car":
il disco vinse tutti i premi possibili, Tracy fu osannata anche dalla critica che la paragonò addirittura a Joni Mitchell e Bob Dylan,
e la timida ragazza che qualche anno prima aveva portato i suoi nastri demo al produttore Charles Koppelman perché li prendesse in considerazione si trovò a dividere il palcosenico con Peter Gabriel e Sting nei concerti benefici per Amnesty International.
Il successo era pienamente meritato, il disco era bellissimo e ancora oggi resiste al tempo e a numerosi ascolti. In piena epoca di riflusso disimpegnato il disco proponeva testi che parlavano di rivoluzione, disoccupazione, violenza domestica, povertà e disuguaglianza sociale, fame e razzismo descritti senza retorica, con linguaggio asciutto e lucidità di narrazione, muovendosi con sicurezza nel solco della grande tradizione folk di Pete Seeger; era tale l’importanza attribuita ai propri testi che Tracy fece pubblicare l’album in Europa con un libretto che li conteneva tradotti in cinque lingue in modo che la comprensione del loro significato fosse la più chiara possibile.
La produzione di David Kershenbaum lasciava intelligentemente spazio alla magnifica voce di Tracy, disegnando attorno ad
essa arrangiamenti scarni di grande efficacia affidati a strumentisti di prim’ordine come Larry Klein (basso), Danny Fongheiser
(batteria) e Jack Holder (tastiere). "Talkin’ bout a Revolution" e "Across the Lines" sono dure invettive lanciate contro la disumanizzazione di una società sempre più divisa in classi, "Baby Can I Hold You" offre una parentesi di tenerezza mentre "Fast Car" è una delle più devastanti canzoni mai scritte sullo sgretolamento di un rapporto amoroso, dal riff ipnotico che sembra cullare la disperazione della protagonista; "Behind the Wall" è affidata alla sola voce mentre "For You" chiude con dolcezza il disco accompagnata unicamente dalla chitarra acustica.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
